Ab Origine – Machina ex devs (RadiciMusic Records)

Perpetuare suoni che divampano nell’etere attraverso discostanti armonie capaci di costruire elementi sovrapposti e donando al risultato d’insieme le sembianze di un vero e proprio teatro della vita che tutto inghiotte e tutto trasforma. Un viaggio di sola andata verso mondi lontanissimi che riescono a catturare l’ascoltatore grazie a suoni inusuali, suoni geometrici e multiformi a costruire architetture sonore che crescono e si moltiplicano con l’aumentare degli ascolti. Il progetto Ab Origine, capitanato da Gianni Placido, ci consegna un disco sperimentale e d’avanguardia dove la musica etnica, la world music si fondono per abbattere i confini della nostra indifferenza e stabilendo, in un certo qual modo, le strade da percorrere per arrivare ad un pace dei sensi auspicabile e duratura. Ci sono strumenti assurdi in questo album, dal fantastico didjeridoo al tamburo sciamanico, il sansula e numerosi tipi di flauti in una spasmodica ricerca dell’indefinita bellezza. Machina ex devs è un disco complesso, ma che cattura al primo ascolto. Un insieme di composizioni mutevoli e cangianti di una bellezza duratura.


Massimo Iacobacci – Lotus flowers (04011 Records)

Atmosfere latine dove il tango e il suono d’insieme sussurrato si affacciano all’interno di specchi che come abissi introspettivi scandagliano l’animo umano alla ricerca di un posto sicuro dove poter arrivare. Massimo Iacobacci continua la ricerca sonora intrapresa in passato, spostandosi, ora, verso le coste di un Sud America tutto da scoprire. Il pianoforte riesce, assieme alla fisarmonica, a creare un connubio indissolubile con la chitarra e il basso suonati da Andrea Palumbo, nel tentativo di trovare nuove fonti di ispirazione capaci di perdurare nel tempo. Un’impresa titanica e transatlantica che ripercorre diverse ambientazioni riuscendo a cogliere, da queste, un’armonia di fondo che si sposa con l’essere interiore, con un crescendo compositivo invidiabile. Lotus flowers è un dischiudersi perpetuo, prima del buio, prima della sera.


BROSOLO – Nubi (Numero 9)

Marco Brosolo: "nubi" recensione

Intime visioni eliocentriche si diffondono all’interno di una musica sussurrata che ritrova nell’ispirazione il punto più alto e concentrico di un sodalizio impressionante tra avventura musicale e sperimentazione introspettiva. L’artista friulano Marco Brosolo omaggia Pasolini attraverso una soppesata poesia in musica che incorpora pensieri e disallineamenti in un tentativo, direi riuscito, di abbracciare jazz, trip hop e nuove correnti musicali dove il centro, il fulcro del tutto, sono lettere, interviste televisive, frammenti, di uno dei più grandi artisti del secolo scorso. Sono nove canzoni, nove intime visioni che si dipanano da MATER CASTISSIMA a Del loro amore. Elementi che squarciano la quotidianità perpetuando significati che travalicano i confini insinuandosi in fondo alla carne, nel posto più oscuro del nostro cuore.


Fabio Mazzini – Direzioni (Raighes Factory)

Fabio Mazzini: "Direzioni" recensione

Luci di una città distante si concentrano in un punto, si concentrano nello scrivere una meditazione blues quotidiana capace di infondere bisogno di percepire e assaporare il cammino in un sodalizio unico che diventa lento peregrinare verso il giorno che muore. Fabio Mazzini, elegante polistrumentista, ci regala una prova intensa e stratificata dove nulla viene lasciato al caso e dove le sonorità in divenire costruiscono un’importante visione d’insieme che si apre con le fasi di un giorno, dal mattino alla notte e riuscendo ad immagazzinare acquarelli mai opachi, ma piuttosto vivide selezioni di immagini persistenti e durature. Direzioni è un album che guarda lontano, un crocevia di intenzioni che culminano nel sotterraneo bisogno intrinseco di far parte di un tutto più grande di noi a ricordare, ancora una volta però, una sorta di finitudine dell’animo umano che ricerca, nella complessità dell’esistenza, un punto di contatto con il nostro essere interiore.


Petrina – L’età del disordine (Alter Erebus)

Petrina – L’Età Del Disordine

Discone totalmente in italiano per Petrina qui alle prese con il quinto album in studio dopo una carriera ventennale fatta di musica e performance concettuali a segnare, in modo indelebile, un punto fermo, necessario, nella musica alternativa italiana. Polistrumentista da sempre, capace di mescolare generi su generi in un concentrato soffuso e atmosferico fatto di musica di altissima qualità, la nostra cantautrice, riesce anche in questa prova, ad evidenziare una sorta di traguardo nel creare parole capaci di arrivare dirette, senza intermediari, sincere; a delineare ambienti mutevoli e cangianti, a rafforzare, sempre più, quell’idea di una musica costruita grazie alle mani di un abile artigiano, lontano dagli stereotipi moderni e vicino alle sensazioni più vere che portiamo nel nostro cuore. Sono undici pezzi che estrapolano dal cilindro dell’anima un caos interiore che cerca una via da seguire interpretando la quotidianità con uno stile del tutto personale. L’età del disordine è poesia in jazz che nella via del cantato in italiano trova la sua forma più naturale e più incisiva.


