Collars – Hauntology (Grandine Records)

Collars – Hauntology

Potenza sonora cinematografica che intraprende un percorso fatto di spazi da colpire e ricercare all’interno di scatole che diventano movimento preponderante in un vortice sensazionale di stoppate visioni che guardano al futuro collassando nel mondo circostante. Sudore e introspezione, costruzioni architettoniche capaci di penetrare la carne e intenso bisogno primario di condensare un gusto per un’estetica alternative che incrocia psichedelia e rumore. L’album dei Collars suona omogeneo e ispirato. Gli anfratti da ricercare nelle loro origini generano movimenti che rievocano ricordi lasciati alle spalle, ma che in modo del tutto naturale riemergono per celebrare un gusto e un’estetica davvero unici. I Collars, con questo disco, riescono ad assemblare le parti mancanti di un tutto e grazie ad un suono portentoso e rocambolesco imprigionano ciò che stato per dare linfa essenziale ad un nuovo giorno che sta per arrivare. Hauntology è un album ispirato che trova, nella complessità dello scoprire i demoni che ci portiamo dentro, un punto di partenza per scrutare nuove realtà.


SantøSpirito – Allucinante (Dischi rurali)

Allucinante visione sonora che intesse trame introspettive capaci di sfociare in un indie rock che ha il sapore d’oltreoceano pur mantenendo una linea costante con tutto ciò che ci portiamo dentro. L’esordio dei SantøSpirito profuma di pulizia distorta, riesce ad attivare circuiti cerebrali sudati e nel contempo medita grazie alle atmosfere contrastanti che si possono percepire che si possono ottimizzare grazie ad un comparto tecnico davvero importante. Allucinante è un esordio che racconta di questo tempo incerto. Lo fa grazie ad una denuncia mai distopica, ma ben definita e categorizzata. Un senso di soffocamento pervade l’intero album e la visione d’insieme promette alquanto bene. Uscito per Dischi rurali e prodotto artisticamente da Marco Di Nardo, chitarrista dei Management, il disco dei SantøSpirito produce energia viscerale e cattura l’ascoltatore grazie ad un’elevata dose di attenzione per il particolare e per il messaggio da comunicare.


Laika nello spazio – Macerie (Overdub Recordings)

Macerie

Cuore pulsante acceso ad intessere sintonie targate novanta per un suono stratificato che lascia nel cantato parlato una forma decongestionante per il tempo che verrà. Il nuovo dei Laika nello spazio è tagliente bisogno, sintonia e caparbietà di intenti. Un desiderio chiaramente espresso di modificare il susseguirsi dei giorni per come li conosciamo cercando uno spiraglio, una via di luce per il domani. E’ un tentativo di condensare, all’interno di nove tracce, un senso claustrofobico di venire al mondo, un senso quasi naturale nel proseguire una pittura affacciata sulla vicissitudini della vita, una pittura verista che condanna in qualche modo l’essere umano per il suo individualismo. Macerie non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Un bisogno naturale di prelevare bellezza da ciò che ci rimane. Dalla title track fino a Condizione esistenziale i nostri riescono a ricavarsi, con il loro album, un posto, tra i migliori esponenti di genere grazie ad una solida impalcatura di base e grazie anche ad una poetica che rimane al servizio della realtà.


Zagara – Duat (Overdub Recordings)

DUAT

Rock psichedelico incorporato all’interno di un mondo metafisico che ricorda la potenza sonora di band come Verdena a rinchiudere in un contesto sonoro voci e sensazioni di un giorno nuovo che nasce. Un suono meticoloso e creato, circoscritto all’interno di un universo fatto di sostanza musicale che via via si apre a nuove ed esaltanti avventure. Duat, come dice la stesa band, è un concept che racchiude un parallelismo intrinseco tra tutto ciò che riguarda il mondo della psiche e delle emozioni dell’essere umano e l’aldilà egizio il tutto racchiuso in una scatola di rock concettuale edificato per far crescere nell’ascoltatore un senso di straniamento e nel contempo un bisogno di vicinanza con le cose che conosciamo e che ci troviamo ad affrontare giorno dopo giorno. Gli Zagara confezionano una prova davvero ben suonata e sentita, un disco che si discosta dalla consuetudine con classe e bisogno di raccontarsi, occupando di diritto un posto tra le produzioni migliori di questo periodo.


Giuditta – Giuditta (Autoproduzione)

GIUDITTA: Fuori oggi l'omonimo EP d'esordio

Perlustrazioni cosmiche riempiono spazi di quotidianità attraverso una musica che si abbatte contro gli scogli della vita in un tripudio di buone intenzioni e saliscendi emozionali che non passano di certo inosservati e scandiscono, in modo del tutto personale, un disco, di certo, vissuto. I Giuditta, band bresciana, ci regala un EP fatto di musica popolare che incontra l’indie nostrano per un concentrato autorale di contenuti in grado di veicolare momenti, attimi che non torneranno facilmente. L’omonimo dei nostri si presenta con una sorta di pacchetto da trincea dove sono presenti spiegazioni ed elucubrazioni in grado di far comprendere all’ascoltatore, in una sorta di brain storming non di certo improvvisato, retroscena sulla loro musica e sulle loro intenzioni. Giuditta suona potente e graffiante, alterna momenti meditativi e ispirati ad altri più aggressivi  per un risultato finale che sembra quasi una concatenazione di eventi, un modo unico e prezioso di comunicare.


