Fragil Vida – Papà ha detto che la vostra musica è schifosa (La fabbrica)

Un cantautorato maturo in ogni sua forma che raccoglie l’eredità dei cantautori degli anni zero per trasformare il tutto in linfa vitale per un menestrello “due punto zero” in grado di portare argomentazioni moderne coadiuvate da musicisti che sanno dedicare un giusto posto nel mondo, una giusta via dove rimanere, dove risiedere.

I “Fragil vida” raccontano un qualcosa che ci accomuna.

E’ questa la capacità principale che devono possedere i cantautori, e cioè essere in grado di raccontare in modo fantasioso qualcosa che ci tocca nel profondo, che fa parte della nostra esistenza, dei nostri pensieri e delle nostre aspettative.

“Fragil vida” con “Papà ha detto che la vostra musica è schifosa” sputa in faccia al quotidiano, sputa in faccia a tutto, ma lo fa con stile: 15 piccoli capolavori musicali che sembrano racconti, la cronaca della domenica, i temi lasciati al tempo della narrazione, le poesie scritte nei biglietti e magari accartocciate per non farle leggere da persone poco gradite.

In questo disco si respira aria di scuola, la scuola della vita però, quella che non ti da sempre la seconda occasione, dove ognuno deve ogni giorno lottare per portare a casa un sorriso, strappato da un volto che magari occhi non ha.

Ecco allora che la prosa si intensifica in bellissimi pezzi come “Ti porto con me”, “Ci hai lasciati soli” passando per l’ilarità in “Zoppo di madre”, la catarsi di “Buono il mattino” e la narrazione di “Sorpreso in fuga”.

“Davvero le mani” si identifica per quel suono tipico che si ascolta nel finale dei dischi, lasciato quest’ultimo all’ acida “Alba”.

Un album pieno di contenuti, quasi un vocabolario da portare con se per leggere in maniera diversa i fatti che ci circondano.

Una prova da lodare, per il coraggio e la capacità espressiva, in cui gli arrangiamenti sono punto cardine per un ascolto in loop continuo.

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