Daniele Sanfilippo – Hamal (Suoneria Mediterranea)

Daniele Sanfilippo: "Hamal" recensione

Contaminazioni sospese, strumentale visione d’insieme a ricoprire galassie terrene di bellezza da percepire e inscatolata all’interno di sperimentazioni che si fanno vive, pensanti, alternatamente reali. Il nuovo di Daniele Sanfilippo si nutre di spazi. Ricorda le movenze dei Gatto ciliegia contro il grande freddo. Una musica che ripercorre attimi ridondanti di pensiero e non delude, ma si fa colonna sonora ad accompagnare noi umani all’interno di un mondo vasto, dominante, percepibile. Sono i particolari, le introspezioni a fare la differenza e in questo album pezzi come Rainy season, No more, la title track, Ayla, Dark and light servono per comprendere una scrittura che va oltre le illusioni della modernità per consegnarci un qualcosa di davvero eccellente.


Spaghetti Wrestlers – Tururarap Turap (Vina Records)

album Tururarap Turap Spaghetti Wrestlers

Pura goduria cosmica energizzante capace di far alzare i culi e rendere ballabile qualsiasi canzone sghemba, qualsiasi atto d’amore nei confronti di un rock and roll imbrigliato nelle fessure del tempo. Tururarap Turap, nuovo EP degli Spaghetti Wrestlers, cattura l’attenzione grazie ad una freschezza impulsiva capace di convogliare momenti interiori con qualcosa di condiviso, con qualcosa che ha il sapore delle cose primordiali che ci tengono ancora in vita. Un trio sonoro di potenza elettrificata che sposa il punk delle origini per donare all’ascoltatore cinque canzoni impattanti, cinque canzoni a briglie sciolte che attraversano il tempo dando continuità e passione ad una forma canzone oramai desueta. Gli Spaghetti wrestlers, con questa prova, attirano le attenzioni anche degli indifferenti grazie ad una scossa a corrente continua, fulminante e di certo non trascurabile.


Ubba Bond – Mangiasabbia (Autoproduzione)

Luoghi e territori da esplorare si inerpicano nella quotidianità moderna ad intensificare rapporti con quello che viviamo e con quello che andremo a scoprire. Il duo Ubba Bond riesce nell’impresa di andare oltre il cantautorato esistenzialista per occupare una posizione di privilegio da cui poter valutare, raccontando, momenti di costume di una società melliflua e fatta, tante volte, di sogni apparenti e di circostanze sulla porta di casa. Mangiasabbia è un album domestico, ma nonostante questo riesce a parlare alle orecchie e al cuore dell’ascoltatore. Lo fa con una forma canzone a tratti desueta, a tratti innovativa, sicuramente personale. Da Solo per matti passando per Bob, Sushi, Temporeale, Piove il mondo i nostri riescono a confezionare un dischetto fatto di veridicità che si muove tra i contrasti di tutti i giorni e pone il cantautorato al limite del sogno, al limite della realtà.


ELL3 – Camouflage (Tainted Music)

L'immagine può contenere: 7 persone, persone che sorridono

Trip hop emozionale capace di creare atmosfere eleganti e cangianti per l’ep d’esordio della giovane musicista ELL3, un lavoro di cesello davvero sopraffino capace di incrociare la malinconia di Lana Del Rey ai sogni in divenire di band italiane come gli Amycanbe in una profonda concezione del mondo apparente che proprio attraverso le maschere che portiamo ogni giorno si svela in tutta la sua orrenda, ma magnetica presenza, tra le paure del momento e quel senso di inquietudine che aleggia nell’aria e non lascia andare. Le stratificazioni sonore sono create dai torinesi Alain Diamond e Davide Cuccu, capaci di impreziosire una voce penetrante e coinvolgente, sintetizzatori quindi che si sposano all’elettronica d’insieme per dare forma a costrutti ambiziosi che si fanno un tutt’uno con le melodie pop presenti nell’etere. Camouflage è un disco da riascoltare più volte, non è prettamente un disco pop, ma piuttosto un esperimento ben riuscito nell’accostare la canzone orecchiabile alla sperimentazione elettronica e sonora, un punto d’incontro per tutta questa bellezza in divenire.

Stanley Rubik – Kurtz sta bene (INRI)

Un disco sull’abbandono e la paura di vivere, la cupezza dell’anima che ci fa perdere le tracce di noi stessi e non sa dove condurci, verso stili di vita inusuali e passaggi marini d’introspezione sonora che cavalcano il momento e concedono una riflessione sull’essere umano statico, privo di vita, manovrato da fili invisibili e allo stesso tempo colpevole di non fare abbastanza per sopravvivere, per gridare la propria esistenza, per contendersi fino all’ultimo per dichiarare la propria libertà.

