The shifty split – Only after (Brutture moderne)

THE SHIFTY SPLIT - Behind the corner - Radiocoop

Atmosfere soul imbrigliate all’interno di una lisergica psichedelia crepuscolare a costruire elementi di congiunzione, a tratti astratti, con il pensiero sovrapposto al mondo in dissoluzione. Tempeste di calma anestetizzata sfociano in elucubrazioni sonore che conquistano e ammaliano attraverso uno sghembo apostrofare il mondo grazie ad uno stile particolare, unico e incisivo. Il nuovo di The shifty split, progetto di Renato Elia, frequentatore, con numerosi progetti, del panorama underground italiano, ci trasporta all’interno di un universo costellato di frasi e suoni appesi al filo di un equilibrista e intinti per l’occasione in un concept che si muove imperterrito grazie a canzoni proposte capaci di diventare motivo di interesse e di studio. Dedicato alla figura dell’anarchico e criminale francese Alexandre Marius Jacob che ispirò la creazione del ladro gentiluomo Arsenio Lupin, Only after è un album ricco di ingegno e ispirazione. Un’avanguardia solenne che incontra mondi apparentemente lontanissimi.


Cappadonia – Canzoni per adulti (Brutture moderne)

Cappadonia: "Canzoni per adulti" recensione

Cantautorato in rock per il nuovo di Cappadonia a dipingere elementi costruttivi in divenire che condensano l’atmosfera attraverso esigenze rarefatte di bellezza percepibile grazie ad una musica che riflette le vicissitudini dell’età adulta. Cappadonia ci regala un album stratificato, pregno di lirismo poetico riportato ai giorni nostri. Un album ben arrangiato e suonato capace di inglobare il britpop con qualcosa di italiano, legato alle radici della canzone d’autore del nostro Paese. Dentro a canzoni per adulti c’è il desiderio sempre vivo di raccontare esigenze di questa realtà. Nell’era post pandemica prendono vita pezzi come Sentire il rumore, Il ruolo, Giro di vite, La guerra è iniziata, Quadro storto a segnare una sorta di cammino interiore, ad indagare e ad interrogare l’animo umano ad ogni latitudine per un risultato davvero importante.


Unapalma – Eternit (Brutture moderne)

Suona un po’ come un disco di Samuele Bersani il nuovo di Unapalma, cantautore bolognese all’anagrafe Giacomo Scudellari, capace di intessere trame stratificate con la vita contemporanea dando profondità e sostanza ad un suono minimale, ma altamente capace di infondere qualità e bellezza ascolto su ascolto. Ho il piacere di ascoltare il tutto su vinile, forse il formato perfetto per assaporare una musica che non si espone mai troppo, ma cerca di giocare con le parole, infondendo fiducia consolatoria all’interno di un marasma chiamato realtà che ci inghiotte inesorabilmente. Eternit è un manifesto dei nostri giorni. Un manifesto dei valori umani. Di ciò che ci resta. Un’ancora nel buio che si aggrappa all’amore in attesa di un salvataggio estremo tra le galassie più distanti. Anche se qui si parla del nostro mondo. Con le sue storpiature e i suoi difetti. Brani quindi che ricercano nella parola meraviglia un substrato di attenzione verso tutto ciò che può essere identificabile e straordinariamente reale per un risultato d’insieme altamente emozionale.


Cappadonia – Corpo Minore (Brutture Moderne)

album Corpo minore - Cappadonia

Poesia in musica di eccezionale grado sopraffino. Una poesia che intesse le trame di questi nostri giorni e cerca, nel vagare del nostro spazio, un corpo celeste da attrarre e condurre a sé, un corpo celeste in grado di attraversare il cammino, di attraversare la sostanza materica di cui noi siamo fatti. Un viaggio quindi dentro alle galassie che ci portiamo dentro. Attimi di lucentezza che risplendono in pezzi dal sapore d’altri tempi che ammiccano ai The Smiths e intensificano i rapporti con l’ascoltatore attraverso un alternative mai scontato, ma che si riprende i propri spazi vitali per consegnarci visioni di esseri eterei in un universo privo di barriere. Il sottile bisogno di appartenere al tempo è un costrutto necessario per capire questa piccola opera. Cappadonia con Corpo Minore sfodera un’importante maturità raggiunta attraverso un uso proverbiale della forma canzone e attraverso l’intensificarsi, sempre maggiore, di una bellezza viva e necessaria.


