Feexer – Don’t bother (Autoproduzione)

Feexer: "Don't Bother" recensione

Sarà che ultimamente sono in fissa con gli Alt-J, ma ascoltare il musicista modenese Manuel Ciccarelli, in arte Feexer, mi ricorda, per certi versi le pennellate sonore del trio inglese a ricoprire gli spazi di sperimentazioni che non cercano un suono preciso, ma che contribuiscono a creare architetture sonore di altissimo livello qualitativo. Un livello così alto che tecnica ed emozioni si fondono per dare vita a qualcosa che non è semplice da canalizzare, ma che circonda il nostro venire al mondo con spettacolari e minimali sensazioni sonore. Don’t bother è un album che non si risparmia e come nei migliori esordi l’eterogeneità di fondo, a mio avviso, è spesso sinonimo di qualità. Pezzi come l’apertura affidata a What it takes, To let you down, Missing, Typical of you, Golden age sono solo alcuni dei momenti di un disco che cerca una propria strada da seguire nel labirinto delle produzioni odierne. Feexer riesce con una semplicità, a tratti disarmante, a dare vita a qualcosa di davvero speciale e unico.


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