Gianfranco Riccelli e Arangara – Indietro non ci torno (Discovery/Artis Records/Edel)

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Radici affondate nella classicità di un cantautorato duro e puro, capace di rigenerare il presente con uno stabile amore per il passato, per tutto ciò che ci troviamo ad affrontare nei percorsi tortuosi di questa e altre vite. Gianfranco Riccelli con gli Arangara confeziona una prova che porta con se il sapore di ciò è stato. Molte le influenze da Claudio Lolli a Pierangelo Bertoli che per l’occasione hanno donato la possibilità al nostro di mettere in musica alcuni loro testi inediti e mai pubblicati. Le canzoni inevitabilmente hanno il sapore del già sentito, non apportano nulla di nuovo al panorama musicale italiano, ma nonostante questo il cantautore calabrese riesce ad intessere una fitta trama di parole che diventano poesia vera ascolto su ascolto. Indietro non ci torno è un inno alla vita, un inno alle cose semplici, un imbastire quotidiano di vissuti a ricercare una bellezza mai sopita, una bellezza che in qualche modo è sempre lì pronta a risvegliarsi, per stupire, di nuovo.


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-FUMETTI- Emiliano Pagani/Bruno Cannucciari – Stagione di caccia (Tunué)

Titolo: Stagione di caccia

Autori: Pagani/Cannucciari

Casa Editrice: Tunué

Caratteristiche: cartonato, 19,5×27, 96 pp

Prezzo: 17 €

ISBN: 9788867903467

 

Boschi dal sapore ancestrale intessono trame fitte e pericolose dove uomo e natura si incontrano e si scontrano all’interno di un limitare che diventa morte, un limitare che diventa vita, un limitare reale che si trasforma come normale prosecuzione di ciò che è stato, reale prosecuzione di ciò che sarà. Anfratti celati e nascosti poi si tingono di nero per attirare l’attenzione nei confronti di un noir dal sapore europeo che scava nelle viscere ed esplode come fiume in piena impossibile da trattenere in un’oscura notte dove la luna illumina e ammalia.

Un borgo sperduto, case diroccate a far da sfondo, un paesino raccolto e vissuto da anime errabonde che cercano il proprio posto nel mondo, il proprio posto da occupare. Da una parte un insieme di ragazze a gestire un’azienda di prodotti biologici legata all’inclusione del cosiddetto diverso: lo straniero, l’immigrato. Dall’altra i cacciatori, quelli che vanno a caccia di cinghiali, quelli che trovano nella loro arma una sicurezza degenerata, una sicurezza evoluta in reale esemplificazione di un’insicurezza intrinseca nei confronti della vita, nei confronti dell’altro.

La coppia Pagani/Cannucciari, già vista in Kraken sempre edito da Tunué, esplode attraverso un racconto intimo e selvaggio che trova facilmente la strada di casa attraverso le contorte suggestioni di Polanski e le visioni di un’umanità meschina e crudele raccontate in Battuta di caccia da Enki Bilal. Illustrazioni di un passato remoto, rigorosamente in bianco e nero, rendono l’immagine ricercata tra le nebbie della vita dove testi cinematografici sono complementari per comprendere l’importanza della vicenda, la rigorosa messa in campo di protagonisti reali, crudi, veri nel loro essere sbattuti all’interno del vortice esperienziale dell’esistenza.

Ciò che ne esce è un’impressionante lettura del mondo odierno. Un ribaltamento continuo di ruoli. Non si comprende chi è la preda e chi il cacciatore. Gli autori non ci consegnano un piatto decorato ad arte. Ci consegnano una necessaria ambivalenza di ruoli e di parti. L’ azione non necessariamente trova un significato per la parola giusto o sbagliato, ma piuttosto incarna un momento, una dinamica, un fatto da cui non si può tornare indietro, un fatto che diventa specchio nell’ineluttabilità della vita.

Stagione di caccia è la natura che sovrasta la nostra percezione di superiorità. Una caduta e una rinascita nella solitudine contemporanea. E’ un quadro attento e meticoloso dove i protagonisti sono esseri senzienti maturati e inglobati dall’esperienzialità della vita.


