Endrigo – Ossa rotte, occhi rossi (IndieBox)

L'immagine può contenere: una o più personeCanzoni che corrono con noi alla velocità del suono, non lasciano scampo e non lasciano fiato, trattengono il respiro e le poche cose che ancora possiamo avere e ci consegnano uno spaccato di involuzione rock che sfocia ed esplode in attimi di rabbia convulsa che accecata dal troppo star male si riaddormenta in un sonno che porta i nostri Endrigo a cucirsi attorno una pelle di lacerante bisogno di sopravvivenza, contro le furie del tempo, contro l’inesorabile declino, apprendendo diligentemente la lezione dai FASK, dai Ministri e da altre band come Majakovich su tutte ad incatenare il nostro bisogno di appartenere a quella fame da palco che ha sempre e comunque una valvola di sfogo tra le tenebre in un inseguire continuo fatto di coraggio e bisogno di incanalare le energie, talvolta facendosi del male, ma con il potere di rialzarsi e di poter raccontare e raccontarsi ancora in pezzi come Controcrederci, Sobrio, Spara e la finale Buona Tempesta a ristabilire equilibri dopo le ondate di mare a rischiarare il tempo oltre i costrutti che conosciamo, senza paura, senza rancore, ma con un briciolo di esperienza e speranza in più.

Siberia – In un sogno è la mia patria (Maciste Dischi)

Pensare di vivere in un sogno dove tutto sta crescendo, dove tutto è in procinto di trasformarsi, noi esseri strani, divincolati dal buio della notte, cerchiamo la luce in un posto nuovo, noi che siamo parte di un tutto proveniamo dalla terra e alla terra siamo destinati, un angolo di mondo che può essere la patria, non mero territorio delimitato da confini, ma capacità di dare un senso e un nome a chi ci troviamo davanti.

I Siberia sono per metà stranieri e conoscono nel profondo il senso del termine che da valore al disco, lo apprendono giorno dopo giorno attraversando le barriere virtuali che caratterizzano il nostro vivere e lo fanno con una dimestichezza pop da primi della classe, incrociando in modo delizioso rimandi di tipi Baustelliano fino alla tradizione sonora di Endrigo, la wave mescolata alla musica d’autore, per un sodalizio che attinge le proprie radici in un vortice che non sa quasi mai di tensione, ma di territorio inesplorato, onirico e sensazionale.

Undici pezzi che sono lo sfondo dei racconti di ogni giorno, partendo con Patria e finendo con Una speranza, quasi un richiamo ancora, quasi il desiderio di convincersi che la fuori tutto ancora può cambiare, che anche  il più piccolo seme dentro di noi, un giorno germoglierà per tornare da dove è venuto, noi cenere di alberi eterni sempre pronti alla sconfitta.