Make like a tree – Mothernight (DG Records/Floppy Dischi/Ente Anomicos/Ricco Label/this and that tapes)

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Suoni d’ambiente che amplificano foreste infinite e contrassegnano la bellezza con un suono commovente, a tratti sulfureo, ma in grado nel contempo di evaporare nell’etere contro ogni forma di bruttura moderna. Il disco del ramingo ucraino Sergey Onichenko è un album registrato in giro per il mondo per un cittadino del nulla in grado di scavare nelle profondità di questa nostra vita immaginandola senza confini e barriere di ogni sorta. Mothernight, terzo disco di Make like a tree infonde atmosfere oniriche ad ogni ascolto. Ricorda Bon Iver, ricorda i Sigur Ros, ricorda i The Cinematic Orchestra e il Damien Rice più intimo passando per le sofferenze introspettive di un James Blake della prima ora. Mothernight racchiude al proprio interno un segreto da custodire nel tempo, canzoni che escono dalle impostazioni comuni a regalarci attimi di riflessione e di meraviglia infinita. Mothernight è un piccolo miracolo di questi tempi.  


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Noveis – Il mondo non è un posto silenzioso (Autoproduzione)

NOVEIS – nuovo album “Il MONDO NON E’ UN POSTO SILENZIOSO”

Chitarre in tiro e voce sognante per il nuovo dei Noveis a contemplare spazi di cielo elettrici e via via sempre più definiti. Di matrice britannica il rock della band qui costruito è un assaggio di qualità sperata e un desiderio intrinseco di consegnare all’ascoltatore una prova in grado di attraversare momenti importanti scaraventandoli al suolo con dolcezza ed eleganza e nel contempo donando significato a nove pezzi che incrociano cantautorato, blues, elettronica e pop fatto per colpire e affondare. Dagli Oasis, fino ai Muse passando per i Coldplay i nostri infilano in questo album, canzone su canzone, un passione intrinseca che supera e raggiunge con coraggio ambizioni e sogni sperati. Da E’ solo un sogno fino a La mia vita passando per pezzi come Manifesto o Il mondo che vuoi i nostri lasciano una prova che sa dosare forza e controllo per un disco che si affaccia inesorabile su questa vita. 


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Jena Lu – Le dita nelle costole (I dischi del minollo)

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Cantautore senza mezze misure che supera qualsivoglia forma di ingabbiamento culturale per creare all’interno del proprio spazio vitale una musica capace di disegnare paesaggi via via sempre più importanti. Il cantautore Jena Lu confeziona un dischetto che porta con sé la bellezza di un suono introspettivo capace di tramutarsi nell’immediato in qualcosa di più sospinto e ammaliante per un lavoro d’insieme che riesce a scavare nelle profondità e riesce ad inglobare speranze e sogni nel futuro. Cresciuto a pane e Nirvana, la dimensione acustica raggiunge l’apice in questo album attraverso un flusso di coscienza che ingloba la velocità dell’aria, la forza delle correnti contrastanti. Pezzi come l’apertura affidata a Barad-dur, L’esodo, La sera, la cover di Edda: Spaziale e la finale La stanza non passano di certo inosservati e sanno trasportare l’ascoltatore all’interno di un mondo dipinto ad arte per l’occasione. Le dita nelle costole è un affondo  a questa quotidianità, è ricerca, ma anche bisogno di fare bene le cose che sembrano in realtà le più semplici e le migliori. 


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-FUMETTI- Marc-Antoine Mathieu – Otto L’uomo riscritto (Coconino Press)

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Titolo: Otto l’uomo riscritto

Autori: Marc-Antoine Mathieu

Casa Editrice: Coconino Press/Fandango

Caratteristiche: 88 pp, b/n, 30 x 20 cm

Prezzo: 20,00 €

ISBN:  9788876184000

Opera concettuale mastodontica che supera i confini spazio temporali proiettando la ricerca dell’autore all’interno di un mondo futuro, a tratti distopico, pronto a rivelare realtà che sfidano qualsivoglia forma di immaginazione. Ricerca interiore dell’animo umano quindi, scindibile in più pezzi, in più parti. Ricerca fatta materia capace di interrogarsi in modo introspettivo e riuscendo nell’impresa di trasformare la singolarità in identità plurale da riconoscere nello specchio della vita.

Otto, dopo la morte dei genitori, eredita un enorme baule in cui sono custoditi nastri, immagini, registrazioni che parlano dei suoi primi sette anni di vita. Lui artista di fama internazionale si chiuderà allora in casa alla ricerca di un legame, di un significato profondo con il proprio essere: un’esigenza che diventerà senso di vita per lo stesso protagonista. Una ricerca oltre la coltre di nebbia e polvere che ricopre il passato in un ricordo materico che via via verrà svelato divenendo, nell’inconscio, essenzialità necessaria per comprendere un loop infinito con la propria sostanza interiore tra intrecci di matematica, psicologia, arte e filosofia.