Per info e per acquistare il fumetto:

https://www.tunue.com/prodotto/stagione-di-caccia-emiliano-pagani-e-bruno-cannucciari/

 

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Laago! – Le fasi del sonno (42 Records)

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Psichedeliche visioni conturbanti di un poppettino che scivola dal palato alla gola rinfrescando le gole più aride. Capacità e mestiere per il progetto solista del cantautore romano Andrea Catenaro. Progetto ricco di sostanza concepita da suoni importanti e ben amalgamati in una considerevole visione d’insieme che abbraccia l’Oltreoceano e si stabilizza nel rincorrere i palati più esigenti. Le fasi del sonno incorpora un amore sconsiderato per la musica degli anni ’90, per tutto quell’indie rock che fa da substrato alle creazioni del nostro. Ecco allora che scivolano pezzi come Dormi, Il mostro di Cleveland, Occupato, Mantra ad intrecciare vite e pensieri, ad intrecciare un’idea di realtà personalizzata a dovere e inconsciamente carica di uno spirito di giovinezza post adolescenziale inesauribile. Le fasi del sonno è un disco strutturalmente buono. Un’evoluzione di un pensiero. Una ricerca che spero non si fermi qui, ma che piuttosto continui a produrre lavori di questo livello.


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I quartieri – ASAP ( 42 Records)

album Asap - I Quartieri

Soppesate atmosfere melliflue ingranano il sapore del tempo e ci concedono spazi d’apertura sonora e di qualità grazie al nuovo de I quartieri. Arrivato dopo sei anni dalla precedente fatica, ASAP è un disco che non segue il turbinio di questa amara realtà musicale, ma piuttosto scava in profondità ricercando un proprio stile, nuovo, frutto di ascolti su ascolti, frutto di un’espressione musicale davvero importante. Ci possiamo sentire dentro Riccardo Sinigallia, ma anche gli Alt-J, i Radiohead il tutto condito da un’italianità che diventa internazionale, abbatte i confini, riunisce ed emoziona. ASAP è un cerchio profondo nel nostro cuore. Un cerchio concentrico da cui attingere acqua vitale, abbandonando l’inutile e valorizzando ambientazioni fatte per colpire, fatte per lasciare il segno. Dalla title track d’apertura fino a 6.45 i nostri riescono, con grazia in divenire, a costruire un proprio mondo, una propria nicchia nel caotico panorama musicale odierno. Una ventata di veridicità davvero sorprendente.


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Il branco barracuda – Borderline (Alka Record Label)

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Pop rock d’avanguardia attanagliato al suolo e pronto ad incidere una colonna sonora a colpire e ad infondere energia ascolto su ascolto attraverso una rarefazione che sottolinea l’importanza di arrangiamenti mai fuori luogo, ma pronti, piuttosto, ad essere eviscerati a dovere in qualsiasi situazione. Il branco barracuda confeziona un disco stilistico immediato capace di parlare con disinvoltura di questa nostra realtà. Quotidianità giornaliera, racconti di vita, velocità che dipinge, sete di vissuti che colora. Da Kamikaze fino a Parassita, passando per le riuscite Scandaloso, Collidere e Funerale i nostri confezionano una buona prova che parte, prima di tutto, dal cuore. Borderline è un disco che non si pone limiti e trova nel bisogno del momento un proprio punto di fuga, una propria via personale per costruire architetture originali e di buon appeal immediato.


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Minnie’s – Evviva Manifesto (La Valigetta)

album Evviva Manifesto - Minnie's

Pop sintetizzato a dovere capace di ricreare atmosfere e ambientazioni in grado di concepire progressi che non sono traguardi, ma un segno di una maturità davvero impressionante e meravigliosamente umana. Il nuovo dei Minnie’s, longeva band di metà anni novanta di Milano, è un concentrato autorale di immagini pop che condensano l’atmosfera di vellutate impressioni e abbondano a livello emozionale di un appeal davvero invidiabile. Evviva Manifesto è principalmente una dichiarazione d’amore per un determinato periodo di tempo. In questo album c’è la comunicazione reale e i racconti di un’intera generazione. Un disco che si fa ascoltare lasciando il segno. Un insieme di canzoni che non segue le mode di questi tempi. Qui ci sono narrazioni che diventano piccole poesie coadiuvate da un apporto strumentale davvero minimal, ma dannatamente efficace. Evviva manifesto è una sorta di miracolo. Un concentrato di emozioni lungo dodici canzoni. Un tuffo nel passato contemporaneamente moderno.


