The tangram – Cosmic fruits (IRMA Records)

Difficile incasellare questi frutti cosmici. Difficile perché dentro ci troviamo un sacco di funk, di elettronica, di tastierine improntate al soul in una sorta di sali scendi emozionale che non lascia delusi, ma che piuttosto stupisce traccia dopo traccia in una sorta di amore condiviso per un’epoca che non esiste più, ma che qui viene metabolizzata a dovere e trasformata in puro godimento per l’occasione. Il disco dei The tangram è un labirinto di colori che cerca di proiettare significati, parole, sperimentazioni in un altro universo a noi sconosciuto. Un album intriso di vivaci e conturbanti attese che penetra le menti e riesce nell’intento di far ballare con stile, di smuovere le masse con cognizione di causa in un cerchio continuo che sembra non avere fine. Un lavoro monumentale, personalissimo e riuscito. Un disco a tratti davvero impressionante.


Franca Barone – Be Kind (IRMA Records)

Franca Barone, "Be Kind" è il secondo album della cantante e compositrice

Suadenti visioni immortalate da una fotocamera vintage vanno ad inglobare pensieri in divenire che si fondono e amplificano immagini ascolto su ascolto. Il nuovo, secondo disco, di Franca Barone, incorpora un’energia magnetica pronta a riempire l’etere di costrutti e architetture in grado di camminare in bilico tra passato e contemporaneità in una sorta di bolla d’aria impressa nelle vicissitudini di tutti i giorni. Be Kind è un disco jazz che strizza l’occhio al soul, aprendo a contaminazioni incapsulate a dovere e pronte a stupire. Franca Barone ci regala un’odissea fatta di amore e speranza, ma anche di sofferenza introspettiva dalla cui penna fuoriesce il substrato emozionale su cui poggia l’intera produzione. Dieci canzoni, dieci istantanee a far da sfondo ad un viaggio. Da Underwater fino a I don’t blame you passando per Blue pill, la stessa title track, Lost Love in un concentrato di pura classe che qui oscura tutto il resto e rende l’intero album una sorta di colonna sonora, in chiave jazz, per le nostre giornate.


Silvia Donati & Nova 40 – Vortice (Irma Records)

Sole caldo ad abbracciare, solo sospeso in fase calante, a rigenerare l’orizzonte con l’oscurità che avanza. Odore di terre lontane. Odore di Bossa nova inoculata con un jazz imbrigliato nell’affrontare istantanee di vita che ben si sposano con il turbinio emozionale che ci portiamo dentro. Samba non trascurabile, energia viscerale che incontra i sodalizi con qualcosa di attuale, ma immedesimato, fuori dal tempo. Il nuovo di Silvia Donati & Nova 40 racchiude una passione unica e rara per quella parte di world music condensata all’interno di undici tracce sopraffine incapsulate in un lounge bar da serate estive. Da Parece Vortice passando per le conturbanti Fare Claro, Toda colorido, Asas de veludo fino ad arrivare ad Holland, nel finale, la nostra riesce a sottolineare l’incisività di una prova sospesa tra magia e concretezza a ricreare attimi di luce abbagliante tra perle rare di incantevole poesia.

Portfolio – Stefi Wonder (IRMA Records)

L'immagine può contenere: 4 persone, persone sedute, barba e spazio al chiuso

Musica contaminata ed esigente che si muove liberamente tra le forme e le costruzioni mentali di un’epoca che conosce trasformazioni e velocità sempre più intriganti. Tornano i Portfolio dopo quasi sei anni di assenza, tornano con un disco che riesce in qualche modo a contorcere un animo blues e soul con un qualcosa di smarcatamente pop e viscerale, un album che riesce a diventare eterogeneo quando meno te lo aspetti e si stabilizza in un certo qual modo tra ironia ed esuberanza, tra bisogno di apparire e quel senso necessario di lasciare in disparte le mode del momento. Stefi Wonder è un disco a tratti ironico e nell’insieme un album per palati raffinati che ricercano nella movenza, nell’intenzione, un punto d’attracco per parlare di quello che ci circonda. Con grande stile e lavoro di cesello i Portfolio confezionano l’album della vita.


