PHIDGE – Paris (Riff Records)

I Phidge sono tornati regalando orpelli parigini di matrice indie rock che si sposano molto bene con l’alternative d’oltremanica in un disco che regala una certa omogeneità di fondo e fa percepire, in modo comunque distinto, la gamma cromatica di esasperazioni musicali che trasportano, rincorrono e si fanno vivo scorcio nel creare un impatto vorticoso e avvolgente, ricordando per certi versi i Placebo e tutto il rock post duemila, in una ricerca sostanziale della bellezza musicale e armonica che ben si amalgama in queste dieci tracce di Paris, estendendo la quotidianità oltre le apparenze e immagazzinando staticità sulfuree in pezzi che via via si aprono da (Do We?) fino a Thin passando per le riuscite The mouth of love e Memories per citarne alcune, in un disco che sostanzialmente non spicca per singoli impattanti, ma piuttosto ricopre un’essenzialità di fondo che nella costruzione geometrica di un tutto rimane imbrigliata a favore di un sentire comune percepibile e ben soppesato.

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