Gianfranco Riccelli e Arangara – Indietro non ci torno (Discovery/Artis Records/Edel)

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Radici affondate nella classicità di un cantautorato duro e puro, capace di rigenerare il presente con uno stabile amore per il passato, per tutto ciò che ci troviamo ad affrontare nei percorsi tortuosi di questa e altre vite. Gianfranco Riccelli con gli Arangara confeziona una prova che porta con se il sapore di ciò è stato. Molte le influenze da Claudio Lolli a Pierangelo Bertoli che per l’occasione hanno donato la possibilità al nostro di mettere in musica alcuni loro testi inediti e mai pubblicati. Le canzoni inevitabilmente hanno il sapore del già sentito, non apportano nulla di nuovo al panorama musicale italiano, ma nonostante questo il cantautore calabrese riesce ad intessere una fitta trama di parole che diventano poesia vera ascolto su ascolto. Indietro non ci torno è un inno alla vita, un inno alle cose semplici, un imbastire quotidiano di vissuti a ricercare una bellezza mai sopita, una bellezza che in qualche modo è sempre lì pronta a risvegliarsi, per stupire, di nuovo.


LePuc – Io secondo Woody (Apogeo Records/Edel)

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Cantautorato sognante e ispirato che coniuga alla perfezione la descrizione di immagini di vita vissuta con parallelismi soggettivi che si fondono con la realtà che ci circonda in una prova di gusto estetico mai conclamato, ma piuttosto pensato, parlato e non gridato in concomitanza con la ricerca di un proprio stile, di un proprio modo atto a raccontare parte di un io emozionale che si concede ai flutti della memoria e ci consegna racconti musicati che entrano facilmente nella testa riconoscendone similitudini e intraprendenza, caparbietà  e desiderio continuo di trovare la propria strada. Giacomo Palombino, in arte LePuc, registra una prova che ha il sapore del folk passato, dall’ironia di Gaber, passando per Dalla fino ad arrivare ad un più attuale Samuele Bersani il tutto condito da strumenti a fiato mai pomposi, ma piuttosto amalgamati a creare una comunione d’insieme che si esprime già nelle prime tracce del disco. Stupendi i pezzi Camilla non ci ucciderà e Bicchieri di carta come nel finale  capacità qualitative interpretative si possono ascoltare in canzoni come Mario o la cangiante Ricordami di me. Un disco omogeneo quanto basta per creare un filo conduttore con la nostra memoria e il nostro tempo rubato, un vagone di esperienze che porta lo stesso cantautore a guardare l’alba da diversi punti di vista, baciato da quel raggio di sole che segna l’inizio dell’Estate.

Prospettive di gioia sulla luna – Tutto accade per caso/Niente accade per caso (Edel)

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Qui c’è la geometria musicale che scende in campo, suoni calcolati a dovere e pura e semplice materia che si fa arte in note e costringe l’ascoltatore ad entrare in un mondo quasi oscuro dove le parole si sciolgono al sole e incontrano il buio pesto della notte, sono scaraventate al suolo e intrecciano sinfonia di prog rock, pop e indie rock rocambolesco e poetico in grado di compiere peripezie che si stagliano in concetti raffinati che ricercano la schiuma del mare e disintegrano i substrati d’ambiente in lirismi trascendentali in ordine sparso a ricomporre aspettative e speranze all’interno di tracce nascoste, pure e reali, all’interno di mondi lontanissimi e nel contempo vicini a noi che parlano di processi di maturazione come si faceva negli anni’90, ultimo periodo coscienzioso per un rock in grado di comunicare oltre il muro del non sense dei tempi odierni, le Prospettive di gioia sulla luna confezionano un album bellissimo, studiato a tavolino a dovere e così pieno di ricerca stilistica che pensare ad un album così oggi sa di pura sostanza in rinascita.

Omosumo – Omosumo (Malintenti/Edel)

Progetto in bilico sulla voragine della vita tra atmosfere sognanti pop e desiderio elettronico di fondere il cantautorato con la necessità moderna di cambiamento, ad imbastire attimi lucidi di verità da cogliere negli occhi, da cogliere nell’istante, abbandonando il limite stabilito e cercando una naturalità di fondo che comprime aggraziata, si sposa ad arte e si veste di nuovi colori, magnifico esemplare di creatura da mantenere e preservare che trova una prosecuzione naturale con questo disco immaginifico e assurdamente bello che colpisce per acquarelli non troppo interiorizzati in attimi di luce brillante, perché Madre blu è solo il preludio per farci innamorare, poi arrivano le parole da In cielo come gli angeli e giù giù fino all’alchimia profonda tra i legami della natura con quella Sulle rive dell’Est che si fa trasporto e traghettatrice per esperimenti tra il vento del cambiamento e il bisogno di accarezzare l’intangibile e toccare lo sperato in un disco che porta con sé la bellezza delle cose migliori incrociando un’amalgama musicale difficile da incasellare, un po’ come ascoltare i La Crus intersecati a Mango che suona ad un concerto di Caribou per una musica che di certo non si ferma alle apparenze e che ha trovato nel trio delle meraviglie: Sicurella, Cammarata e Di Martino attimi di bellezza sudata e suonata, vissuta e contemplata.

Charly Moon – Charly Moon (LATLANTIDE/Edel)

Anfratti internazionali che sfociano in un pop rock ben suonato e amalgamato che lascia il tempo nascosto ad un passato da recuperare di puro stampo americano, in grado di sorreggere impalcature animate per l’occasione e in grado soprattutto di riproporre in chiave rock, scelte artistiche studiate a tavolino e soprattutto mature, pezzi che si fondono con la cultura quotidiana, canzoni in grado di avvicinare una sempre più diversa tipologia di ascoltatore e allo stesso tempo capaci di abbandonare stili passati per una rilettura in chiave moderna di un genere che non è mai tramontato.

