Dj Vale – Groovin’ Connection (Autoproduzione)

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Disco composito ricco di ammirazione per una moltitudine di generi che in pista trova il punto di sfogo più alto, il punto musicale unico e irripetibile per conquistare e lasciarsi andare. Torna Dj Vale con un album cesellato a dovere che vede nelle collaborazioni un punto necessario per comprendere il futuro. Numerosi gli ospiti presenti a coadiuvare il nostro in un frizzante ingegno del tutto personale. Ciaffo dei Persiana Jones, Bunna e Madaski degli Africa Unite, Paolo Parpaglione e Gianluca Senatore dei Bluebeaters solo per citarne alcuni, sono l’anima vivente di un insieme di canzoni che mescola reggae, dub, electro attingendo dalla prolifica scena torinese un senso comune di appartenenza. Groovin’ Connection è un racconto di storie per far ballare. Un disco che piace nell’immediato e che parla alle nostre orecchie con voce del tutto sincera e ammaliante. Dj Vale compie una specie di piccolo miracolo e cioè quello di costruire un album con un sacco di artisti importanti nella loro unicità, qui riuniti insieme per far risplendere la nostra estate.


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Lorenzo M. – Microcosmico (Autoproduzione)

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Cantautore affacciato alla finestra della vita con fare introspettivo e a tratti malinconico a dipingere l’etere di acquerelli in dissolvenza che scardinano la normalità per regalarci una prova d’insieme sincera e matura. Il disco del giovane Lorenzo M., musicista con un notevole background alle spalle, è un piccolo Ep dove le introspezioni della vita permettono di dare senso ad un cerchio intimo e pensato in grado di attraversare la cameretta da cui tutto è partito fino ad approdare su territori di condivisione sempre nuovi. Microcosmico è appunto un mondo sostanzialmente aperto creato per l’occasione. Un mondo in cui lo stesso autore trova conforto. Cinque pezzi di musica d’autore italiana che ricercano una propria essenza. Cinque canzoni, da L’acqua fino a Paesano, forse quest’ultima la traccia più riuscita, che imprimono nella mente dell’ascoltatore un’attesa che diventa ironica leggerezza di un futuro contorto.


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Napoli Sound System – Volume 3 (La Canzonetta Record)

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Risultato da un contest online, con la partecipazione di 64 artisti, la nuova compilation Napoli Sound System ci permette di addentrarci a trecentosessanta gradi all’interno di un mondo in continua e proficua evoluzione. Questo disco non solo permette di dare una visione generale del panorama indipendente napoletano, ma è anche un’occasione necessaria per far comprendere ai più che oltre al neo melodico ci sono nuovi territori da scoprire, nuove forme di comunicazione da comprendere. Il disco eterogeneo in questione mescola diversi generi, con la supervisione di Francesco Di Bella, riuscendo nell’intento di dare voce a chi merita di occupare un posto privilegiato in questo Volume 3 edito da La Canzonetta Record. Oltre alle nuove proposte si possono contare nomi di rilievo come Teresa De Sio, James Senese, Foja, lo stesso Di Bella, ad intessere di tessuto urbano un disco mutevole, cangiante e da analizzare da diverse prospettive.


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Simone Piva e I Viola Velluto – Fabbriche, polvere e un campanile nel mezzo (Toks Records/Music Force)

Periferie cariche di ecomostri, fabbriche sempre aperte che si stagliano all’orizzonte grazie a fumi inquinanti, luci abbaglianti che trasformano il nostro stare al mondo in una pubblicità continua, in una desolante discesa verso il nulla totale. Fabbriche, polvere e un campanile nel mezzo è l’incontro con il nostro stare al mondo. Una polaroid scattata nell’opulento nord est italiano, una fotografia lineare di ciò che ci circonda raccontata con maestria e ironia a coronare un’esigenza di rappresentare in musica uno spaccato di questa società. Simona Piva e I Viola Velluto ritornano con un nuovo album. Un disco pregno di storie dall’animo westernato e folk, impregnate di cantautorato da osteria che ricorda i primi TARM per freschezza e genuinità e per ciò che viene raccontato. La battaglia infuria che fa da apripista al disco è forse la canzone più riuscita. Un pezzo da mandare in loop a tutto volume fino all’indigestione totale. Il mondo rappresentato dai nostri rispecchia inesorabilmente quello che si respira nelle regioni del nord Italia. Raccontano di una provincia inglobata, raccontano di questo nostro tempo infame, dove forse i sentimenti saranno l’unica cosa che ci potrà salvare.


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Petricor – First Breath (Fluttury Records)

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Elementi in dissoluzione continua percepiscono nell’etere simultanee visioni di una presenza naturale che riesce ad inglobare ad arte un senso profondo con la natura che ci circonda. I Petricor danno vita ad una prova glaciale e davvero esaltante sotto numerosi aspetti. La pulizia delle chitarre aumenta l’incedere con la deflagrazione senza sosta di elementi che ci riconducono ad un post rock nordico e di sicuro effetto atmosferico. First Breath è un disco adagiato su di una distesa di ghiaccio pronta a smembrarsi lasciando intravedere l’acqua sottostante. I Petricor, super band pugliese, concentra le proprie attenzioni all’interno di un mondo che nell’olfatto trova il suo punto di fuga. Un percepire, a diverse altezze, il nostro mare verticale, un coniugare passione, poesia e solitudine dell’animo all’interno di un album davvero riuscito.