Arriva in Italia, per Coconino Press, Otto L’uomo riscritto di Marc-Antoine Mathieu autore già conosciuto ai più per la capacità impressionante di entrare nella fisica dell’animo umano grazie a un’intelligibilità di racconti di non facile interpretazione, ma che convincono per significato soggettivo che ogni lettore può ricercare nelle pagine raccontate dal fumettista francese. Le tavole in bianco e nero tratteggiano geometrie delimitanti e una rigorosità che si evince fin da subito nei toni e nelle ombre raccontate. Il tutto a disegnare un concentrico spazio vitale che trova via via interesse nell’apertura a una storia che scava nelle radici dello stesso protagonista, a riscrivere il presente, a cancellare il tempo per come lo conosciamo.

Einstein incontra Nolan, Lynch il matematico tedesco Mobius per un viaggio di coscienza che sfrutta continui sistemi intrappolati nella storia a ricreare una bellezza architettonica rigorosa e spaziale. Marc-Antoine Mathieu ci regala, ancora una volta, un fumetto che spinge in alto l’asticella della qualità. Un storia pensata, scritta e disegnata non per puro esercizio di stile, ma piuttosto per inquadrare selettivamente una lunghezza d’onda focale che ci fa percepire simultaneamente il particolare e l’intero. Una narrazione che ha il profumo, a tratti del tecnicismo, ma che con gran classe e unicità sa tramutarsi in poesia.

Per info e per acquistare il fumetto:

https://www.fandangoeditore.it/shop/marchi-editoriali/otto-luomo-riscritto/

 

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Gabriele Lopez – Linee (Fattore C / Luovo)

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Musica dal sottosuolo che entra dentro pian piano e stringe fino a conglobare pezzi di cielo in situazioni che ambiscono a creare una sorta di atmosfere continua, una sorta di bisogno primario di concedere spazi per interagire con l’ascoltatore e assomigliare sempre più alla quotidianità che viviamo. Il disco del polistrumentista Gabriele Lopez si affaccia al cantautorato folk di stampo americano senza disdegnare la terra d’Albione e compensando elementi e legami con un suono prettamente italiano capace di ricreare unioni e continua ricerca. Linee è prima di tutto un album davvero ispirato. La particolarità della voce del nostro si sposa egregiamente con arrangiamenti curati e in continuo divenire in grado di dare un senso a pezzi come l’apertura Allo specchio, Il meglio di me, Sogno lucido, Come vuoi tu in un’attenta ripresa di certi elementi comuni per poi riciclarli ad arte e reinventando un nuovo corso. Linee è un po’ come la nostra vita. Racchiude il sapore delle cose migliori e un’idea continua di cambiamento impressa nella mente. 


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Cara Calma – Souvenir (Phonarchia Dischi/Cloudhead Records)

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Potenza intrisa di controllo cantautorale si affaccia ancora una volta nel panorama del rock nostrano con sferzate di energia ad intessere trame che riempiono di musica e di colori reali una proposta sempre fresca e attuale. Tornano i Cara Calma con un disco dal forte impatto scenico che non trascura i dettagli, ma piuttosto sa ingaggiare proprio con questi un tête-à-tête fatto di particolari e sulfureo bisogno di comunicare un proprio stato d’animo, una propria personale impressione. Souvenir è un ricordo impresso nelle istantanee del tempo, un ricordo che abbraccia un intero universo e sa cullare trasportandoti nel mare in tempesta di un andante mosso su cui sperare. Da singolo Rodica fino a Tu sei la guerra, passando per pezzi come Com’era per noi o Otto ore i nostri sanno concedere mantenendo le promesse, sanno incalzare quando necessario. I Cara Calma confezionano un disco davvero imponente nell’esaltazione del quotidiano, nel cercare un posto migliore da poter abitare. 


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-LIVE REPORT- Esterina – Canzoni per esseri umani Tour – 10/03/19 – Cohen Verona

Svuotati e scarnificati del tutto o quasi questa sera al Cohen di Verona ci sono gli Esterina in versione duo acustico a presentare, in parte, il nuovo disco Canzoni per esseri umani. Fabio Angeli alla voce e alla chitarra. Massimiliano Grasso al glockenspiel, pianoforte, fisarmonica e cori per un concerto indispensabile oggi più che mai.

Esterina è il suono della bonifica, è la musica tra le più nascoste, segrete e nel contempo meglio conservate del panorama indipendente italiano. Suoni concentrici riempiono un locale in gran parte attento. Suoni che rimproverano parole e parole che accarezzano gesti si fanno largo tra il chiacchiericcio moderno e patinato. Frasi che sovrastano e abbagliano, racchiudendo all’interno di canzoni, di una bellezza immacolata, un senso necessario che si trasforma in stupore e inarrivabile solitudine. I brani degli Esterina si conficcano nello stomaco, non cercano mezze misure, ma piuttosto in questo post rock acustico concentrano esigenze e rimandi a una vita pienamente vissuta che nel suo lato dolce amaro coglie la radice più profonda ed essenziale di tutte le nostre esistenze.

