Michelangelo Scandroglio – Gently Broken (Auand Records)

Gently Broken | Michelangelo Scandroglio

Soppesate e sulfuree visioni si interconnettono con il nostro stare per concepire fragranze e sostanze lontane pronte ad intercettare meraviglia e bisogno sempre nuovo di creare, ad ogni latitudine concessa, una nuova realtà in evoluzione. Il disco di Michelangelo Scandroglio, contrabbassista toscano di indiscutibile bravura, è composto da un insieme eterogeneo di pensieri e forme mutevoli capaci di penetrare la carne e tessere le energie di questo tempo attraverso pezzi, brani compositi che si smembrano e ritornano ad essere elementi portanti per i giorni a venire. Una grande scatola cesellata a dovere che si trasforma e continuamente si perfeziona percependo le sfumature intrinseche di una creazione densa e nel contempo fluida, selezionata e concepita per durare nel corso dei giorni. Ecco allora che si fanno spazio momenti come Jazzneverdie The princess of breaking shadows, The space through the process a ristabilire la concezione tra forma e sostanza per un disco davvero sorprendente ed invitante.


Swanz The Lonely Cat – Swanz The Lonely Cat’s Macbeth (Toten Schwan/EEEE)

Potenza sonora e visiva addomesticata per l’occasione e ricoperta di buia polvere sostanziale intrisa di elementi oscuri, introspettivi ad intraprendere un senso di percezione che oltrepassa l’indefinito e tenta di trovare un cammino che sa osare e che profuma di miracolo. Il nuovo di Swanz The Lonely Cat sonorizza la tragedia catastrofica shakespeariana partendo da una visione del tutto soggettiva e personale. Una visione da cui attingere per comprendere l’immensità di uno scritto che qui vive grazie a scelte stilistiche eleganti e ricche di rimandi ad uno stare amplificato e che sa ricostruire le atmosfere nefaste di un dramma conosciuto. Le parti recitate fanno da contraltare a sezioni strumentali suonate dallo stesso Luca Swanz Andriolo e ciò che si respira nell’intera produzione è un senso claustrofobico di non ritorno, un abbandonato ben descritto a dipingere, nelle pareti dell’animo umano, una realtà dura da digerire, ma maledettamente vera.

Per acquistare il disco:

https://totenschwan.bandcamp.com/album/tsr-136-macbeth


Mengo T – Cartoline (Trulletto Records)

Rap psichedelico a profusione che riempie questo vinile di racconti metropolitani e di esistenze al limite del confine a narrare di giungle interiori e sostanza da conquistare giorno dopo giorno. Il disco di Mengo T, direttamente dalla Puglia, suona sporco e ricco di rimandi ad un ambiente che desidera divenire contaminazione incontrollata per i giorni a venire. Sono quattro tracce racchiuse in un prezioso formato ad incapsulare la materia di verismo presente nei pezzi proposti. Si snocciolano emozioni già nella title track per poi proseguire con Buio omega, Come Jesse e Desert storm in una sorta di musica che non sente il bisogno di ritrovare la luce, ma ritrova nell’allucinazione ridondante la propria strada verso casa. Ecco allora che i tasselli magmatici diventano impattanti perché si parla la lingua delle abitudini, del sentire comune. Cartoline è un viaggio sonoro che crea dipendenza.


TIR – Nosferatu ost (Ribéss Records)

Odore di un tempo passato annebbiato dalla polvere simultanea di un bagliore mai eccesivo, ma pronto ad esplodere ad ogni elucubrazione sonora compiuta e recuperata attraverso una sonorizzazione coraggiosa e affascinante del grande capolavoro di Murnau. Un Nosferatu che prende vita e ricopre di oscurità il mondo circostante intensificando visioni che si sovrappongono alla realtà tentando di dare un senso all’inspiegabile che avanza. Il mastodontico lavoro di Marco Pandolfini e Giulio Galeno Giorgietti è impresa degna di nota e di sicuro interesse. Si respira l’esigenza di recuperare il perduto attraverso suoni esemplari. C’è l’intenzione di dare un nuovo valore alla condizioni estrema dell’uomo, una metafora perpetuata in musica che qui vive grazie alle atmosfere create, grazie a quel senso di oppressione perenne che si respira in un disco pregno di meraviglia che trova nel buio che avanza una luce capace di illuminare un percorso che conosce l’importanza e la grandezza di un’internazionalità raggiunta ed espressa con grande maestria e bravura.


Flaming fingers – Flaming fingers (Lobello Records)

FLAMING FINGERS - FLAMING FINGERS - TuttoRock Magazine

Ipnotiche contaminazioni jazz entrano in simultanea comprensione con le perpetue intersezioni che aggrovigliano il suono per regalarci architetture puntualizzate a dovere e cesellate nel creare la magia che nasce da una musica moderna, ma che sa attingere i propri segreti nella grandezza della tradizione. La band pugliese dei Flaming fingers racchiude l’idea di universo in evoluzione all’interno di un insieme di tracce che ricordano una sorta di world music a profusione capace di momenti leggeri contornati da nervosi e viscerali contrappunti in grado di invitare l’ascoltatore alla scoperta di un mondo ricco di sfumature. I Flaming fingers sanno il fatto loro e le otto tracce proposte lo testimoniano grazie ad evocativi rimandi ad una scena contemporanea davvero esaltante. Un album per palati sopraffini, un disco in stato di grazia che unisce passato e presente inglobando ogni latitudine.