AB Quartet – Do ut des (Red&Blue)

Canto gregoriano in jazz che ricopre l’atmosfera di istoriate visioni capaci di affondare all’interno di un mondo che non esiste più. Un cerchio che si apre e si chiude e che collabora nel costituire una sorta di musica antica trasportata ai giorni nostri. Il quartetto costituito da Francesco Chiapperini al clarinetto, da Antonio Bonazzo al pianoforte, da Cristiano Da Ros al contrabbasso e da Fabrizio Carriero alla batteria e alle percussioni con eleganza estrema riesce ad identificarsi all’interno di un rapporto quasi mistico dove ogni forma ordinaria viene abbandonata per dare sostanza ad una creazione mutevole, cangiante, a tratti stupefacente e sorprendente. Qualcosa che non ti aspetti che diventa linfa vitale nell’ascolto di sette brani materici che come caleidoscopio emozionale trasportano l’ascoltatore in un’altra, lontana, dimensione. Do ut des è complessità in musica, un ponte di invenzioni fuori dall’ordinario che stupiscono per varietà compositiva e originalità esplicitamente dichiarata.


Solis string quartet & Sarah Jane Morris – All you need is love (Irma Records)

SOLIS STRING QUARTET & SARAH JANE MORRIS: il nuovo disco “ALL YOU NEED IS  LOVE” presentato al Blue Note di Milano 14, 15 e 16 ottobre - Sound Contest

Rivisitazione impressionante e maestosa di alcune perle denominate meraviglie del Gruppo per eccellenza che ha fatto la storia della musica per come la conosciamo. Reinterpretare i Beatles è sempre cosa assai ardua per non scadere in banalità o in versioni troppo simili alle originali. Devo dire che il disco dei Solis string quartet assieme a Sarah Jane Morris è un album eccellente sotto diversi punti di vista. Partiamo dal presupposto che ci troviamo di fronte ad un gruppo ben rodato e sicuramente di altissimo spessore musicale. Un quartetto d’archi che trova nel jazz e nella sperimentazione contemporanea una chiave d’accesso necessaria per comprendere a fondo le storie impresse nella mente che il quartetto di Liverpool ha potuto creare nel corso del tempo. Undici pezzi indimenticabili per altrettante interpretazioni notevoli. Da All you need is love fino a Yesterday passando per Helter Skelter e un medley che calza a pennello con pezzi del calibro di A day in the life, Day tripper, Across the universe per un risultato multisfaccettato ed entusiasmante da ascoltare e riascoltare più volte.


Comaneci – Anguille (Wallace Records/Tannen Records/Santeria)

Diluite atmosfere si infrangono all’orizzonte convogliando maestria e dovere estetico in un disco che ha il sapore di una ricerca incompiuta, ma pur sempre una raffinata visione dell’universo, nel tentativo, sempre reale, di incanalare emozioni e sentimenti all’interno di brani capaci di smuovere qualcosa dal di dentro. Devo essere sincero, mi sono sempre piaciuti più in versione folk acustico che sperimentatori elettronici anche se devo dire che questa nuova creatura ha un fascino tutto particolare. Lasciata da parte, spero momentaneamente, l’esperienza Amycanbe, Francesca Amati con il fidato Glauco Salvo, Simone Cavina e altre preziosi collaboratori dà vita a suggestioni che si percepiscono attraverso un’esigenza contemporanea di ritrovare il proprio posto nel mondo da occupare. Ci sono innumerevoli sfumature in questo album. Difficile la piena comprensione dopo una manciata di ascolti, quello che però possiamo percepire è la descrizione di un viaggio interiore, un qualcosa di scivoloso che a volte sfugge, ma pur sempre parte importante di un mare che ritrova, nella pericolosità della tempesta, la propria ancora di salvataggio in una mutevole concezione di forma e sostanza.


The shifty split – Only after (Brutture moderne)

THE SHIFTY SPLIT - Behind the corner - Radiocoop

Atmosfere soul imbrigliate all’interno di una lisergica psichedelia crepuscolare a costruire elementi di congiunzione, a tratti astratti, con il pensiero sovrapposto al mondo in dissoluzione. Tempeste di calma anestetizzata sfociano in elucubrazioni sonore che conquistano e ammaliano attraverso uno sghembo apostrofare il mondo grazie ad uno stile particolare, unico e incisivo. Il nuovo di The shifty split, progetto di Renato Elia, frequentatore, con numerosi progetti, del panorama underground italiano, ci trasporta all’interno di un universo costellato di frasi e suoni appesi al filo di un equilibrista e intinti per l’occasione in un concept che si muove imperterrito grazie a canzoni proposte capaci di diventare motivo di interesse e di studio. Dedicato alla figura dell’anarchico e criminale francese Alexandre Marius Jacob che ispirò la creazione del ladro gentiluomo Arsenio Lupin, Only after è un album ricco di ingegno e ispirazione. Un’avanguardia solenne che incontra mondi apparentemente lontanissimi.


Cesare Malfatti – I Catari di Monforte a Milano (Riff Records)

L'album di Cesare Malfatti dedicato a "I Catari di Monforte a Milano": ecco  l'anteprima del video - La Stampa

1028 d.C. un vescovo milanese scova e brucia un gruppo di eretici provenienti dalla Langhe. Quasi mille anni dopo, Cesare Malfatti, musicista sopraffino e poliedrico, fautore e persona essenziale nel panorama della musica alternativa italiana degli anni ’90 ricorda in un disco questo triste episodio. Un album complesso, stratificato, fuori da ogni regola della cosiddetta contemporaneità; un pezzo di storia messo in musica a perpetuare significati, simboli, segrete emozioni. I Catari di Monforte a Milano è un disco che mescola elettronica e cantautorato. Un insieme di elementi che riportano alla luce fatti ed eventi grazie a una raffinatezza che unisce e che diventa ponte essenziale nel riscoprire il dimenticato. Il cd sarà supporto unico al libro “Monforte d’Alba. Storia di un’eresia” a rendere circolari e trasversali significati che si fanno costruzione di un tempo, forse, migliore.