C’è l’odore della terra, lo senti l’odore che ti penetra tra i quartieri di questa città. C’è il profumo e l’essenzialità degli ultimi di questo tempo. Il profumo di chi suda, di chi con coraggio trova una strada da seguire sempre e comunque, senza arrendersi mai, scavando nella carne vie d’uscita.

Le canzoni nuove come Chiamarsi, Santo amore degli abissi, Cometa, Esterno notte si alternano a brani passati da Dio ti salvi, Puta, Stesse barche, Canzonetta passando per La tua voce, Fero e una travolgente bombarda al fulmicotone fatta da Come vuoi che sia nel finale.

Gli Esterina conquistano. Valeva la pena fare tutta questa strada. Un’occasione unica per vedere una piccola parte di una grande realtà lontana da qualsivoglia forma di marketing mediatico, comunicativo, di facciata. Una band che ha riempito un locale attento, un locale così difficile da trovare di questi tempi. Uno spazio che ha saputo ospitare, di sua iniziativa, un segreto nascosto tra le pagine reali di questa nostra realtà virtuale. Un segreto nascosto capace di raccogliere canzoni che si possono toccare, vedere e accarezzare. Canzoni per esseri umani rappresentate in una forma e in una dimensione intima capace di donare nuova speranza e nuovi ricordi da custodire tra le cose migliori. Bravi davvero. 


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La macchina di Von Neumann- Formalismi (Autoproduzione)

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Post rock emozionale che assale l’ascoltatore con ritmi in crescendo che si fanno via via portatori di sostanza da creare in un suono terreno che a tratti si trasforma in spaziale come la miglior tradizione di genere vuole. Incroci sonori essenziali tra gli italiani Dresda e gli Explosions in the sky a ricostruire uno strumentale che attraversa architetture interiori per concentrare apparati in divenire attraverso una forma canzone cangiante e capace di stupire ad ogni ascolto. Le geometrie ricreate nel primo full legth della band ricreano atmosfere mutevoli e di sicuro effetto, da assaporare quasi sicuramente dal vivo, attraverso il vortice emozionale che questa musica riesce a dare, riesce a comunicare. Formalismi è un disco complesso, ma che nel contempo vuole perdere la nomea di album per pochi. Formalismi è un insieme discostante di ebrezza da assaporare, un inno alla rinascita e alla riscoperta. 


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Ex – Bumaye (Smav Factory)

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Cantautorato indie pop dilatato a riscoprire nell’insieme punti di circostanza e visioni soggettive del mondo intensificate da una presa affacciata alla realtà, alla quotidianità che viviamo. Bumaye è la prova d’esordio degli Ex nati come duo, ora allargato a quattro, che fa della musica indipendente, cantata in italiano, un punto di raccordo essenziale dove introspezioni si allineano dolcemente alla visione d’insieme da comunicare. Bumaye suona a tratti etereo, le parole sono ben scandite e la forma poetica ricreata ricorda gruppi anni ’90 come i La Crus o la creatura Volwo di Pasquale De Fina in un disco introspettivo che parla alla parte più nascosta che ci portiamo dentro. Pop quindi, ma anche rock sporcato dal blues a parlare da vicino degli ultimi, di chi viene inesorabilmente sempre dopo di noi, agli sconfitti del tempo e ai demoni interiori che risiedono nel nostro profondo. Gli Ex danno vita a un insieme di canzoni mosse dal vento dell’Alta velocità, raggiungendo apici con Soffocare, Muta, Endovenosa Iris, Senilità per una prova che nel suo insieme stupisce come spiraglio di luce nella notte più nera. 


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Tijuana horror club – The big swindle (Autoproduzione)

album The Big Swindle - Tijuana Horror Club

Sporchi quanto basta per riempire il bicchiere della vita e concentrare attenzione particolare su elementi circoscritti che fanno dell’insieme un punto unico di non ritorno. Incalzante prova dei Tijuana horror club, per un disco che fa dell’ironia un punto contagioso di denuncia sicura e importante. The big swindle è un album stratificato che racchiude al proprio interno elementi di blues, di swing e di rockabilly da stringere come maglietta sudata sul palco della vita che ci rende immobili di fronte a certe scelte e a certe situazioni, ma che nel contempo ci porta ad essere consapevoli delle nostre certezze, in una lotta continua che sa di rinascita. Un punk blues che mescola gli elementi in tavola per una prova che passa in velocità da Canton mombello swing fino alla sorprendente e necessaria oggi più che mai Tarantella anti-siae per un risultato che sfocia nel miglior Tom Waits aggrappato alla psichedelia accesa dei The Cramps. 


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