Amplifire – Gioia vuota (Ultrasound Records)

Chitarre anni settanta per un suono proiettato nel futuro a solcare elementi prog in una sorta di limbo rock capace di tessere trame e parlare inevitabilmente attraverso il suono della memoria. Una voce maschile e una femminile spesso a far da traino a pezzi di difficile collocazione a racimolare polvere nelle strade della vita in un sodalizio con quello che ci portiamo dentro che è motore pulsante di questo disco. Gioia vuota degli Amplifire è un inno all’estetica non fine a se stessa, ma piuttosto raccoglie, a tratti, uno stile macchinoso e non sempre incisivo. Le canzoni proiettate in questo presente si sormontano a creare una sorta di insieme vocale importante e sicuramente da sottolineare, come in Obsession, fino a scorrere l’astrusa concezione di una profondità da trovare in pezzi come Scala infinita o la finale + controllo. Gioia vuota è un album alquanto anomalo. Un compendio di stravaganze non sempre azzeccate a cui riconoscere una forte dose di coraggio.


Tabaccobruciato – Bello dove stavano gli hippies (Ultrasound Records)

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Sonorità e musicalità d’altri tempi capaci di abbracciare un cantautorato asciutto e anacronistico musicalmente in un concentrato però di testi ad effetto proiettati ai giorni nostri con la consapevolezza di ottenere un risultato lontano da ogni era e di riflesso importante osservando il tutto con visioni esterne di un polveroso andirivieni di ciò che è stato. I Tabaccobruciato parlano al cuore e lo fanno con la nostalgia di chi non ha nulla da perdere, ma piuttosto in grado, dopo il quarto disco, di ponderare equilibri di malinconie da fine estate,  tra le nebbia padana, le sagre di paese, i cammini lunghi un sogno in sella a biciclette sgangherate e il desiderio quasi essenziale di non vedere il tempo passare. Il tempo passa ahimè e in questo concentrato di canzoni convive una bellezza di fondo davvero apprezzabile, ironica in parte, pesata e costruita dall’altra. Bello dove stavano gli hippies è un ponte tra passato e presente, tra ciò che abbiamo e quello di cui abbiamo bisogno. Una conquista a cielo aperto racchiusa nell’attimo appena trascorso che ora inevitabilmente e indissolubilmente non esiste più.