Annabit- The endless now, we’re living in (Dischi soviet studio)

ANNABIT: "The Endless Now, We're Living In" recensione

Visioni elettroniche in sovrapposizione si confondono all’interno di un mondo fatto di sintesi percepita e suonata e nel contempo capace di coltivare una forma canzone che porta l’ascoltatore ad immedesimarsi all’interno di elucubrazioni da band come Massive attack, The Chemical Brothers, The Prodigy a costituire ricerca, sperimentazione e passione per tutto ciò che di nuovo può essere scoperto. Annabit ci regala una prova che mescola stili personali, ricreando, nel sottobosco urbano, una sorta di sentiero-guida in grado di ramificarsi e proiettandosi verso solo ciò che possiamo considerare necessario. Una prova dal forte impatto emozionale che sprigiona rabbia ed energia nella ricorsa di un mondo onirico, costruito ad arte e cesellato a dovere. Sono undici canzoni con una quantità innumerevole di featuring ad aprire, all’universo interiore, una serie di pezzi che trovano nella fine di questo tempo, un nuovo inizio, una nuova parte intrinseca da conquistare.


Il peggio è passato – Bugie d’autore (Dischi Soviet Studio/Shyrec)

Profumi dei Baustelle nell’esordio discografico del trio electro pop Il peggio è passato. Profumi di adolescenza e di Estate che sentono il bisogno di atterrare nel nostro essere affossando ciò che è stato grazie ad un suono fresco e genuino che riesce a ricaricare di significati la nostra quotidianità. Bugie d’autore ha le parvenze di un disco all’acqua di rose, ma in verità è la fotografia cruda e nuda di questo nostro universo. Un ossimoro costante a ribadire concetti post pandemia o pandemici che qui trovano spazio grazie a titoli efficaci e capaci di fotografare un delirio collettivo ben rappresentato e addolcito da amori andati a male e velleità mai troppo velleitarie. Il peggio è passato riesce nell’intento di creare un album che suona pungente e attuale. Un disco in caduta libera che si fa strada esistenziale per ciò che verrà. Non prendendosi troppo sul serio che sia chiaro eh!


Mario Pigozzo Favero – Mi commuovo, se vuoi (Dischi Soviet Studio)

Mi Commuovo, Se Vuoi | Mario Pigozzo Favero | Dischi Soviet Studio

Mi commuovo, se vuoi sembra prima di tutto un disco corale. Pieno di musicisti di spessore, pregno di lirismo e parole che si affacciano all’orizzonte che verrà. Mi commuovo, se vuoi è nello stesso tempo un disco cantautorale che vive di momenti, di attimi, di emozioni che vogliono comunicare in simultanea una visione del tempo che passa e non torna più, una sensazione aspra, a tratti spigolosa, nello scavalcare gli schemi prefissati per raggiungere apici di esplorazione verbale e sonora in un contesto che diventa sempre più costruito ad arte senza passare inosservato. Tredici canzoni che diventano spaccati di vita e costringono l’ascoltatore ad entrare all’interno delle storie narrate, all’interno dei vissuti scenografici dello stesso musicista. La penna di Mario Pigozzo Favero ritorna col suo stile personale e mai parsimonioso. Ritorna ricreando ambientazioni che amano la contaminazione in un vortice interiore di disegni e gesti che sembrano coltivare la profondità dimenticando la banale apparenza.


Nel ventre dell’orsa – Nel ventre dell’orsa (Dischi Soviet Studio)

Nel Ventre Dell'Orsa | Nel Ventre Dell'Orsa | Dischi Soviet Studio

Introspezioni sonore che sanno di sottobosco fertile ad infrangere le consuetudini attraverso un cantautorato carico di suoni ad inoltrare spazi, ad inoltrare idee. Il nuovo di Giulio Pastorello, già Muleta e Nova sui prati notturni, incontra la bellezza del tempo che si ferma per immortalare, nel circostante bisogno di appartenenza, una fotografia capace di imbrigliare luce, una fotografia che sa di intensità mirata ad accendere, oltre i confini, il dolce migrare di un mondo in dissoluzione. Nel ventre dell’orsa è un progetto cantautorale che riscopre le melodie e le atmosfere dilatate del post rock nordico creando bagliori di impressionante appeal emozionale. Carillon, chitarre sovrapposte e riverberate, elettronica mai conclamata sono gli ingredienti fondamentali per comprendere una poetica di ampio respiro che in questo dolce migrare racconta di un epoca che non c’è più, racconta i passi nella neve, tra natura incontaminata e desiderio perpetuo di appartenenza.


Landart – Loud desire (Dischi Soviet Studio)

LANDART: "LOUD DESIRE" recensione

Accantonata l’esperienza Sarah Schuster le sorelle Dal Zotto, Daniela e Eleonora, qui con l’aiuto di Davide Bregolato alla batteria e Giorgio Manzato al basso, ritornano con un disco che fa della modernità in rock una ricerca di larghe vedute e ampi respiri. Incontrando Noir Désir, The Carnival of fools e timbriche in parte d’oltremanica le nostre riescono a creare un’impalcatura sostanziale fatta di ricordi e memorie dove la quotidianità si specchia inesorabile nel nostro venire al mondo. In Loud desire si respira un senso di internazionalità accompagnato dai cori, dagli intrecci di voci che riescono a catalizzare l’ascoltatore portandolo in un’altra dimensione a ricoprire di polvere l’etere che ci circonda. Ecco allora che le canzoni scorrono e trasportano. Interessante l’apertura affidata a The storm inside, passando per Museum of dreams, Miniverse, The battlefield per chiudere nel finale con la riuscita Far from me. Loud desire è un disco che sembra suonare immediato, ma se ascoltato attentamente racchiude un caleidoscopio di sfumature e accorgimenti da prendere in considerazione.