Savana Funk – Bring in the new (Brutture Moderne)

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Suoni stratificati ad intessere i fili di un sound puro che attinge elementi essenziali dagli sciamanici anni ’60 a ricoprire di ritmo giornate che sembrano non partire, ma che si riscoprono prontamente grazie ad una musica d’insieme che sembra non conoscere tempi ne confini. I Savana Funk registrano un album di puro trasporto emotivo dove l’energia di base si riscopre pian piano nelle tracce proposte e dove l’immancabile groove sembra essere il punto direzionale per le mappe concettuali che ci portiamo dentro da sempre. Sonorità quindi che sposano una psichedelia onirica sembrano gli elementi unici ed essenziali di un disco davvero coinvolgente sotto molteplici punti di vista e dove il fattore sorpresa in divenire è costante motivo d’interesse e di scoperta. Bring  in the new è la necessità che si fa urgenza, è un substrato culturale che esplode in tutte le sue variopinte forme colorate, un desiderio di potenza che diventa vortice e dalla title track fino a Zahra (Reprise) ci trasporta in un mondo lontanissimo tra gli alberi in crescendo di una savana davvero funk. 


GDG Modern Trio – Spazio 1918 (Brutture Moderne)

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Saliscendi emozionali su asteroidi introvabili e carichi di velocità espressa attraverso forme alterate di poesia urbana incrociata ad un free jazz sporcato dall’elettronica e dall’improvvisazione per un risultato di chiaro stampo conteso e lisergico. Ascoltando i GDG Modern Trio sembra quasi di fare un salto ai tempi di Amnesiac dei Radiohead quando le sperimentazioni erano in funzione di una canzone che poteva diventare pop o comunque di facile fruibilità, mai estrema, ma piuttosto in grado varcare la soglia dell’astrattismo per portarci in una comunione unisona con gioielli di rara bellezza e di rara intensità. Spazio 1918 porta l’ascoltatore in una dimensione parallela e ben studiata grazie all’esemplificazione di undici microcosmi sonori e interstellari che permettono un viaggio che si spinge su strutture architettonicamente ineccepibili e cariche di appeal in un processo magnetico che trae soddisfazione dal connubio reale-fantastico di una musica da assaporare in ogni sua più piccola sfumatura. 


Giacomo Scudellari – Lo stretto necessario (Brutture Moderne)

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Gusto eccentrico per i componimenti strumentali e le architetture fantasiose rendono Giacomo Scudellari un cantautore alquanto profondo nella sua ostentata leggerezza. Colpi al cuore di swing eviscerato a dovere, per strutture mediterranee ad incontrare l’America Latina lungo il corso di un fiume, lungo l’attimo da far nostro e custodire impreziosendo di contrappunti musicalità che abbracciano il mondo intero e si fanno da base per i componimenti sghembi di un poeta alle prese con la conoscenza di se stesso e con la semplicità delle cose che in dissolvenza rispecchiano l’inesorabile nostra esistenza. Lo stretto necessario sembra quasi una valigia pronta a partire, un paio di libri buoni, qualche disco e qualche vestito, un abbraccio lungo un’eternità e la gentilezza di un gesto sul calar della sera; poi il treno e l’ultimo saluto. Questo però non è un disco triste, non ci si vede dentro un mondo in decomposizione, piuttosto da quello stesso mondo il nostro trasforma per dare valore alle cose. Un po’ come pensare che dal letame nascono i fiori, un po’ come dire che è tutto apposto e sotto controllo anche se non lo è. Attraverso quel bicchiere mezzo pieno di vita che ci rende consapevoli dei nostri limiti e delle nostre crisi interiori Giacomo Scudellari consegna allegria dove non esiste e questa non è cosa da poco. 


