Occhi in Apnea – Connessioni sottili (Ribes Records)

Racchiudono il senso del ritrovarsi, come un moto perpetuo che si fa moto ondoso in divenire di gioia, raccontandosi con passione e con esperimenti sonori tralasciano la semplicità iniziale per compiere il salto e concludere un disco carico di racconti e modi di vivere alla stregua e lontano da qualsivoglia ricercatezza leziosa per concretizzare al meglio un’idea, un concetto.

Loro sono gli Occhi in Apnea , nati a Rimini nel 2003, che con il loro Connessioni Sottili hanno fatto della fusione di stili un cavallo di battaglia; si perché la commistione è evidente e frutto di una ricerca che si fa portavoce di un tempo passato tra Sonic Youth e Velvet Underground passando per la canzone d’autore italiana targata ’70 incrociando il prog delle Orme che si schianta inesorabile nel 2015 tra un noise-folk e una post wave di matrice americana che si distanzia dal già sentito per essere conglobata in una raffinata malinconia di fondo che porta l’ascoltatore a seguire parola per parola le piccole storie di tutti i giorni.

Una voce che ci accompagna, quella di Rachele a fare da punta ad un iceberg inimmaginabile e ricco di disincanto che si associa prepotentemente all’altra voce quella di Cristian, al polistrumentista Alessandro Paolini  e alle elettriche di Alessandro Rinaldini.

Canzoni che parlano di noi stessi, di ciò che dobbiamo fare: …spezza la catena, buttala in mare esordisce Questa notte fredda e poi via via ad alternare un cantato italiano soppesato a quello inglese in una formula eccentrica, ma bilanciata.

I pezzi si fanno vivo appoggio con The Missing Picture e Beloved e sperano in Un’altra vita e Forme di sollievo finendo con la disillusione di L’ombra non si vede.

Un disco personale, intimo e quasi caratteristico, per un tempo che non c’è più, per un tempo che deve raccogliersi attorno a Noi e creare forme e geometrie esistenziali nuove e concrete, una ricerca tra connessioni sottili e amore destinato a non finire.

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