-FUMETTO- Claudio Calia- Leggere i fumetti (BeccoGiallo)

Titolo: Leggere i fumetti

Autore: Claudio Calia

Casa Editrice: BeccoGiallo

Caratteristiche: brossura con alette, 128 pag, b/n

Prezzo: 15,00 €

ISBN: 9788899016135

Leggere i fumetti è un libro pop, non nell’accezione negativa del termine, se si può parlare di negatività, ma piuttosto un invito ad approcciarsi alla lettura di un qualcosa che per i molti risulta classificabile con il passatempo alla Topolino e via senza considerare che in fin dei conti, dietro a questo mondo: pianeta sterminato chiamato Fumetto, ci sono città dalle architetture fantastiche, paesaggi misteriosi, storie d’amore infinite in grado di emozionare di pari pari come un film, un libro o una sera a teatro.

Il nostro Claudio Calia, da abile commentatore e intrattenitore si presenta attraverso un palco neutro di colore scuro, un nuovo Piero Angela o meglio un nuovo Alberto Angela che ci traghetta da buon Virgilio alla scoperta di ciò che è stato significativo per lui e per la sua crescita di uomo; lo fa con una pacata tranquillità ben lontana dall’apparire o dall’essere al centro della scena, lo fa piuttosto con una naturalità utile a spiegare, anche ai profani delle nuvole su carta, l’evoluzione di una realtà in espansione, soffermandosi e dando giustamente un peso diverso alle immagini e ai testi in essi contenute, in un periodo di tempo che ricopre i primi del ‘900, fino alla ricca produzione editoriale dei giorni nostri, soffermandosi maggiormente tra i ’70 e gli ’80, anni del rilancio di genere e del passaggio chiave tra supereroe e racconto grafico in un’espansione tangibile che si percepisce leggendo le pagine di questo excursus sul fumetto.

Dal buio del narratore in disparte, il fumetto si apre ad una certa lucentezza di fondo, che ha il sapore della carta bianca pronta a contenere un’animazione statica che ha un suo linguaggio specifico, seguendo la linea temporale da Little Nemo e Popeye, passando per Mickey Mouse e Dick Tracy, i Supereroi Marvel e quelli Dc con Il cavaliere oscuro di Miller in testa, primo esempio di successo commerciale in cui il supereroe poteva parlare anche ad un pubblico adulto e poi ancora si prosegue citando l’Oriente di Go Nagai fino al Paz di casa, seguendo le tracce dell’infinita Cerebus, per arrivare a Maus, al giornalismo a fumetti di Igort e Joe Sacco ed infine atterrando su Qui, geniale uscita odierna che racconta la storia di una stanza nel corso dei secoli, ricordando per certi versi la Casa del Tempo di Roberto Innocenti.

Quella di Claudio non è la Storia del fumetto e tanto meno ha le pretese di esserlo, è piuttosto una guida, un tuffo nel passato, nella memoria di chi vive ed è cresciuto grazie al racconto per immagini, dispensando, attraverso l’atto esperienziale, pillole e consigli per un approccio semplice e diretto, un vero e proprio salto nel buio dove la luce dell’autore illumina, con naturalezza, la caverna della nostra ragione.

Per info e per acquistare il fumetto:

http://www.beccogiallo.org/shop/169-leggere-i-fumetti.html

Oppure qui:

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GOMMA – USCIAMO!ORA! (Libellula Label/Audioglobe)

E’ il momento di togliere la testa dalla sabbia e uscire allo scoperto, è il momento di fare il salto artistico e di qualità, perché qui la qualità è tanta e si respira in ogni traccia di questo EP dei GOMMA, duo bolognese giovanissimo all’anagrafe, 41 anni in due, in grado di ridare un senso alla parola pop fin dalle prime battute riscoprendo la bellezza della semplicità, dei testi diretti che si raccontano e si fanno raccontare e di quella capacità di immediatezza invidiabile e carica di sorprese per un piccolo disco che ha il sapore dell’estate, dei tavolini da bar posizionati lungo i quartieri storici delle città e porta con sé quel profumo post adolescenziale stratificato a chitarrine acustiche da spiaggia che non si chiedono troppo ma fanno un gran figurone intessendo piccole trame elettroniche ben studiate e soppesate in grado di esaltare il risultato finale in un’unica e grande festa che si muove molto bene in pezzi come la title track Usciamo!Ora! passando per Stasera, attraverso le apparenze ingannevoli di La pelle umana è tutta uguale, fino a ricongiungersi nel finale con un’ingenuità che fa scuola con Sapore per un disco che ha, come unico punto negativo, se lo si può definire tale, quello di essere uscito con l’inizio dell’Autunno.

