A red idea – Bed sea walks (Beautiful Losers)

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Commistione concentrica di suoni oscuri e ben ponderati che imprigionano l’ascoltatore all’interno di un mondo che scivola nelle nostre mani e concede spazi atmosferici grazie ad una musica cangiante, mutevole, in grado di abbagliare, in grado di concentrare il senso più profondo in un mare vorticoso di sentimenti e stati d’animo in divenire. Il disco del veneziano Alvise Forcellini unisce le visioni dei The National, passando per i primi Coldplay, reinventandosi come gli Alt-J e attraendo di sé la forza misteriosa di band come Fleet Foxes e di cantautori come Beck grazie ad un pop che diventa psichedelia, grazie ad una musica d’autore che scavalca i confini nazionali e approda oltreoceano per impiantare sogni e radici. Nato dalla collaborazione con il musicista Are you real? questo Bed sea walks suona eterogeneo già da Fear, traccia d’apertura nonché singolo di lancio, per ampiezze che via via alzano il tiro e si concedono momenti davvero importanti in canzoni come My memories, Too many nights e Home at last ad impreziosire un album che brilla nella notte più oscura e sa tuffarsi nel mare della nostre mente con stile e calma apparente. 


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Mulai – HD Dreams (Oyez!/VolumeUp)

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Sogni ad occhi aperti e bisogno di liquidare l’elettronica all’interno di contenitori non ermetici pronti a far uscire dal proprio interno un’aurea mistica che si sposa con le solitudini metropolitane attraverso suoni e colori oscuri e magmatici. Il primo disco di Mulai, dopo l’uscita di vari EP incrocia in modo digitale Lali Puna, Amy Can Be, gli Air, attraverso una musica dal forte sapore internazionale che colora il cielo di ombre e bellezza da cogliere, sfavillanti energie e rarefazione in etere sorprendente. Un dream pop elettronico quindi, un entrare nei sogni dell’ascoltatore intersecando a dismisura i pensieri dell’era moderna e riponendoli su di un lontano pianeta che non conosce confini. Flussi di coscienza interagiscono con i beat creati per l’occasione per ristabilire equilibri interconnessi con una realtà simbiotica e contagiosa. Il disco di Mulai è un album da ascoltare a pieni polmoni, un disco notturno da leggere e rileggere nella sua complessità. 


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Andrea Andrillo – Uomini, bestie ed eroi (Radicimusic Records)

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Disco pregno di atmosfere, metafore, allegorie, voci che si incontrano, suoni a ridestare bisogno di andare avanti concentrando il tutto in una rivoluzione personale che con fare poetico dimesso incontra la solitudine e la magia anarchica di un album davvero importante. Il cantautore sardo Andrea Andrillo ci regala il primo insieme di canzoni che faranno parte di una trilogia in musica. Questo Uomini, bestie ed eroi parla di vita presente e di vita passata, ci sono immagini di guerre lontane e c’è la sofferenza del momento; l’insperato sostegno a proseguire e il mare di incertezze che solo la vita ci può donare. Spogliate quasi di tutto, le canzoni si sostengono grazie ad una struttura scarna, ma affilata, in grado di garantire importanza ad un timbro vocale davvero particolare che soprattutto nella traccia d’apertura stupisce e abbaglia in un solo istante. Andrea Andrillo sembra dare voce a chi voce non ha intersecando nei confini umani una parabola ascendente di sogni infranti e desiderio infinito di ricostruire l’amore. 


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The Price – A Second chance to rise (Autoproduzione)

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Suoni elettrici coadiuvati da sferzate di polvere che imprimono compattezza energica ad una musica via via in avvicendamento continuo con un’essenza che diventa metropolitana, potente, distorta e accecante. Il nuovo di The Price costituisce un’intenzione necessaria se vogliamo entrare all’interno del mondo di Marco Barusso, attraverso una musica che possiamo definire omogenea, sicuramente non innovativa, ma di certo ricca di sentimento e amore per qualcosa di indefinito che comprime i pensieri e ci porta alla scoperta di un concept che nella morbosità della relazione trova il suo punto d’apice esplicativo. A second chance to rise raffina i paradigmi e nuota all’interno di un mondo duro e perverso, mai delicato, ma piuttosto compresso in ambizioni dark e oscure pronte a colpire in faccia l’ascoltatore ascolto dopo ascolto. Da Tears roll down fino a Strange world la vita raccontata dal nostro è enigma di costanza che non produce rarefazione, ma piuttosto vette da scalare. 


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MahDoh! – Rughe (MiaCameretta Records)

Rock ‘n’ roll che vira al pop e intasca luci della ribalta per trasformare suoni sbarazzini in qualcosa di eccitante e introspettivo che partecipa all’ascolto e ingloba pensieri capaci di raccontare un passaggio, una sorpresa nuova, una vita da convogliare all’interno di un mondo che ci appartiene. Rughe è un mini disco filato, una prova dal carattere deciso che nell’eterogeneità dei brani proposti mescola sapientemente le carte in tavola per consegnarci un suono che grazie ad un non sense diffuso si colloca ad incontrare momenti e attimi di quotidianità. Un EP che si mastica in un sol boccone, cinque tracce che non disturbano, ma che piuttosto accompagnano, affilando le esigenze di un pop radiofonico con un qualcosa che non si chiede troppo, ma che comunque sa donare ascolto su ascolto.  Commistione di generi dal timbro vintage per questa prova, la prima dei MahDoh!, strizzando l’occhio alla facilità d’ascolto, alla musica senza pensieri. 