Gli Stanlet Rubik confezionano un disco arrangiato magistralmente con un’elettronica che sa di innovativo e sperimentale in bilico tra un James Blake e il Trent Reznor per come lo conosciamo; un concentrato di cupezza sonora che elargisce nuovi spazi d’approdo, tra testi impegnati, passaggi surreali e capacità distensive di tessere trame sonore partendo con il pezzo d’atmosfera Cado e finendo con Bocca vuota, passando per la meravigliosa Prognosi che fa da spartiacque all’intero disco.

Dieci pezzi che si fanno poesia sonora e concentrano la loro storia in una ricerca che sa di bisogno di scoprire, oltre le apparenze e oltre ogni aspettativa, tendendo la mano verso un qualcosa di inarrivabile, ma ben visibile e voluto.

Silvia & The fishes on Friday – Under Water (Sign-pole Records)

Raccontare con velata introspezione un paesaggio dai colori acquarello, dalle tinte rimesse a nuovo in una stanza priva di finestre a narrare un viaggio, il viaggio di Silvia & The fishes on Friday verso mondi lontani.

Il disco racconta l’ignoto, un guardarsi dietro solo una volta e lasciarsi trasportare dal vento invernale, da quel gelido paesaggio azzurro che circonda le anime più solitarie, raccontandosi con una poetica di leggiadre parole a ricucire cuori infranti, a lasciar trasparire la minima emozione pur di raggiunger l’obiettivo, pur di dare un senso composito al mondo che gira attorno.

Un album, che suona giapponese, come l’etichetta che lo produce, un acustico quadro melodrammatico fatto di alberi e strade che non sono in evidenza, ma che si caratterizzano per essere al centro di un pensiero condiviso, che si prefiggono di essere un teatro per le rappresentazioni della vita che sarà, un’essenziale ricerca di nuvolosità variabile a racchiudere il pensiero della notte, tra sostanza e concretezza in ballate acustiche e minimali in stato di grazia.

5 canzoni che raccontano le malinconie, 5 pezzi d’amore e di neve, di sospirate attese e tiepidi addii tra la Canzone invernale e quel Non lasciarmi andare via, a dimostrare ancora una volta che siamo fatti prima di tutto di sentimenti a cui non sappiamo rinunciare, volendo raccontare l’amore disperso e ritrovato ancora una volta, come fioca luce nel bosco della nostra anima.

Cumino – Pockets (Autoproduzione)

La colonna sonora che non ti aspettavi, questi sono i Cumino, duo sperimentale composto da Luca Vicenzi alle chitarre e agli effetti e Hellzapop, pseudonimo di Davide Cappelletti alla programmazione a ai synth.

Nove canzoni di una capacità introspettiva elevata, abbracciando Gatto ciliegia contro il grande freddo e preparandoci, musicando, la nostra vita, in modo delicato, disinvolto e sensuale, una padronanza di concetti che va ben oltre la pura commistione di idee, ma che si intensifica nelle sovrapposizione sonora, nei cambiamenti d’aspetto, nel fattore scoperta dell’inesplorato, nell’attesa prima di apparire in scena.

Capaci di esaltare emozioni e suscitare sentimenti contrastanti i Cumino si trovano un posto nel panorama della musica elettronica, strumentale e sperimentale, parlando di loro, del loro modo di vivere, una musica che non ha bisogno di parole, ma che ti porta a “rimanere un po’ confusi” sapendo che è l’unica cosa che potrà salvarci.

Ecco allora la confusione, che non è caos, ma è quel sano essere che ci fa sentire vivi più che mai e che ci fa assomigliare a quel qualcosa che abbiamo sempre sperato: noi stessi.

Distinto – Le stanze (Autoproduzione)

Piglio sbarazzino e voce accentuata per l’esordio del duo Distinto composto da Daniele Ferrazzi alla chitarra e da Daniela D’Angelo alla voce.

Un’impostazione prettamente pop, esaltata da mixing e Mastering di Paolo Perego (Amor Fou) che ricorda il lungo divenire dei giorni e del tempo che passa, il tutto è colorato, accentuato dalla bellezza dei testi che si esplicano in un continuo movimento, un battere d’ali proteso, un fluire di giorni, istanti e pensieri.

4 pezzi questi, piccole istantanee delicate e coronate da un’armonia disarmante, accesa e mai banale, dal sapore radiofonico, ma di matrice indie, in cerca di sbocchi per stupire.

Santa Caterina in puro slide è l’emblema del disco: dissacrante e leggera che passa il testimone a Meglio classic ballad dal sapore dolce amaro, i toni si fanno onirici in Settembre che carica l’energica Camminare; un cammino perenne che non cerca mete, ma solo porti sicuri.

Un ep caratterizzato da una forte connotazione in fatto di capacità stilistica, che riesce sempre ad aggiungere un qualcosa rispetto al già sentito e forse sta proprio qui il loro gusto, la loro capacità di Distinguersi.