Emmanuelle Sigal – Table Rase (Brutture Moderne)

Cancellare tutto, ripartire da zero, trasformare il tempo che passa in un qualcosa che non fa paura, in un qualcosa che resta, con leggerezza e disimpegno, attraverso l’uso di parole semplici che abbattono la consuetudine e si soffermano su ciò che è veramente importante e che ci riguarda da vicino. Il nuovo disco di Emmanuelle Sigal è un ripartire dagli inizi, grazie ad una musica soppesata e conturbante la nostra scivola sul velluto di un suono sempre in tiro e ben movimentato che abbraccia le consuetudine di una musica d’autore per passare ad un gipsy che salta nel carro del jazz e si installa fino a creare melodie, giochi di parole, rimandi con il passato davvero importanti e apprezzabili. Le nove tracce proposte sono lo specchio di una cantautrice in evoluzione che per l’occasione trova la collaborazione del chitarrista Marc Ribot in un sodalizio che ben si esprime in pezzi come Table Rase, Bless o Small Talk per un album che lascia il segno sin da subito e si appresta a valorizzarne il titolo grazie ad una freschezza esistenziale che a fatica trova eguali.

Cristina Renzetti – Dieci Lune (Brutture Moderne)

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Guardarsi dentro, guardare lontano, comprimere spazi di pura poesia soppesata e imbrigliare la luce, quella che infine non se ne andrà mai. Cristina Renzetti stupisce, non solo per aver fatto un disco davvero importante e ricco di soggettività indiscutibile, ma anche per aver dato coerenza e filo d’unione ad un insieme di canzoni durato quanto una gestazione. Nove mesi per creare leggerezza e semplicità invidiabili, dove le virgole poetiche sono al loro posto e dove i racconti presenti all’interno dell’album sono parte imprescindibile della stessa cantautrice. Un’anima jazz che sposa la musica d’autore e quel che ne esce è un’attenta immagine di pura realtà che fa scuola ricordando, a tratti, per arrangiamenti e musicalità, quel capolavoro chiamato Anime Salve di Fabrizio De Andrè in un’attesa che si fa speranza e compie cerchi concentrici in pezzi come Nuvole e sole, la delicata Mana Clara, Anime Semplici o il finale lasciato a La montagna. Spaccati di vita, spaccati di noi raccontati dal filo invisibile dello stupore e mossi dalla bellezza delle cose che appartengono a quella forma di costrutto in divenire che da acustiche visioni  si trasforma in parallelismi con la vita vera per immagini da poter custodire e utilizzare nei nostri giorni migliori.

Giacomo Toni – Nafta (Brutture Moderne)

Disco proiettato dagli anni ’80 ai giorni nostri tra le nebbie del sentirsi soli e quell’atmosfera grigia della pianura che non consola, ma annerisce pensieri, li riempie di acquazzoni e li stende a terra senza possibilità di muoversi, senza possibilità di riscatto. Giacomo Toni ingabbia i sentimenti e parla di cruda realtà analitica quasi in stile punk naif, ma di certo con fare prorompente e soprattutto senza niente da perdere il nostro confeziona un disco duro e crudo che non cerca le mezze misure, ma piuttosto qualcosa di nuovo tra le produzioni musicali odierne. Il suo cantautorato non trova appigli nel già sentito, ma piuttosto trova una valvola di sfogo attraverso la vita di strada che si fa narrazione convinta e di indubbia qualità, uno slancio che parla al popolo dello schifo in cui annega giorno dopo giorno e dei bar di provincia che nascondono le lezioni di vita più importanti. Un album eclettico e fuori dal coro, una moderna Antologia di Spoon River in cui ogni storia, ogni persona è un tassello importante per creare costruzioni lontane dal mondo luccicante del chiacchericcio moderno e capaci di entrare nella realtà quotidiana attraverso un sapore astratto di scosse improvvise e vitalità inaspettata.