Zi-CKA in the Head – Habit & Changes pt. 01 (Warning Drop)

Zi-CKA in the Head - Habit & Change Pt. 1 [STREAMING] - Rockambula

Disconnesso viaggio sulfureo capace di convogliare la musica dei videogiochi degli anni novanta all’interno di rapide visioni d’insieme che si estendono dal dub e all’elettronica in un’ottica di visione concentrica e sovrapposta del mondo circostante. Disco composito e altamente corrosivo per lo sperimentatore Gennaro Sica, musicista esportato in Inghilterra e capace di prodezze fuori aerea che convogliano all’interno del grande calderone sonoro che ingloba gente del calibro di Massive Attack, Tricky fino ad arrivare alla commistione sentita con l’italianità dei Casino Royale. Un album non di facile assimilazione. Dieci pezzi che studiano l’universo conosciuto e intrecciano passione e sostanza in una sorta di perpetua visione di ciò che sarà. Habit & Changes pt. 01 apre alla scoperta e all’ingegno. Un disco fatto di colori e sensazioni che non passano di certo inosservate.


Per info e per acquistare l’album:

https://warningdrop.bandcamp.com/releases

Sereno Regis – Sereno Regis (LaSaletta)

Sereno Regis, forse qualcuno lo ricorderà per aver creato e dato vita alla band torinese Lisagenetica, ora in veste di cantautore solista abbandona i fasti passati per creare, dando un senso maggiore alla sua ricerca, un disco fatto di pulsazioni introspettive sentite che stupiscono per musicalità e forte capacità di affondare le proprie radici nel cantautorato italiano dei mitici ’70.

Per ampiezza di costruzione il nostro si rifà quindi ai grandi di quel periodo, toccando De Gregori, ma non solo, per linea melodica ricorda Massimo Bubola e sempre rimanendo nell’area veronese anche un altro cantautore che si muove nella scena underground, Stefano Ferro.

Un disco, quello di Sereno, che stupisce per testi che affrontano la realtà con sano senso verista e connotati dalla capacità di entrare a fondo con parole ricercate, ma allo stesso tempo dirette, testi che parlano di amori, di immigrazione, di lavoro, di pezzi di noi lasciati incolti nell’adolescenza.

Regis è un cantautore, un cantautore del popolo che per l’occasione è accompagnato dalla chitarra e dagli arrangiamenti di Fabrizio Barale, già chitarrista di Ivano Fossati e Yo Yo Mundi.

Un disco da scoprire e da non sottovalutare, perché dietro ad ogni nota esiste un mondo, un mondo fatto di sogni e speranze mai abbandonate.

Letlo Vin – Songs for Takeda (autoproduzione)

Un disco solitario che parla di inquietudini passate, vissute e compresse in un album ricercato, dalle sonorità folk ammiccanti al pop d’oltreoceano e coadiuvato da terapie Iveriane passando per lo Springsteen solitario di The ghost of Tom Joad.

Letlo Vin si concede di passare su territori glaciali, riscaldando vibrazioni contorte per scendere a profondità inesplorate e toccando apici di concretezza con cori e controcori e una voce che si innesta gradatamente fondendosi nel migliore Tom McRae.

Songs for Takeda è un album che dichiaratamente esprime un concetto, l’addio di Takeda, messo in atto da tre parti che commuovono e con sospirato sollievo rendono la vicenda viva e vissuta.

Masterizzato da Nick Petersen, il genio che ha dato vita al Mastering di For Emma, Forever Ago di Bon Iver, il disco si presenta come un forte impegno al disincanto narrando passioni e racconti che conquistano fin dal primo ascolto.

Un album maturo e compiuto, che parla di addii o forse di felici ritorni, un ritorno alla pace dell’anima che raggiunge e completa, che si inerpica e scalda.

 

Beatrice Antolini – Vivid (Qui base luna)

Ascoltare questi dischi ti fa capire che forse stiamo raggiungendo una perfezione che va ben oltre la capacità di investire denaro e tempo per creare un prodotto finito ad alti livelli.

Qui si sta parlando di una cura maniacale ad ogni singola nota, ad ogni singolo istante che Beatrice Antolini vuole raccontare, perfezionando i precedenti e dando quel qualcosa in più che forse è molto difficile da trovare in altre formazioni/cantautrici.

Come in una fotografia si lascia il territorio nazionale per percorrere strade che sono lontane da noi, dal sapore extraeuropeo, delle volte si possono sentire echi medio orientali che ti entrano e non ti lasciano più fuggire,tanto la proposta si fa variegata, quanto la ricerca del mood eccellente è presente in ogni traccia.

Beatrice suona di tutto e lo sappiamo, già musicista con A toys orchestra e presente nella compilation Il paese è reale di Manuel Agnelli e co., la cantante si insidia in modo preponderante già dalle prime battute in PineBrain, passando per l’orientaleggiante Vertical love, echi lontani si ascoltano in Taste of all arrivando alla perfezione sonora in Vibration 7, si scherza poi in My name is an invention chiudendo con sonorità Bat for Lashes in Happy Europa.

Lo scarabeo si insinua lentamente dentro il tuo corpo cambiando colore, come in una mattina di sole il tuo sentire si trasmuta dando forma ad un arcobaleno di pensieri sinceri, che si possono condividere e che fanno di te una persona migliore.

Un disco elegante, ben suonato, sicuro e destinato a diventare uno dei più bei dischi del 2014.

DadaTra – Sequoya (Autoproduzione)

Un album affascinante e suadente, una camicia aperta in piena estate che raccoglie ogni sorta di soffio di vento, questo è Sequoya il nuovo album dei DadaTra promettente band che dopo numerose esperienze soliste dei vari componenti decide nel 2010 di fondere il proprio suono in unico esperimento musicale.

Esperimento riuscito seg1359548442_Dadatra-coveruendo le orme lasciate soprattutto da Jeff Buckley e i Cousteau.

I componenti sono Camillo Achilli al basso elettrico, Stefano Battiston alla voce, chitarra e tastiere, Corrado Campanella alle chitarre, Stefano Gilardone alla batteria e gege Piccolo alle chitarre.

Sequoya è una continua ricerca, da testi e musiche lontane con cantato in inglese, fino alle radici più profonde del cantautorato italiano che inonda prati di un folk verdeggiante.

I 5 mutano stile in ogni brano toccando vertici di prog-rock in canzoni come la bellissima “Percepitium” o tocchi di vena pop-rock come nella “Greiseggiante” 1000 Street.

Arpeggi di disincantata maestria si ascoltano in “Di pancia vestita (Marta)”, mentre la chitarra di Clapton incontra Demis Roussos in “Oltre”.

“Recovery signs” è una classicheggiante melodia rock, tranne il ritornello che porta appresso canti e controcanti degni di un grande gruppo gothic-rock.

“Grand Wormwood” precede il capolavoro di “Afa” una ballata malinconica dal gusto dolceamaro in cui “dare la voce a un colore” è divenuta essenza vitale.

L’album si chiude con le chitarre sferzanti di “The golden ass” brano in cui il miglior rock seventy incontra gli anni 80 per un finale in dissolvenza.

Una prova sicuramente molto matura sotto numerosi punti di vista: cambi di ritmo, tonalità, sonorità; la facilità con cui i Dada Tra passano da un genere all’altro è notevole e sicuramente ammirevole, un album che porta con se personalità e dolcezza, melodia e dissonanza, una prova che merita di essere ascoltata più e più volte per comprendere appieno il loro modo di vivere. E scusate se è poco.