Lunar Dump – Lipo (Xo La Factory/Dischi Soviet Studio)

Lunar Dump - Lipo

Ritorna con un Ep sospeso il duo elettronico veronese composto dai fratelli Camponogara. Ritorna attraversando lo spazio e l’etere grazie ad una materia fluida e in divenire capace di sorreggere prestazioni preziose ad annoverare bellezza ascolto su ascolto. Molti spiriti affini per i nostri. Dai Can fino agli Air passando per l’inclusione magmatica dei Massive Attack grazie ad uno spogliare, di orpelli eccessivi, una musica fatta, prima di tutto, per stupire. Ne esce un disco elegante, mai banale. Un album, il terzo questo, dove la sperimentazione la fa da padrone e dove la leggerezza nel creare traspare ascolto su ascolto. Da Psycositar (flow) fino a Waterfall questo breve e intenso EP sa donare coordinate esaustive per colpire al cuore e impressionare in modo del tutto naturale.

Joe Shamano – Electro Trip (Dischi Soviet Studio)

album Electro Trip Joe Shamano

Atmosfere sulfuree e percepibili in sodalizi psichedelici che amalgamano il tempo passato e costringono ad entrare in una realtà parallela appagante e meravigliosamente condivisa. Il trip elettrico di Joe Shamano è una condizione decisa di echi passati. Un piccolo EP dalle forme sinuose in stato di grazia che apre ai ricordi e alla bellezza sopraggiunta di interminabili vocazioni musicali che abbracciano la spiritualità e il bisogno energico e lisergico di stupire. Sono cinque visioni. Cinque passaggi tra la vita e la morte. Passaggi che percepiscono la strada verso casa attraverso una visione che fa eco agli anni ’70. Dalla sperimentazione alle ballate il nostro incrocia sintetizzatori ed elettrica in una distorsione mai compressa, ma piuttosto tendente all’infinito. Electro Trip non è un lavoro eterogeneo. E’ un unico blocco musicale fatto di passione e tanta sostanza.


Valente – Controllo (Dischi soviet studio)

album CONTROLLO - Valente

New wave discostante per un salto nell’abisso lisergico sottoposto a manipolazione che ci troviamo ad affrontare ogni giorno. New wave che abbraccia il rock alternativo per un dischetto, quello di Valente, impreziosito da una rivisitazione di The man who sold the world di Bowie e raccontato a momenti attraverso brani che parlano da vicino di questa società incrostata dal tempo e sempre più compressa nei giorni che non sappiamo appunto controllare. Cinque brani soltanto per un EP di condensa ben programmato. Un album che si tinge di nero, a tratti elegante, un disco fatto di passione che sgocciola e convince. Dalla title track fino a Tokyo nights il nostro intavola elementi di essenzialità coadiuvata da materia prima cangiante e da solide basi che possono diventare necessarie fondamenta.


Smakoacustico – Il cartello (Dischi Soviet Studio)

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Decadenza in potenza per un ritorno di fiamma sempre in tiro capace di emozionare grazie ad un’armonizzazione acustica che intesse trame, scivola, compone, scompone e riadatta, tra un cantautorato in blues ad accendere momenti in simultanea e quella passione da artisti di strada che affonda radici nei primi anni del nuovo millennio. Il cartello, nuovo disco dei vicentini Smakoacustico, è un pugno al perbenismo che riesce ad incorporare azioni di gruppo e tanta capacità nel creare atmosfere, nel creare momenti consapevoli parlando di attualità, di implicita politica, di sogni da realizzare e speranze da raccogliere. Canzoni come Dracula, le ragazze, Il cartello, I barbari, Il re del mondo, L’anima della festa sono esemplificazioni poetiche di un nuovo linguaggio che apre a continue trasformazioni. Nel disco degli Smakoacustico c’è sostanza e interesse per il mondo in cambiamento, c’è il racconto di questa nostra esistenza, c’è un vampiro che succhia il sangue continuamente, un vampiro che vive accanto a noi.


The Junction – Dive (Dischi Soviet Studio)

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Post punk ad esplosione che riesce ad infondere legami con il territorio circostante ristabilendo di fondo un’internazionalità d’oltreoceano sempre pronta a stupire, sempre pronta a rinsaldare ciò che sembrava perso. Tornano i The Junction con un disco fatto di sudore e ossa rotte, un album che corre alla velocità stratosferica della luce e imbriglia una capacità maturata nel tempo e pronta a lasciare il segno ascolto su ascolto. Dive è un disco da ascoltare tutto d’un fiato, un album pieno di rimandi ad una scena underground viva più che mai. Da l’inizio esplosivo di Die alright fino a The widow, passando per la title track, Bombay movie e Love i nostri riescono a procedere costruendo brani diretti e a tratti inafferrabili per una manciata di canzoni che riscoprono, nelle proprie radici, un punto di svolta necessario.