Aabu – Abbiamo ancora bisogno di urlare (La Cupola Music)

Suono incontrollato e potente a scardinare muri di cemento e intenzioni pronte ad esplodere dove non esiste regola, ma piuttosto colorando con un sapore anarchico profondo una musica che si muove in bilico tra passato e futuro dove chitarre separatamente blues incontrano un power chord differenziale che ricorda l’energia di band come Ministri in uno stoner granitico e compiaciuto di creare elementi nella siccità dilagante. Abbiamo ancora bisogno di urlare è un inno per questi tempi bui, un incontrollato bisogno essenziale di comunicare la propria appartenenza sopra a palchi scricchiolanti e mutevoli, dove la quantità di sudore va di pari passo con le magie in evoluzione create da questa band. Gli Aabu sono un quintetto bolognese che alla loro seconda prova, registrata totalmente in presa diretta, regalano una quantità illimitata di sfaccettature e bisogni di comunicazione concentrati in pezzi come l’apertura affidata a Tutte le cose sbagliate, Si può sbagliare ancora, Camilla, La fine di tutto per una musica dal forte impatto, dalla forte intensità elettrica che non trova pace in questo universo creato. 


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Alessio Bondì – Nivuru (800A Records)

Suoni contaminati dal Brasile all’Africa, passando per gli odori del Mediterraneo a creare un connubio perfetto tra lingua e musica che sembra trovare il suo apice in un’articolazione di fondo autoriale molto particolare e ricercata. Il nuovo disco di Alessio Bondì è un viaggio interiore attraverso mondi lontanissimi che grazie ad una musica sensuale e alquanto ricca di rimandi ad un vissuto intenso getta le basi per costruzioni sonore contaminate da un funk, da una samba che sembra cantata in portoghese, ma in verità il dialetto siciliano si fa veicolo e lingua portante per questo Nivuru entusiasmante. Nero è la traduzione di questo album che sembra un insieme di canzoni colorate , ma che al proprio interno nascondono un’anima introspettiva che scava negli abissi di ciò che ci portiamo dentro tentando di colorare, attraverso immagini, i pensieri discostanti che ci toccano giorno dopo giorno. Alessio Bondì ci regala un disco composito, strumentalmente ineccepibile, dove poesia e musicalità si incontrano per abbracciare il mondo intero. 


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Cesare Malfatti – La storia è adesso (Riff Records/Goodfellas)

Liberamente tratto dalla storia di Valeriano Malfatti, sindaco di Rovereto prima della Grande guerra e prozio dello stesso cantautore, il nuovo disco del musicista milanese è un tuffo a pieni polmoni nella storia, attraverso scritti, lettere, parole, documenti e pezzi di animo interiore a ricondurre una strada circolare che porta verso un luogo che non conosciamo, lungo le vie delle nostre radici. La storia è adesso è un piccolo gioiello di rara intensità, si presenta corredato di un piccolo giornale, un quotidiano da sfogliare, con all’interno i testi delle canzoni e fonti dell’epoca a raccontare la storia di questa figura che ha fatto in qualche modo la storia del Trentino per come lo conosciamo. I testi scritti da numerosi, grandi autori italiani, come Alessandro Cremonesi, Luca Gemma, Antonio di Martino, Marina Petrillo, Alessandro Grazian, Luca Lezziero, DanyGreggio, Angelo Sicurella, Giulio Casale, Gianluca Massaroni, Fabrizio Coppola, Giuseppe Righini, Luca Morino sono parte fondamentale di un percorso racchiuso da una musica a tratti opprimente, ma che in qualche modo dipinge un periodo e la sua delicata intensità. La struttura portante delle quindici canzoni proposte poi utilizza le Macchine Intonarumori campionate a creare un ponte tra passato e futuro. Il disco di Cesare Malfatti è un’introspezione continua di bellezza che rende tangibili e vivide nel ricordo le pagine delicate di una vita passata che sente il necessario bisogno di uscire allo scoperto. 


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Imperatori – Karmarock (Crow Records)

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Suoni pop elettronici futuristici per ambienti ricreati a campane di vetro che esplodono  lasciando in giro frammenti di realtà da condividere. Musica onirica che attraversa le galassie per una rinascita che vede gli Imperatori, duo elettro rock di Cosenza, riaffacciarsi nel mondo della musica incrociando interstellari pianeti abitati da Bluvertigo, Delta V e Subsnonica in una continua attenzione per il suono che rende la proposta alquanto internazionale. Karmarock è un mood sincopato da seguire, è uno stato di grazia che si ripercuote lungo gli anfratti che abbiamo bisogno di scoprire prima che sia troppo tardi. Un lavoro di cesello e consapevolezza, una luce a ricolmare il buio e tanto bisogno di lanciare, con intensità magnetica, un messaggio capace di ricoprire mondi lontanissimi. Gli Imperatori ridanno vita ad un genere che mancava da un po’ di tempo in Italia. Tra testi affilati e mai banali i nostri sanno concentrare l’intensità poetica oltre ogni aspettativa. 


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Setti – Arto (La barberia records/Vaccino Dischi)

Cantautore dal gusto raffinato che segue le produzioni del momento intercettando bisogni di comunicazione con una musica che si estende e ricerca negli amori non corrisposti e nella tragicità di una fine un proprio punto di svolta, un punto da cui partire di nuovo. Il disco di Setti è un piccolo gioiellino nel panorama della musica d’autore di questi tempi. Ricorda vagamente il song writing di Fabio Campetti e dei suoi Intercity incrociando attimi di musica d’autore targata ’70 per un insieme coeso e necessario di pezzi che si intersecano approfonditamente dando vita a dieci tracce che nel complesso sono ottimamente suonate e prodotte. L’energia lascia il posto all’introspezione e le canzoni pop di facile appeal di certo non mancano ad aumentare ancora di più un desiderio di comunicazione aperto e in continuo cambiamento. Arto è un disco immediato, semplice e bello, un album che ti entra dentro facilmente e che ti terrà compagnia per molto tempo. 