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Pikkolomini – Perfetti (Blu Music International)

album Perfetti - Pikkolomini

Pop d’intergalassie lontane che abbraccia una canzone d’autore capace di andare oltre  consegnando all’ascoltatore miraggi di mondi immensi. Perfetti è il disco solista di Pikkolomini, all’anagrafe Alessandro Perfetti, già attore in alcuni film di Verdone e già musicista per band come Backstage e Transito. Un disco che ricopre di elettronica un album d’autore ricco di eleganza e capacità melliflua di scardinare concetti quotidiani per andare oltre e intensificare ascolti che si perdono e si ritrovano tra le stelle di un giorno lontano. Pikkolomini riesce ad essere incisivo, rimanendo in una classicità di fondo. Pezzi come la traccia d’apertura Troppo facile, Un’aurora boreale, Algortimi ne sono l’esempio più evidente. Perfetti è un disco da assimilare goccia a goccia. Un album carico di significati e di poesia da centellinare in questi nostri giorni.


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TSbluesone – ‘Na spiranza (Dcave Records)

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Sporco blues intriso di significati per il nostro Antonio Spina in arte TSbluesone. Un disco di proverbiale capacità nel mescolare radici del sud del mondo con qualcosa di ancora più profondo che si perde nelle piccole vie di città affacciate sul mare. Un incontro di culture, un incontro di emozioni, sorrisi e sentimenti che portano con sé il profumo delle cose migliori. Il sudato bisogno di far parte e abbracciare qualcosa di grande si scontra e incontra con quella passione viscerale in grado di attraversare i continenti, attraversare terre, dare un senso diverso al nostro vivere. ‘Na spiranza è un disco ricco e completo. Un album che sa di vecchio e di contemporaneo. Un bisogno necessario che diventa magia ascolto su ascolto, sedimentando la bellezza in tracce che si perdono laddove nessuno può arrivare.


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Garuda – Garuda (Autoproduzione)

GARUDA

Rock, funk, pop che si mescola attraendo masse diverse e creando, in costante ricerca, un’energia contagiosa in grado di attraversare tempo e spazio, bisogni sempre nuovi e quotidianità da raccontare. I Garuda, formati da Sandro Donda e Emma Lercari, per l’occasione coadiuvati da Giuseppe Scarpato e Luca Martelli danno vita ad un disco che con ironia fa riflettere sul nostro vivere, con ironia riesce a dare un senso e un significato a tutto ciò che ci gira intorno. Esemplificazione di tutto ciò la possiamo trovare in pezzi come L’illusione magica, Passo passo, Scegli un nemico per un intreccio intriso di verismo e in qualche modo ricco di rimandi ad una società in cambiamento, una società congestionata e priva di vie d’uscita. I Garuda sanno raccontare tutto questo. Lo fanno con uno stile del tutto personale. Lo fanno con la classe di chi conosce il valore delle cose.


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Dazio – Come fanno gli animali (Autoproduzione)

album Come fanno gli animali - DAZIO

Disco introspettivo con melodie pop ammiccanti. Disco intenso pieno di citazioni, di rimandi ad una vita reale, a quel bisogno essenziale di far parte di qualcosa di più grande, intenso, vissuto. Dazio, cantautore e polistrumentista romano ci regala un album che ricorda molto Calcutta, i The giornalisti, Gazzelle e tutta quella la scena indie pop tanto cara e di moda ai giorni nostri. Dentro a Come fanno gli animali però c’è un lato interiore, una parte che piano piano esce per rendere l’ascolto lontano dal mainstream. In Come fanno gli animali c’è la canzone d’autore italiana che diventa viaggio all’interno dello stesso cantautore per scandagliare in profondità sentimenti ed emozioni, vissuti e reali bisogni a venire. Quello che ne esce è un disco vero, reale, non fittizio, ma piuttosto un album in grado di inseguire un sogno di gioventù lungo una vita intera.


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