IKE – Construction Site (IRMA Records)

Suoni concentrici che ammaliano attraverso un’elettronica che diventa cantautorato e collaborazioni a dismisura nei sentieri della vita. Musica che non ricopre i confini, ma piuttosto diventa essa stessa linea di demarcazione capace di inglobare un’intera generazione per poi trasformarla in geografia errante, in stato perpetuo di bellezza da riscoprire pezzo dopo pezzo. L’esordio di Isaac De Martin in arte IKE si avvale di numerose collaborazioni tra cui la brillante e già recensita, in queste pagine, Karla Stereochemistry per passare in velocità da Mauro Brunato a Julian Bidner, Iva Mabbasta, Alice Vivian. Una musica colorata che diventa ragione di vita, punto essenziale e necessità che esplora territori lontani e li riporta all’interno del nostro pensiero, del nostro venire al mondo. Construction site è un cantiere sempre aperto. Un’anima leggera che nell’incontro trova un senso perpetuo e necessario, un nuovo bisogno di riscoprire con attenzione le sfumature necessarie di questo nostro mondo che abitiamo.


Murubutu – Tenebra è la notte ed altri racconti di buio e crepuscolo (Irma Records/Mandibola Records)

Tenebra È la Notte

Impressionante lavoro di cesello poetico che esprime in un certo qual senso una realtà racchiusa in un’altra realtà dove la struttura narrativa di fondo prende ispirazione costante dal mondo notturno che abitiamo e si discosta dalle produzioni odierne elevando un genere attraverso l’incrocio essenziale dello stesso con la letteratura. Ritorna Murubutu con un disco davvero intenso, un album introspettivo che comunica all’ascoltatore un viaggio notturno a passo sospeso. Un disco oscuro, ricco di atmosfere, carico di un nero che ammanta e abbaglia attraverso una luce che flebile appare come metafora per uscire da ciò che ci ammanta, da ciò che ci rende schiavi della nostra stessa libertà. Un cuore di tenebra questo, un pensiero che attraverso le numerose collaborazioni da Caparezza a Mezzosangue, da Dj T-Robb a La Kattiveria solo per citarne alcuni, riesce a comporre un quadro d’insieme invidiabile e capace di risplendere nella notte più nera. Tenebra è la notte è un insieme di racconti indispensabile di questi tempi, un’energia viscerale che non passa inosservata, ma che piuttosto taglia in due, con forza e coraggio, la nostra amara realtà. 


Orfeo’s Dreams – You (IRMA Records)

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

Trip hop esistenziale che amplifica atmosfere sotterrane e si posa laggiù dove tutto sembra morire, laggiù dove la forma e la sostanza si intrecciano grazie ad architetture elettroniche di sicuro interesse per un suono internazionale ispirato da band come Portishead o Massive Attack, un suono che apre la mente ad altre circostanze ed eventualità per una manciata di canzoni che si insidiano all’interno del nostro  inconscio e non ci lasciano facilmente. Pezzi come la title track fanno da ispirazione al corollario quasi metafisico che ingloba il progetto del duo italo/lussemburghese procedendo con pezzi emblematici e tutti di caratura notevole come My Thrill o Dust che attraverso substrati di concezioni sonore ci fanno comprendere l’interezza di ciò che abbiamo ascoltato. Gli Orfeo’s Dreams sono dei sognatori, attraversano un mondo onirico in decadenza per uscirne carichi di essenzialità. Una copertina che racchiude la freddezza urbana assieme a quel qualcosa in più che ci tocca corde nascoste dentro di noi, suoni sempre precisi che in dissolvenza ricreano un’armonia che si fonde con il tempo, questi sono gli Orfeo’s Dreams: degli sperimentatori e questo basta.