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MoE – Examination of the eye of a horse (Wallace Records/Conrad Sound)

Avanguardie punk di tutto il mondo unitevi al rock alternativo di genere underground che incrocia il ruvido e lo sporco del garage per un umidità che si fa sostanziosa rivincita verso un suono accattivante, quasi prorompente, di sicuro impatto emotivo che intesse una voce arrabbiata ad altrettante strutture di veridicità sovrapposta in grado di mantenere con il fiato sospeso l’ascoltatore per tutta la durata del disco, quasi in un thriller psicologico dagli inevitabili risvolti, dal Giappone all’omaggio messicano, MoE è un concentrato di culture proveniente da Oslo, dal freddo nordico si osserva l’occhio del cavallo, animali in libertà che non riescono a trattenere il fiato, pronti a gridare il proprio stato di appartenenza attraverso una sperimentazione che si affaccia prepotentemente nell’oscurità eterna, quella dannata, quella ricca di minerali e gas sulfurei in un vortice concentrico dove le immagini oniriche ricreate fanno parte dei nostri incubi peggiori, dando continuità con ciò che non esiste, ricreando il passato e il presente all’interno di una retina corrosa pronta alla rinascita da buona araba fenice.

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fABIO bLIQUO – Controsensi (Autoproduzione)

Fabio Bliquo, all’anagrafe, Fabio Marroni, ci fa entrare nel suo mondo sbilenco, fatto di geometrie assurde e sperimentali, lo fa in punta di piedi, ma nel contempo con ironia, grazie a questo Controsensi che vede la luce dopo cinque anni di peregrinazioni e dopo l’uscita del primo omonimo EP che ha tuffato, letteralmente, il cantautore, nel mondo complesso delle autoproduzioni, dopo collaborazioni anche importanti come quella con Rachele Bastreghi dei Baustelle.

Il disco di Fabio è un album sulla disillusione del vivere, è un album che parla di noi, della nostra generazione e lo fa da scrutatore interiore che non si limita a narrare i fatti, ma piuttosto scaraventa gli stessi sugli occhi della gente; pensiamo a pezzi come La Lesione, Pagliacci o Made in China, provocazioni che giocano con le parole, strutture create all’occorrenza per colpire e lasciare il segno, per nove pezzi di poesia incastonata grazie ad un gusto rock mescolato sapientemente ai suoni sintetizzati e alle sperimentazioni soft per un album da incanalare e custodire tra le produzioni eterogenee e genuine, cristallino quanto basta da farsi racconto di vita per questo tempo.

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Francesco Di Bella – Nuova Gianturco (La Canzonetta)

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Francesco Di Bella uscito dai 24 Grana, confeziona un disco introspettivo che parla dell’assenza e del bisogno di reagire, quasi fosse un riscatto, la vita, che sempre ci chiede e poco ci da, quella vita di periferia ben delineata e raccontata in brani che si fondono con la tradizione di un dialetto napoletano, incomprensibile, ma musicale, una polvere che diventa musica per le nostre orecchie con gusto raffinato negli arrangiamenti e tentativi, ben raggiunti, aggiungerei io, di dare vita a personaggi che vivono ai margini, nella speranza che ci sia prima o poi un cambiamento, un senso diverso e soprattutto condiviso nella costruzione di nuovi tentativi e di nuove opportunità.

Dieci tracce che parlano di uno stato non mentale, ma quasi fisico, la fisicità del racconto si respira nella desolazione del mare in cui la città si affaccia, un mare che spazza, un mare che culla, un mare che trasporta; vite si intersecano in queste canzoni e le collaborazioni non tardano ad arrivare da Neffa ai 99 Posse, passando per un pezzo di Eugenio Bennato e Carlo D’Angiò, per un disco che colpisce al centro del cuore, lo fa innescando qualcosa, forse solo rabbia che diventa tempesta e poi quiete, quando capisci che le cose non possono cambiare, quando capisci che i sogni legati alla fortuna sono un granello di sabbia su di un’intera spiaggia baciata dal sole, così immobile da sembrare irreale, un po’ come i sogni, un po’ come il mondo di merda in cui ci troviamo.

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Pyjamarama – Fuoco di sbarramento (Autoproduzione)

Il ritorno presente per un suono passato che intasca la prova del tempo e si concede un piccolo ep di cinque canzoni, dove le ceneri dei Melt, guidate dal cantastorie punk Teo e dal batterista Diego si mescolano ai rif chitarristici di Pol, per un appeal che è pura e diretta continuazione con ciò che è stato in racconti amorosi consumati, quasi in modo anacronistico, fuori dal tempo, un bisogno mai sazio di gridare la propria appartenenza, il proprio bisogno di stare al mondo, attraverso chitarre spaventosamente distorte e power chord all’ennesima potenza in grado di attivare dinamiche sempre e comunque apprezzabili per un io che scava nelle viscere e affronta la realtà in modo quasi simbiotico, con approccio verista e anticonformista, in modo critico e in parte analitico, alla ricerca speranzosa che prima o poi qualcosa possa cambiare all’orizzonte; ne sono a testimonianza di questo, i pezzi che trovano in l’apripista Piazza Syntagma un punto di svolta con il passato fino a quella Pioggia Acida, nel finale, che sembra quasi servire da monito per ciò che ci sta succedendo attorno: un disco, per i vicentini Pyjamarama, che suona conforme al loro essere schierati, laggiù oltre le barricate.