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Lai delle nubi – Tueri (MiaCameretta Records)

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Post rock d’apertura spaziale in grado di attraversare galassie attraverso deflagrazioni e ritmi sincopati ad includere animo ed emozioni all’interno di una musica avvolgente e carica di attimi da descrivere, di attimi che progrediscono e salgono fino ad arrivare a importanti altitudini. Il disco dei Lai delle nubi uscirà soltanto in formato digitale o nella preziosa versione in vinile che ben si sposa con la qualità generale ed estrinseca che possiamo assaporare ascoltando, con magnetismo, questa forza d’amore incondizionato nei confronti di un rock in ascesa che sembra non conoscere vie chiuse o territori sbarrati. Una musica che esplode questa e ci rende partecipi di un progetto che lega indissolubilmente l’ascoltatore con stati d’animo perpetuati e carichi di quell’appeal energico che diventa quiete quando meno te lo aspetti. Un lavoro importante questo, un lavoro che sfiora la voracità dei sentimenti e si immerge con gratitudine all’interno di un cosmo sempre meno definito, sempre più stupefacente. 


Pre-order del disco qui:

[email protected]

 

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Wilderness – I’m not here (Mia Cameretta Records)

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Sonorità britanniche inoculate a dovere per stratosfere oscure che imprigionano la mente e attanagliano l’ascoltatore attraverso mondi indefiniti e carichi di sorprese. Il nuovo dei Wilderness è un tuffo concentrico all’interno di acque già battute, ma rimane vincolante l’aspetto essenziale di una forma simultanea costruita per dare spazio a riempitivi che ammaliano e non tradiscono mai. Ascoltare I’m not here è un po’ come avvicendarsi al mondo dei primi Joy Cut o dei The National all’interno di sensazioni e cambiamenti d’umore che rendono l’ascolto avvincente nel buio che diventa luce grazie ad una fotografia immediata di un tempo che non esiste più. Bella la voce cupa e mescolata a dovere al resto della strumentazione, bello lo scambio tra strumentale e cantato il tutto veicolato da una ricerca continua e soprattutto da un viaggiare che si fa dichiarazione d’amore per il lato più oscuro della nostra luna, cioè della nostra anima. 


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Roberto My – Flares (I dischi del minollo)

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Rimettersi in gioco, creare, comporre, dopo dieci anni di assenza, dopo anni passati a rimuginare sul tempo e su quel che è stato alla ricerca di un nuovo stimolo per ripartire. Roberto My ritorna con Flares, dopo il progetto Volcano Heart ritorna con un disco dal sapore puramente settanta dove un Neil Young più intimo e notturno sembra cantare i pezzi degli Smiths attraversando città metropolitane abbagliate dalla luci dei fari di un mondo in dissolvenza continua. Il suono che ne è esce è un concentrato di riff ipnotici che non risparmiano bisogno di costruire, riff capaci di creare un’omogeneità di fondo che non tradisce le aspettative, ma che piuttosto crea una solida base per un album dove pezzi come l’iniziale Motherland, Black Sky o Congo sono parti essenziali per definire una poetica d’insieme costruttiva e tenace. Flares è un rimettersi in gioco quindi segnando un nuovo corso che nella polvere del tempo ritrova il desiderio di stupire nuovamente. 


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Balentia – Nieddu (Nuragika/Roots)

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Suoni metropolitani oscuri che incrementano appoggi di vita essenziali raccontando di un’Italia in decomposizione attraverso parole che sospingono e alterano la concezione della realtà ottenendo una mistura di contemporaneità davvero essenziale. Tornano i Balentia, i rapper di origine sarda che hanno raccolto nel tempo oltre a numerose collaborazioni con artisti del calibro di Neffa, Colle der formento, Club Dogo anche innumerevoli concerti nella penisola e in Europa intascando elogi di critica per una poetica affilata e mai banale. Un disco oscuro questo, un album che non cede alle mezze misure, ma in modo introspettivo rappresenta situazioni che possiamo vivere nella nostra quotidianità sospesa alla ricerca di un qualcosa che mai potremmo avere. Nieddu è buio come la notte, ma porta con sé un desiderio di rivalsa e di libertà che si spinge oltre le consuetudini e consegna all’ascoltatore un’esigenza sempre nuova da ricercare nell’essere piuttosto che nell’apparire. 


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I funketti allucinogeni – Ombre (Xo La Factory/Cabezon Records)

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Funk stradale sotterrato al suolo e pronto a scoprire un mondo lisergico e aperto a cambiamenti che si discosta dal circostante per ampiezza di vedute e capacità originali di ponderare l’ascolto per trovare nelle ombre della vita luce oltre ogni cosa. I funketti allucinogeni, un nome un programma, costruiscono un’impalcatura davvero solida in questa prova, reagendo al mondo esterno in modo del tutto inusuale, implementando un groove sopraffino senza strafare, ma piuttosto sacrificando l’inutile per ampliare vedute assestate da solide basi. Ombre è il primo EP della band proveniente dalla provincia di Brindisi e grazie ad un suono ricercato e curato riesce ad impreziosire una prova davvero interessante sotto molteplici punti di vista. Da Show me the road fino a Ombre i nostri ci regalano un disco che sa stupire e sa convogliare il necessario all’interno di una manciata di canzoni suonate come non ci fosse domani. 


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