Francesco Cerchiaro – A piedi nudi (Dischi Soviet Studio)

Un uomo che si siede allo scrittoio della sua vita e racconta frasi, poesie, narrando di miti e storie di tutti i giorni dove il protagonista non è altro che il bambino diventato adulto, il neonato che diventa anziano.

In mezzo c’è tutto il resto, in mezzo ci sono nuvole di polvere e di tempesta che si sradicano grazie ai possenti raggi di sole che si inerpicano pian piano lungo le 11 tracce che con questo primo disco, Francesco Cerchiaro è in grado di regalare, di volta in volta, passo dopo passo.

Un cantautore intimista, schivo, essenziale, minimale e caratterizzato da quella dolcezza disarmante che è veicolo di comunicazione facile in tempi così difficili per la comunicazione, momenti in cui siamo bombardati da qualsiasi messaggio e discernere l’essenziale è sempre difficoltoso, quasi ostico se non impossibile.

Francesco ci riesce bene e a piedi nudi affronta la prova e ne risulta vittorioso dopo l’impresa.

Occhi che si chiudono e corpi che fluttuano lungo tutte le canzoni del disco, immaginando una realtà fatta di ricordi e continui amarcord post cantautorali dove abbandonarsi, lasciando al proprio passaggio una scia di luce.

In silenzio, quasi per caso, si inizia con Le bugie della domenica finendo con Il treno che torna da Eger, non ci si accorge nemmeno che tutta la vita di un uomo può essere stata compressa dentro a questo album, pieno di trascorsi si, ma anche pieno di speranza.