I testi in italiano sono mescolati a quelli in inglese, si parte con Come away with me passando per la riuscitissima e bellissima Se questo è un uomo, fino ad incontrare altre elucubrazioni sonore che si stagliano al suolo con pezzi come Innocent tears o, nel finale, con Io voglio averti.

Un album riuscito che mette in risalto la maturità del gruppo ideato dai gemelli Giuliano e Fabio Lagotta, otto pezzi dal sapore internazionale che finalmente hanno trovato una loro strada importante nel creare sovrapposizioni musicali legate al proprio essere in divenire.

Renato Franchi & Orchestrina del suonatore Jones – Finestre (Latlantide/Edel)

Ciò che uno vede dalla finestra non è sempre uguale a ciò che vede un altro in quanto siamo esseri che mirano l’attenzione nel far si che l’apparenza alle volte inganni o più semplicemente il mondo che vediamo ogni giorno scorrerci davanti non è che un’interpretazione soggettiva di un mondo più grande che portiamo dentro.

Questa di Renato Franchi e dell’Orchestrina del suonatore Jones è una prova dal sapore d’altri tempi, è una musica prima di tutto che attinge la propria linfa vitale dalla conoscenza profonda del cantautorato italiano, partendo da Fabrizio De Andrè sino ad arrivare a uno dei suoi più importanti co – autori di musica e parole: Massimo Bubola, per un suono e un testo che si fa racconto in primis di situazioni di vita vissuta, malinconia cantautorale che divampa in note rock spruzzate dal suono che rimanda agli Stati Uniti desertici mescolati al folk delle nostre terre e dal carico emozionale dell’Orchestrina del suonatore Jones, che per l’occasione stende un tappeto sonoro fatto di chitarre, pianoforte, hammond, flauti, basso e batteria a dar spessore ad una prova, esaltandone di sicuro il messaggio che veicola, valorizzando la capacità del gruppo di trasportare l’ascoltatore lungo dodici tracce che in primis sono un viaggio a cui non possiamo rinunciare.

Renato Franchi, per l’occasione, è affiancato da numerose collaborazioni come Marino Severini, voce dei The Gang, per passare alla presenza scenica del batterista Gianfranco D’Adda già con Battiato, fino all’armonica di Fabrizio Poggi, tra i più importanti armonicisti italiani.

Un disco che parla della nostra Italia, un album che si apre con Finestre e chiude il cerchio con Trasteverina, un album che narra di sacrifici, di giusti ideali e di speranza, speranza per chi verrà e per un Paese anche solo un po’ migliore.

Ventruto – Positività Sociale (Latlantide/Edel)

Cantautore sopraffino che va oltre il concetto di musica d’autore mescolando stili diversi con grande esperienza e precisione e consegnando agli ascoltatori una prova dal piglio deciso che sottolinea l’importanza dei testi, l’importanza della parola che alle volte sembra dimenticata e invece segna spazi e convince fino a crescere in esplosioni sonore grazie anche alla collaborazione di gruppi come Gang, Modena City Ramblers e la presenza di Alma Manera, Alessandro De Gerardis e Marco Carena.

Una grande famiglia quindi che aiuta Ventruto a risalire e ad abbattere il pregiudizio concentrandosi su di una musica dalle parole mai scontate che lasciano un segno di speranza e fanno capire che il materiale, ciò che possiamo toccare non ha nulla a che fare con i sentimenti, quelli veri; il cantautore invece li valorizza, li racconta in storie di tutti i giorno consegnandoci una prova personale e carica di attese.

Dieci pezzi e due bonus tracks partendo con Un pregiudizio per finire con Una maschera, lasciando le ultime due tracce bonus a ridare un senso al già ascoltato in un rifacimento privo di collaborazioni, ma che sicuramente merita attenzione particolare per la grazia concessa.

Un disco che si proietta nel presente, che parla di questa società e che invita gli ascoltatori a non tirarsi mai indietro e a lottare fino alla fine dei giorni.

Valentina Mattarozzi – Vally doo (Sanlucasound/Edel)

Valentina ha classe  e talento da vendere, una voce inconfondibile nel panorama del blues italiano, forse l’unica in grado di arrivare a certe altezze senza aver paura di cadere giù, senza che la vertigine la porti in un mondo lontano da lei.

Valentina è vita gridata, è ornamento di un qualcosa di più grande e sincero, una sincerità espressa in nove tracce, che dovevano essere delle cover, ma che si sono trasformate in poco tempo in pezzi originali donati da amici musicisti con cui condivide il cammino.

Proveniente da Bologna, Valentina riesce a mescolare in modo superbo uno stile inconfondibile, il pop con il cantautorato degli anni che furono, la pazzia del jazz e la sensualità del blues.

Vally doo, la title track, riesce a convincere  e a racchiudere tutto il suo mondo, tutto il suo bagaglio musicale che si fa fiume, che si fa sole, che si fa vita.

Le canzoni si fanno poi portatrici di un sound accattivante, tra pennellate di costanza e singoli da classifica come Tra i colori dell’amore con la presenza di Vi Gù, la voce di Iskra Menarini in No lies, la chitarra acustica di Bruno Mariani (Lucio Dalla) in Ad ogni costo e ne il Tempo di morire, per concludere con la presenza di Teo Ciavarella in Nebbia.

Ecco allora che le note prendono il sopravvento e la certezza illumina la strada, una cantautrice unica nel panorama della nostra musica leggera, che unisce l’ironia alla caparbietà, la fatica al risultato, il tutto concentrato in pochi attimi di respiro.