Roncea – Acrobazie (Dischi sotteranei)

Acrobazie

Esistenzialismo catastrofico impresso in un minimalismo atmosferico che attanaglia stati d’animo e costrizioni a creare un universo decostruito e pregno di bellezza nascosta negli angoli più remoti di una foto in bianco e nero. Secondo disco in italiano per Roncea, album costruito su più livelli di intenzioni ed emozioni a chiudere, con un respiro, il tempo che ci troveremo ad affrontare da qui all’eternità. Un album fatto di sudore e colate di lacrime perdute a ripercorrere vulcani inespressi, vulcani mai pienamente in eruzione, ma splendidamente affascinanti e unici. Roncea costruisce una sorta di testamento, un migrare vicino all’essenza di ogni cosa e questo è il motivo per cui ogni elemento dell’intera produzione riesce ad essere momento unico e irripetibile. Una camera oscura da cui far uscire meraviglie. Grazie per tutto questo.


Genoma Music Project – Tra migliaia di silenzi (Resisto)

Come quando fuori piove' segna il ritorno dei Genoma e anticipa l'album 'Tra migliaia di silenzi' – Il Mohicano

Pop elettrico intriso di poetiche visioni costruite per occupare gli spazi che via via sanno intensificare elementi appaganti di un mondo sempre più ampio e ricco di anfratti da cui osservare la luce che avanza. Il disco dei Genoma music project è un uscire dal buio di questo tempo attraverso una musica che trova nel cantato in italiano una propria forma di appartenenza, un proprio stare ed esistere grazie alla solitudine che prima regnava e che ora cerca di occupare i millesimi di secondo di tutte le nostre vite. Tra migliaia di silenzi è un disco a tratti intimo e circoscritto, un album dove l’interno è costruito per aprirsi e donare nuova linfa vitale a ciò che verrà. Sono undici pezzi di vento e polvere, canzoni cesellate nei racconti di tutti i giorni e perennemente racchiuse nella parte più nascosta di noi. Un buon disco da ascoltare dall’inizio alla fine per carpirne significati e nuove speranze da qui all’eternità.


Hack – Inaktuell (Beta produzioni)

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 3 persone

Vertigine sonora che scardina l’impossibile attraverso visioni elettroniche dove etere e reale sono punti fondamentali per divincolare aspettative e creare qualcosa di concreto e mai banale. Il primo EP degli Hack, progetto romano formato da Denise Fagiolo, Cristiana Dalla Vecchia e Giulio Maresca, ricorda le elucubrazioni di band come i Delta V a ricostituire un pop elettronico ben condito e affascinante. Le tracce proposte sono tele dal forte spessore dove colori freddi e lontani si fanno, via via, più intensi e vicini ad assaporare gli ultimi attimi di luce prima del buio che ingloba. Il singolo Mileva apre la strada per poi proseguire con le riuscite Flares, la bellissima rivisitazione di Via Lattea di Battiato e Che tu sia un sogno nel finale ad esprimere, ancora una volta, quel tentativo necessario di fondere ciò che è stato con ciò che sarà per un risultato che nella sua compiutezza dona sfumature necessarie a questo nostro tempo.


Novadeaf – Bellicus (Beng!Dischi)

BELLICUS

Dalla copertina mi aspettavo una specie di disco prog metal alternative stoner grunge invece ascoltando il lavoro di Novadeaf, all’anagrafe Federico Russo, già dalle prime note ci troviamo su territori prettamente pop conditi da una sorta di elettronica di fondo basilare a ristabilire con l’ascoltatore un approccio di facile presa e perennemente in bilico tra internazionalità e italianità introspettiva. Bellicus è un album di ampio respiro, capace di guardare oltre confine e nel contempo proiettarci all’interno di un mondo dove lo stesso autore sembra parlare di qualcosa di personale e continuamente mutevole. Otto canzoni a dipingere un quadro variopinto che abbraccia Genesis, Police, fino ad arrivare alle sperimentazioni dei Radiohead a creare una scatola aperta ricca di spunti pronta a spiccare il volo.


Johnny Dalbasso – Lo stato canaglia (Micidiale Records)

Lo Stato Canaglia

Rocckissimo suonato a bomba che incrocia punk, stoner e alternative in un susseguirsi di rabbia amara e bisogno, sempre più necessario, di far parte di un mondo in dissoluzione, un mondo, forse, ancora in grado di risollevarsi dagli orrori quotidiani. Il nuovo di Johnny Dalbasso è un promettente inno al futuro che non verrà. Un disco fatto di sudore e passione dove tutti i tasselli si incrociano e diventano necessari per scardinare le abitudini e ritrovare, nel concetto stesso di rivolta, una parte di vita dentro al nostro cuore. Sono tredici pezzi che si rincorrono a creare un vortice continuo e bisognoso di attenzione. Tredici canzoni che aprono la strada e procedono a ritmi serrati con Senza nome, Marta, Andalusia, Tutto in forse, Grandi passi avanti, Vampiro a ricucire il divario esistente tra mente e azione, a ristabilire una sorta di ordine che inizia dal caos per finire con un nuovo domani.