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Oko e the Authority – Ukronia (Exquisite Noise Records)

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Insieme mutevole di generi sovrapposti ad incidere nel tempo costruzioni che possono colorare l’ambiente con estrema duttilità e scolpendo nel magma quotidiano un senso profondo e sentito di ciò che ci portiamo dentro. Gli Oko e the Authority fanno un disco davvero esaltante. Riescono ad attingere dall’immaginario collettivo percependo aspetti e sfumature musicali da primi della classe attraverso una lisergica visione di punti e similitudini con tutto ciò che è stata la sperimentazione nel tempo. Gli Oko & the Authority riescono a dare vita ad una prova che dalla materialità tangibile si trasforma in onirica visione incrociando sulla propria strada l’elettronica di Moby con le infusioni jazz notturne, il prog e nel contempo la dissoluzione eterea di una colonna sonora senza tempo. Ukronia è un mondo a se stante, un mondo da capire e percepire, simbolo di un percorso enigmatico, ma altamente ammaliante.


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Strike – Tutto da rifare (Alka Record Label)

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Costruire pezzo su pezzo, esistenze su esistenze, attraverso i mattoncini della nostra vita, attraverso un indie pop del tutto particolare e derivato da un’eterogeneità di fondo davvero invidiabile. Il disco degli Strike è un concentrato di anni vissuti e spesi a calcare i palchi dell’intera penisola. Un  album ricco di rimandi ai decenni trascorsi e nel contempo capace di suonare altamente attuale, magicamente intessuto di esistenze, di grovigli e matasse che difficilmente possiamo sbrogliare. Tutto da rifare è un insieme di tracce complesso e mai scontato. Dalla title track fino a che rimane, passando per il singolone Mantra pop, l’album proposto, da ciò che oramai è un collettivo, più che una band, ha il sapore delle cose migliori, lasciate a decantare al buio di un nuovo giorno che pian piano si avvicina depositando pensieri filiformi su territori da ricostruire.


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Mat cable – Everyone just going through something (Alka Record Label)

Disco in inglese tirato e sudato a ricoprire il suolo di anfratti metafisici e superficialità lasciata alle spalle per un album che gronda sudore e nel contempo accoglie, attraverso una musica indipendente, un senso condiviso, una questione aperta, un’esigenza diversa nell’avvicinarsi al rock alternativo con voglia di sperimentare. Quello dei Mat cable non è un disco di sola potenza, ma piuttosto è una giusta commistione tra liriche ispirate e musica che non smette di vibrare. Pezzi come Terror, You like me e Your fire non passano di certo inosservati e non lo sono da meno le canzoni impetuose che si muovono alla velocità della luce lungo l’intera produzione. Everyone just going through something non è soltanto un disco immediato, ma anche un’energia viscerale sempre pronta a colpire ad ogni latitudine.


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Giumara & PinkNoise – Senza Rumore (Alka Record Label)

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Elettronica di confine che si sposa con il pop rock e intesse elementi di essenzialità velata all’interno di un mondo concentrico e in continuo cambiamento. Senza Rumore è un disco che incrocia in modo indissolubile passato e presente. Una bolla d’aria che parla di questa nostra società e si lascia ammaliare da un cantato in italiano che incisivo diventa quando si tratta di parlare della nostra quotidianità rivisitata. Inscatolato e confezionato questo disco apre con una canzone davvero sorprendente, La Ferrovia, pezzo che riesce forse a racchiudere al proprio interno il senso profondo dell’intera produzione. Elementi di congiunzione poi fanno si che canzoni come Limite, Il Vento, Femminicidio, La Tentazione siano collegate da un filo invisibile che porta i nostri a creare, in modo del tutto naturale, un buon album eterogeneo.


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Infuso – Sestante (Dischi Soviet Studio)

album Sestante - Infuso

Sulfuree visioni di un indefinito e improbabile futuro catturano gli sguardi e colpiscono al cuore attraverso un suono che fagocita gli anni ’90 e li riconsegna attraverso una musica che mescola un post rock suonato davvero bene con un cantato corale inaspettato e alquanto sentito. Il disco dei veneti Infuso è un condensato ciclico di saper fare buona musica mescolato al bisogno essenziale di parlare, attraverso testi criptici e introspettivi, di questo nostro mondo in desolante distruzione. Un rock oscuro, materico, carico di enunciati. Una musica necessaria di questi tempi che sa implementare forme e in qualche modo ci riconduce ad un primordiale bisogno di appartenenza alla terra, alla parte più nascosta di noi. Sestante segna la via. Riesce ad aumentare il passo e a controllare bisogni sempre nuovi, bisogni che non si possono incasellare, ma piuttosto dona energia nuova a questa nostra comunicazione.


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