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Free Nelson MandoomJazz – The organ grinder (RareNoiseRecords)

Sperimentazioni d’oltretomba accarezzate dallo spirito dell’illusione sonora, marcati contrappunti in grado di destabilizzare le armonie, verificando l’immortale presenza scenica di una commistione di generi che tende ad aprire nuove porte e nuove idee, di comunicabilità oltre la comunicabilità, un pensiero omogeneo e cangiante che deriva direttamente dalle incursioni sonore del trio scozzese in grado di creare una sorta di implacabile jazz sopraffino incrociato al doom metal ispirato di band come Black Sabbath, per un martellante desiderio di ascesa negli inferi e sicura consapevolezza di creare con il proprio strumento qualsivoglia geometria istintiva atta a maturare le scelte e a distogliere lo sguardo dalle futilità della vita per renderci partecipi di un viaggio trainato da Caronte stesso, lungo il fiume che ricopre le esigenze stesse di un mondo in piena evoluzione e di certo alquanto personale per una manciata di pezzi che sono vorticose salite in assenza di gravità, al centro della nostra terra.

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Chisco – Ital (JamRockRecords)

Un mondo esploso in moltitudini colorate newroot per uno dei più rappresentativi, reggaeman italiani, Chisco, già voce dei Working Vibes , vincitori del Premio Ciampi nel 2009 e fautori di collaborazioni nonché condivisioni dello stesso palco con Manu Chao, Negrita, Ziggy Marley, Bluebeaters tanto per citarne alcuni, nomi sensazionali che hanno saputo dare piccoli insegnamenti di vita al nostro che ritorna e prosegue il suo cammino in solitaria, una cammino che è fusione della tavolozza cromatica originaria con nuovi suoni e nuove idee, dal piglio più deciso e incalzante, un ritmo che regala emozioni conquistando platee gremite, per una musica senza barriere e confini, quasi rivoluzionaria e molto appariscente, un palco colorato per giorni che sembrano non finire mai, sotto il segno del ritmo e del cantato in italiano per pezzi che si snocciolano al sole e che vantano la presenza di nomi illustri del panorama di genere come Terron Fabio dei Sud Sound System, KGMan, Papa Massi e Jaka, Sistah Franzy, Queen Mary, Francisca e Mis Tilla,una festa dentro la festa che crea un’armonia legata al filo della musica da Come il reggae fino A calci e pugni, passando per un frullato post estivo di musica da ballare anche in pieno inverno, in ricordo di questa estate, in ricordo di una vita da vivere ancora.

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Julia Mente – Non c’è proprio niente da ridere (Autoproduzione)

Rabbia lacerante dolore che intrisa di aceto ci fa gettare al suolo ogni speranza del mondo attuale, ma nel contempo ci fa sperare che qualcosa possa cambiare, urla strazianti fanno da incrociatori che tendono la mano all’orizzonte stereofonico giunto fino ad oggi per rimarcare la volontà di essere indipendenti, di essere fuori dagli schemi e soprattutto fuori controllo per una voce dentro ad una scatola incontrollata, capace di desquamare il passato, di renderlo vitale, poderosa ricerca sulfurea attesa fino ad ora, dove i tempi sono cambiati, dove i Julian Mente fanno un balzo emozionale rispetto al passato, rendendo la produzione più incisiva e corrosiva, da microfoni gettati al suolo arrugginiti, che segnano il tempo, ma non la fine, perché questi dodici pezzi in bilico tra FASK, Blonde Redhead, Il Buio, sono pezzi che assumono le fattezze di un toccasana per le nostre viscere per molta carne al fuoco direi, dalla bellissima ouverture di Mentre lei dorme, fino al finale di Ottomila, per dirci ancora una volta che in questo mondo, per avere qualcosa, bisogna lottare amaramente e i Julian Mente, sono tra i gruppi italiani, portatori di questo assunto vitale.

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LinFante – Piccolo e Malato Ep (LaFameDischi/Sinusite Records/Winter Beach)

Scaraventato nel mondo quotidiano, dopo peregrinazioni europee, il cantautore lo-fi LinFante ci permette di entrare nel suo mondo in punta di piedi tra chitarre sghembe e sperimentazioni da cameretta per un album che vede la luce dopo il disco d’esordio Non mi piace per niente, cinque canzoni per un Ep in grado di portarci a ritrovare una via di fuga dalla città, in maniera diretta e allo stesso tempo dimessa, raccontando di luoghi che non esistono più o che sono frutto di una fantasia leggendaria, capaci questi, di infondere una storia dentro la storia, passaggio necessario per comprendere una poetica che narra l’amore come causa di una sofferenza interiore che ha bisogno di uscire, di penetrare e di renderci partecipi di tutto questo, dalla notturna Serenata ai grilli, passando per la città attuale dove il nostro vive, Roma, le allucinazioni di Una pianta carnivora mi ha detto che non mi ami più fino alla conclusione di L’amaro e della poetica title track per un disco che ha il sapore fanciullesco di una larva che può e che deve diventare farfalla.

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