Nairobi – Nairobi (Wallace Records/Brigadisco)

Venezia e la Sardegna si incontrano, Venezia e la Sardegna costruiscono architetture di mistero ammantate da un’aurea quasi mistica e prorompente che ingloba energia per risputarla al suolo, cambiare le carte in tavola, stupire. Esordio discografico per i Nairobi. Esordio compresso attraverso una musica d’insieme in grado di costruire e dare nuove forme a suoni sperimentali inglobati in una musica che può fare la differenza. Il trio Nairobi riesce a incanalare un viaggio ultraterreno attraverso sensazioni discostanti a ricreare muri di suoni inespugnabili e granitiche visioni di palchi condensati e sciolti al venire del sole. Nairobi è la tempesta che non si fa quiete. Da Winding Tapes fino a Oh, guns guns guns! i nostri costruiscono nuvole di vapore sulfureo ad inventare ponti sospesi nel nostro vagare quotidiano. Ponti di unione dirompenti e inspiegabili.


 

Marsala – s/t (Wallace/Brigadisco/DG Records)

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Nelle costruzioni sonore di Marsala ci sono un’infinità concentrica di mondi da scoprire. Nei pezzi proposti da Andrea Marsala, già voce e chitarra dei The Rambo c’è una perpetua visione d’infinito che abbraccia il rumore e la psichedelia a riconquistare spazi vitali, a riconquistare con un ambient settoriale un suono e un sapore d’insieme capace di realizzare architetture che sono un miscuglio eterogeneo collegato da tastiere, chitarre, sintetizzatori, loop stations. Le atmosfere prodotte ricordano per intensità band come Dead can dance, Portished, Kraftwerk, Brian Eno a ricostituire un approccio singolare e unico con l’ascoltatore, ad avvolgere di pura sintonia sonora i riflessi cangianti di un mondo in dissoluzione. Pezzi come Slipping into open flesh, Wide open wound, Sipario non passano di certo inosservati e riescono a creare collisioni con l’universo intorno. Una prova quindi coraggiosa, ammaliante e piena di rimandi al labirinto mentale di vita che ci vede protagonisti giorno dopo giorno. 


The Rambo – The Stabbing (Il Verso del Cinghiale Records/Villa Inferno/Wallace Records/Cloudhead Records)

Duo senza peli sulla lingua, sporco quanto basta per entrare prepotentemente nel mondo del noise grazie ad una mistura esplosiva di suoni laceranti, taglienti, distorti e tanto grezzi da sembrare alla ricerca spasmodica di un’uscita in una casa buia e abbandonata, una casa che però, uscite non ha.

Canzoni dall’oltretomba che innescano la volontà di sperimentare la colonna sonora perfetta per un b-movie di classe, un disco che mescola diversi stili e diversi generi, contro le barbarie del tempo, in un sodalizio che vede i due ancora insieme dal 2012, dopo alcuni cambiamenti di percorso, un due che viene dalla foresta, un duo che appunto non ha paura di venire a patti con la propria coscienza, anzi la coscienza diventa strumento stesso per scavare nella propria anima  alla ricerca di incubi senza fine e volontà da raggiungere in esecuzioni al cardiopalma, da Like a Knife, bel manifesto d’apertura, fino a Overdose, passando per pezzi come Trauma e Tombstone blood che caratterizzano al meglio la proposta in ascolto.

Un disco stratificato ed energico per i The Rambo, capace di  entrare dove altri non riusciranno mai.

Cardosanto – Pneuma (Wallace Records, DGRecords, Rude Records Savona)

Sempre acceso lo spirito indipendente da anni a questa parta in terra di Liguria e limitrofi, quasi fosse un contatto  da mantenere con le origini e di più un qualcosa legato a radici che affondano in un costrutto sviscerale e di per sè poetico.

I Cardiosanto hanno pubblicato questo album ben 14 anni fa, il loro primo e ultimo album, che in qualche modo rivive grazie a questa ristampa affidata alla miglior scena indipendente ligure, capace di sfidare le regole di mercato per uscire dagli schemi e dall’imposto che imprigiona.

Un disco fatto di suoni sporchi, ruvidi, una musica che incrocia lo Zappa migliore amalgamandosi in uno strumentale d’annata, molto analogico e vintage che si interseca perfettamente con il racconto di vita di una generazione.

Math rock e jazz core si fanno velocità toccando il post rock suonato con il sudore e l’aggrovigliamento di parole in trance si percepiscono quasi fossero un sussurro, una radio lontana che si fa presente, un profondo respiro che non ha mai fine.

Peccato, perchè questo album poteva essere un segno di cambiamento, una nuova via da seguire affidata a strumentisti validi e ricercati; un disco che spero non sia soltanto un cimelio da tenere custodito lontano da occhi indiscreti, ma anzi, un monito per le fatiche di intere schiere di musicisti che confezionano un prodotto di qualità senza avere, tante volte, il meritato riscontro.