Paolo Tocco – Ho bisogno d’aria (IRMA Records)

Canzoni soppesate al filo della quotidianità che entrano in punta di piedi all’interno di stanze possibilmente vuote da dove poter creare e ottenere bagliori di luce nella mediocrità che avanza e in tutto quello che la felicità nasconde lontana. Il cantautore Paolo Tocco, al terzo disco, incornicia una prova acustica sussurrata, in grado di attraversare le tempeste di ogni giorno in modo introspettivo e atmosferico, contando i minuti che lo separano dalla bellezza attraverso canzoni fatte per scrutare l’orizzonte lontano, parlando di abbandono, di rabbia e della difficoltà di interagire con un mondo che corre e non riesce a fermarsi, mai. La title track ci fa entrare nell’universo di Paolo e tutto il disco è un insieme omogeneo di stati d’animo davvero bellissimi e vissuti, per certi versi il nostro ricorda la malinconia stagionale di Danio Manfredini, in un insieme di poesie che portano la voce di chi voce più non ha. Ho bisogno d’aria sarà anche un romanzo che uscirà in concomitanza con il disco, sarà un libro di quotidianità vissuta che se si dimostrerà all’altezza del’album certamente continuerà quel percorso di apertura mentale volutamente mosso e analizzato tra le canzoni ascoltate. Ho bisogno d’aria è uno spaccato di vite inglobate dall’ineluttabilità della vita, canzoni però piene di tenacia e capacità d’analisi che fanno di questo grande cantautore un contemporaneo da scoprire. 


Non Giovanni – Stare bene (IRMA Records)

Secondo album per Giovanni Santese, cantautore pugliese che utilizza l’ironia di fondo in modo arguto e meditato parlando di piccoli patemi e di stati d’animo che influiscono nel nostro essere al mondo, nel nostro stare bene. Il senso profondo del disco lo possiamo scovare all’interno di un pop elettronico ben condito e farcito, come l’attuale scena indie vuole, mettendoci però anima e cuore nello stabilire una profonda comprensione di sé e del circostante, narrando di piccole vicende e facendo del citazionismo, soprattutto nella traccia d’apertura Dan Brown, una chiave di lettura per comprendere in profondità stilemi appunto identificativi e canzone d’autore che strizza l’occhio al passato creando ponti di collegamento con tutto ciò che è stato. Canzoni come stare bene con te, Questa è la migliore, Quest’estate, Non lasciarmi indietro sono, a mio avviso, punti importanti di un’omogeneità davvero bella nel senso più intero del termine che grazie ad un’ottima produzione raggiunge picchi emozionali elevati e di sicuro effetto. Stare bene è un disco più maturo del precedente che non segna un confine, ma sicuramente getta le basi per approcci di originalità da intensificare nel corso del tempo. Un album che scova nelle parole la bellezza del momento, la bellezza di tutti gli attimi da vivere da qui al futuro.

Skelters – Rivoluzione 9 (IRMA Records)

album Rivoluzione 9 - Skelters

Cantautorato sottile e studiato che ha il sapore degli anni ’90 e del primo 2000, un indie d’autore capace di seminare cristalli di luci e ottenebrare il circostante con leggerezza mai troppo compressa, ma piuttosto raggruppando un insieme di caratteristiche intrinseche ad una specificazione e ad un intrecciarsi di rapporti umani e di vite vissute. Un ciclo quindi quello degli Skelters, un ciclo che raggruppa malinconie pop alle schitarrate arancioni della Terra d’Albione in un concentrarsi quasi metafisico di poesie in musica che si spingono oltre e vogliono costituire un punto d’approdo per soddisfazioni e meriti ricchi di rimandi al Bianco dei Beatles, ma qui riproposti in chiave attuale senza mai strafare, ma piuttosto concentrandosi sulla pulizia dei suoni e sulle parole che nel disco contenute danno un senso diverso ai sentimenti che ci toccano da vicino. Siamo è la traccia d’apertura che conduce ad Eroe e poi a pezzi necessari come Senza lei o il finale lasciato a Chimica dell’amore per un gusto vintage che riprende aspetti e stilemi passati, senza però dimenticare l’epoca in cui viviamo, un’età dove l’assoluta ricerca di un qualcosa di diverso per sopravvivere porta alla luce dischi notevoli come questo e ci fa sperare in un ritorno all’essenzialità che anche in musica ha il bisogno necessario di ritrovare la propria purezza.