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Mario Alessandro Camellini – Un pianeta su nove (Private Stanze)

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Oblio in profondità a ricercare nel nostro cuore valvole cardiache per il buio che verrà. Profondità sospinta ad arte in un parlato in primo piano che diventa cantato interrotto da poesie che raccontano di mondi claustrofobici in altrettanti mondi di fragili rapporti e bellezza fotografata ad istanti. Mario Alessandro Camellini dà forma a qualcosa di desueto, ma di sicura presa, un disco concentrico che analizza, con lo stile e il coraggio del poeta maledetto, un mondo in cambiamento tra nichilismo e senso costante di osservazione con il cannocchiale oscuro della vita, raccontando di vite e di bassezze, di sconfitte e traguardi che non raggiungeremo mai. Un pianeta su nove è un’opera ostica di questi tempi, ma necessaria, un album che ricorda gli scritti di Luca Barachetti, otto tracce metafora di un mondo in decomposizione, otto tracce che colpiscono nell’anima con fare introspettivo, calato nella realtà, un disco quindi riuscito.

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Lo straniero – Quartiere italiano (La Tempesta Dischi)

Raffinato segno incisivo di un cantautorato moderno che supera le barriere di sorta e ingrana un’attenzione particolare per il minimo particolare curato in un suono che sembra affondare nella migliore musica d’autore le proprie radici. Lo straniero parla di rapporti umani osservando da vicino un bisogno sempre nuovo di comunicazione che sembra mancare, che sembra non essere più necessario di questi tempi, ma che in questo album esplode in tutta la sua colorata esigenza di andare oltre e ricercare un approdo che sembra quasi un abbraccio senza fine. Parlare di vite quindi, di volti, figure, persone che ci abitano a fianco, ma che consideriamo lontane, estrenee attraverso una musica d’insieme che fa della coralità un espediente necessario per comprendere approfonditamente questa band. Quattordici tracce che sono anche storie a se stanti, da Dove vai a Ritorna qui si chiude il cerchio e in loop continuo gira un disco che ha qualcosa di magico e sicuramente qualcosa di non autoconclusivo. Bravi davvero. 


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Una – AcidaBasicaErotica (Marte Label/Indie Pride/Puglia Sounds)

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Sensuale approdo sulle coste di questi nostri giorni attraversando contrasti accesi e sugli occhi di tutti con determinazione e grande capacità di analizzare al meglio cosa ci troveremo ad affrontare da qui all’eternità. Il nuovo di Una è uno schiaffo all’esigenza di essere ancorati al passato, è una visione futura e cinica di quello che ci aspetterà. AcidaBasicaErotica è un’analisi sociale che tocca il razzismo dilagante, tocca l’omosessualità, i rapporti consumati, le grigie giornate a trovare un senso a ciò che facciamo, a ciò in cui crediamo. Musicalmente il contagio elettronico si sposa con un cantautorato ricercato quanto basta per non cadere nel mare delle banalità della musica odierna, intraprendendo una strada di gusto che porta con sé un forte lavoro di pre e post produzione. Il disco di Una, all’anagrafe Marzia Stano, è un lavoro certosino e di cesello, nulla è affidato al caso e l’atmosfera di ribellione presente nell’album è solo una fugace sfaccettatura di un mondo creato da questa piccola, grande cantautrice in evoluzione. 


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Banana Joe – Supervintage (Pioggia Rossa Dischi)

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Suoni incontrollati superstiti di un abbandono ad incasellare attimi di vita a profusione atomica dove la potenza deflagrante di chitarre in sospensione si sposa alla grande con testi affilati quanto basta per dare senso maggiore e probabilmente valore aggiunto alla produzione. Il disco dei Banana Joe arriva come pugno allo stomaco, senza fare male, è un pugno di conflitti interiori che si sposano ad arte con la quotidianità, tra un rock anni’90 è una radice punk che non smette di urlare e gridare la propria appartenenza attraverso sensazioni non sempre delineate, ma sicuramente convincenti. I brani si sciolgono come aspirina nell’acqua e sono un toccasana di questi tempi. Da Tara a Omertse passando per Polvere, Queen dei cofani i nostri fanno dell’ironia e del menefreghismo una parte centrale e riuscita di questo Supervintage dal sapore maledettamente attuale e carico di narrazioni che non si chiedono troppo, ma che piuttosto centrano sempre un obiettivo.


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O-JANA’ with Miche Rabbia – Inland images (Folderol)

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Incrociatori sonori sempre più vividi e reali si trovano ad affrontare strutture e sodalizi nuovi che intercorrono e attraversano fiumi di immagini e leggere evocazioni di terre lontane e oscurità da riaccendere. Il disco creato dalla pianista e musicista elettronica Alessandra Bossa, la vocalist Ludovica Manzo e per l’occasione la presenza del percussionista Michele Rabbia si aggrappa sul cornicione della vita attraverso atmosfere incantate capace di incontrare una Bjork meno eclettica e le geometrie elettroniche di Lali Puna per un suono che non dà nulla per scontato, ma anzi immagina, crea, aggroviglia, si distende e ancora riparte. Inland images è un processo personale che trova sfogo in tracce come Proud of the accidents, A love story, Primise, Old Keys, Rubber Wall ad intrecciare passato e futuro, ad intrecciare nuova vita e quel senso di libertà che caratterizza l’intera produzione. 


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