Drogo – Terza ridotta (Three Hands Records)

Atmosfere sulfuree velate da un lounge alternativo che ricerca nella sostanza gli ingredienti invidiabili di una prova consumata fuori dal tempo, fuori da ogni schema prestabilito e raccolta per l’occasione in un disco d’esordio davvero esaltante. Dietro al progetto Drogo ci sono Mattia Cappelli, Fabio Landi, Luca Pasotti, Stefano Passeretti, musicisti in grado di dare e disegnare un’architettura al tutto che si sposa con uno strumentale elegante e disinvolto, capace di creare nuovi flussi in divenire. Terza ridotta è sperimentale quanto basta per inglobare una potente visione personale di ciò che verrà. Sono disegni musicali maturi e nel contempo cesellati attorno ad un jazz sporcato dal funky, da una sorta di prog elastico che si inoltra in territori inesplorati. Da Bowie fino a Bowie outro il disco dei nostri suona intenso, a tratti viscerale, mai scomposto, ma piuttosto compatto e omogeneo. Un band che ha trovato nell’ingegno la propria fonte primaria di ispirazione.


Nickel Kosmo – In principio era il nichel (Record Y)

Sentieri inesplorati fatti di materia e polvere si inabissano all’interno di cristalli simultanei che scorrono alla velocità della luce trasformando un’opera multidisciplinare in qualcosa di intimo e coraggioso. Musica, narrativa e fumetto concentrati nel dare un senso tangibile e volutamente reale ad un qualcosa che nasce dalla fantasia per poi condensare l’esperienza vissuta in unicità in evoluzione. In principio era il nichel racchiude i segreti della nostra Terra e del Cosmo intero. Un viaggio emblematico dove sintetizzatori riescono a cucire una sorta di jazz sperimentale ed elettronico dove i singoli momenti vanno a confluire in un unico quadro d’insieme che si fa bellezza nell’incedere quotidiano. Un album davvero particolare e suadente quanto basta per affascinare anche l’ascoltatore più dubbioso. Da Thus was born Nickel Kosmo, fino a Insolita emozione, Flavio Zanuttini e Michele Bonifati riescono a costruire architetture spaziali per un insieme di tracce calate nella contemporaneità. Un album ricco di sfumature capace di sfidare il tempo. 


Phorminx – Phorminx (Record Y)

La creatura sonora di Ruggero Fornari prende vita incentrando una ricerca musicale che si apre a suggestioni impressionanti a ricoprire la natura circostante di messaggi da decifrare, di codici esistenziali, di passaggi verso altri mondi mai descritti prima e ricamati nel tessuto cerebrale di un progetto qualitativamente importante. Oltre al già citato Ruggero Fornari alla chitarra troviamo Alessandro Cianferoni al basso e Lorenzo Brilli alla batteria per un risultato d’insieme, una musica strumentale, davvero destabilizzante e in grado di inglobare caleidoscopi difficili da incasellare. Un art rock sporcato dal jazz, dal suono tribale, una colonna sonora metafisica d’ampio respiro che non si accontenta, ma che riesce a trovare spiragli necessari grazie ad ogni nota riprodotta e incapsulata all’interno di universi in divenire che donano all’insieme prodotto una delicata visione di una realtà che cerca di scoprire la propria interiorità. Dai Pink Floyd fino ai Radiohead  passando per Mogway e Portishead i nostri riescono a trovare una propria strada da seguire nella complessità narrata.


 

Sergio Casabianca – De visu (TRP Music)

De Visu - Sergio Casabianca - CD | IBS

Sergio Casabianca amplifica passato e futuro attraverso una musica che scorre melliflua e inasprisce visioni sulfuree di città abbandonate allo scorrere dei giorni. Intreccia suadente stili contaminati senza accontentarsi di un jazz contemporaneo, ma continua in una ricerca personale che affonda radici nella terra di origine, nel mondo in costruzione, in quel pezzo di cielo da conquistare che attraversa l’incandescente immagine di ciò che verrà. De visu è un album complesso e stratificato. Sa approcciarsi in maniera leggera quanto sofisticata in una composizione concentrica davvero invitante e perennemente in bilico tra realtà e immaginazione. Bellissima l’apertura affidata a Dreams in a spiral passando per la riuscita De visu, Birds of San Marco, Fondamenta nuove, quasi fosse un omaggio alla bellissima Venezia, crocevia, da sempre, di popoli e culture. De visu non è un semplice disco strumentale. E’ un mantello leggero che scalda anche i più gelidi inverni. Un equilibrio tra la forma e la  sostanza.


Bright magus – Jungle Corner (IRMA Records)

Substrati alienanti e ritmi tribali riescono a creare, cesellare e rimodellare, stili incastonati all’interno delle rocce del tempo. Imprevedibili visioni sostanziali diventano tangibili producendo una commistione necessaria nel ricreare una sorta di suono ancestrale equilibrato e portentoso. Una musica che affonda e collassa nei territori di Miles Davis per poi uscire allo scoperto ricercando un bisogno sempre nuovo e una fame d’aria inusuale, un desiderio inespresso che qui rivive grazie ad un profumo di jam session sopraffina. Musicisti del calibro di Alberto N.A. Turra, Giovanni Calella, Leziero Rescigno, Gianni Sansone, Mauro Tre, Enrico Gabrielli, riescono a dar vita ad un vero e proprio miracolo sonoro dove l’incrocio della giungla diventa passaggio necessario per carpire una poetica musicale in divenire e ricca di rimandi ad una scena jazz mai banale, ma piuttosto curata in ogni singola parte. Jungle corner è un disco di sfumature. Un inno alla modernità con lo sguardo rivolto al passato. Un presente da ricercare nel futuro che avanza.