Mercuri – Progetti per il futuro (Adesiva Discografica/Self)

Disco di pregevole fattura che grazie ad un linguaggio semplice e diretto riesce nell’intento di colpire in profondità utilizzando un vocabolario capace di narrare amori e sfortune quotidiane,  noi alle prese con le situazioni che ci attanagliano, noi in cerca di quella quotidianità ormai svanita in bilico tra il dire e il fare, in bilico tra la nostra fame di essere reali fino in fondo e il duro colpo che la vita vissuta può rappresentare, canzoni che si snocciolano e si fanno ascoltare grazie alla creazione di un mondo immaginario in cui vivere, dove lo stesso Mercuri, all’anagrafe Fabio Mercuri, ci vuole accompagnare, tra sali scendi elettropop e le velature rockettare che tessono trame e trasportano all’essenza la canzone stessa in brillanti composizioni che ricordano per certi aspetti le scelte stilistiche dei compianti North Pole mettendo una firma di freschezza e contemporaneità a questo disco prodotto artisticamente da Leziero Rescigno, già con La Crus e Amor Fou e mixato e masterizzato da Paolo Iafelice ricordato per lavori con De Andrè, Vinicio Capossela, Silvestri, Mannoia; un album da riascoltare più volte, partendo proprio da quel tormentone brucialettore di Universale per arrivare al finale di Una cosa normale, inno all’immobilità interiore e di intenti che farà proprio da base da cui partire per un disco che spicca tra le centinaia di produzioni del momento per cura, analisi e appeal contagioso.

Sara Velardo – 3 (Adesiva Discografica)

Sara Velardo si concede con grande stile in questo nuovo disco dalle sonorità prettamente indie rock legate ad una musica più intima, che abbraccia un’idea di internazionalità che si affaccia oltre le tempeste e oltre l’atlantico già conosciuto, non dimenticando gli insegnamenti della prova d’autore Polvere e Gas e intascando una manciata di brani che sono il compimento di un percorso evolutivo di pura sostanza, che in questo caso prende forma grazie ad arrangiamenti vividi e d’impatto, arrangiamenti che abbracciano i loop e la puntuale presenza dell’acustica a tessere trame e implementare la scena.

Sara non dimentica la componente sociale del tutto e per i testi si ispira alla quotidianità che le gira intorno, con un battito d’ali vola come un uccello sopra la città per carpirne i difetti, le ossessioni, le manie, il manierismo abbandonato per entrare in punta di piedi lungo i confini di un qualcosa di immateriale; la nostra con disinvoltura ritagli pezzi delle nostre vite per poi ricucirle in un nuovo vestito e forse sta proprio qui la peculiarità della cantante calabrese, il riuscire nell’intento di abbinare una gran bella voce e bei testi ad un significato mai scontato, ricercato, Sara mi fa pensare ad una musicista a tutto tondo, capace di prodezze sempre nuove e che non smette di stupire ad ogni nuova uscita.

Michele Anelli – Giorni Usati (Adesiva Discografica)

Cantautore sopraffino di stampo intimista che lavora sodo e produce molto con quel piglio a tratti da rocker navigato a tratti invece più solerte e riflessivo, capace di emozionare come di far ballare, una bella voce in primo piano incisiva quanto basta per buttare su disco pensieri e divagazioni sonore che raccontano l’età e distruggono qualsivoglia forma di preconcetto per domandarsi il proprio posto nel mondo.

Un disco sentito e a tratti vibrante, un flusso energico che in primis disorienta poi acclama e consola, una macchina da scrivere in primo piano e le parole che non finiscono mai, sanno essere vicine, sanno essere puro conforto nei mattini e nelle sere dentro di noi.

Ecco allora che Adele e le rose è il simbolo di tutto questo, un ballare infinito contro tutti e contro il tempo, fai la prima mossa, cogli quelle rose prima che qualcun altro lo faccia, non smettere di credere di poter raggiungere i tuoi obiettivi e soprattutto non smettere di sognare perché i giorni sono pochi e domani ce ne sarà sempre uno di meno.

Marian Trapassi – Bellavita (Adesivadiscografica)

Marian Trapassi, già vincitrice del Premio Ciampi, dopo un lungo silenzio, ci presenta il suo quarto album in studio, prodotto da Paolo Iafelice, Bellavita.

E’ un album silenzioso, leggero e allo stesso tempo un disco che suona sobrio ed elegante accompagnato da sprazzi jazz, ma che ricava la propria matrice esistenziale attingendo fonte d’ispirazione nel cantautorato di Dylan e di Cohen, cercando appigli nei confronti di  un’italianità scomparsa e priva di cantautori da leggenda come il primo De Gregori o il compianto De Andrè.

Il tutto suona morbido e sospeso, quasi ad incrociare l’estetica con il buon gusto, il bel canto e la leggerezza dell’essere che si innalza oltre ogni barriera.

E in fondo in questo disco si parla anche di barriere da sovrastare ed ecco che entra in gioco il tema del viaggio, tanto caro all’autrice, che percorre, attraverso i suoi occhi, una serie di immagini da cartolina, pronte ad essere confezionate nella mente di chi ascolta.

Bellavita racchiude il pensiero dell’intero disco mentre L’arancia invece fa da trait d’union tra Siviglia e la Sicilia, rispettivamente il luogo di ispirazione e il luogo dei ricordi, da dove tutto parte e dove tutto ritorna, poi le canzoni si fanno portatrici di una vena più ritmata con Giovanni, passando per la malinconica My Love e proseguendo in un sol fiato sino ad arrivare alle funamboliche incursioni di Finimondo per concludere con il sospirato ritorno A casa.

Una cantautrice matura e moderna, capace di sorprendere con le parole e portatrice di quella capacità, non comune, di racchiudere un’idea, quella del viaggio, non sempre facile da sviluppare; un savoir faire emozionale carico di esigenza di espirmersi, di fuga verso l’ignoto e ritorni inaspettati.

Cesare Malfatti – Una mia distrazione +2 (Adesiva discografica)

 

Un disco raccolto, a braccia conserte, teso a ristabilire l’attimo che verrà, la pace dei sensi velata da una leggera e instabile malinconia di fondo che dona al tutto un pensiero rinnovato, vivo, quasi fosse una carezza, una ricerca di se stessi che non ha mai fine, un ricoprire il mondo di leggerezza e poesia come non mai.

Cesare Malfatti non ha bisogno di presentazioni e se non sapete chi è scrivete il suo nome su qualche motore di ricerca e vi apparirà un’immensa e vasta biografia.

Cesare Malfatti per noi è un uomo che ha saputo prendere tutto il tempo con se, con la capacità di creare in progressione un corpo mutevole impreziosito da registrazioni fatte nell’ultimo periodo e aggiungendo quel +2 che di certo non sminuisce l’opera, ma la completa e la porta in alto, fin sopra territori di pura poesia musicale, dove tra questi spiccano pezzi incantevoli e sublimi come Se tu sei qui, passando Per Noi e giù giù fino a una Casa che, quasi fosse un concept album sull’abbandono e la solitudine, il riflettere ad occhi aperti un mondo diverso, con quelle capacità extrasensoriali che solo un grande della musica può avere.

Tanto talento quindi, per una strada che non finisce mai e soprattutto per un percorso di persona, uomo, che non finisce mai.

Il disco suona come un contatto di corpi in precario equilibrio, pronti a prendere il volo, ma ancorati come macigni al suolo, un vuoto che ti prende alla gola, ma che ti riempie il cuore.