Nothence – Public static void (Autoproduzione)

Raggelante bellezza si inerpica in questo album anomalo che mescola il grunge con melodie più vissute e combattute facendo virare il tutto ad una situazione di perdizione totale e di caos sonoro che si fa immedesimazione completa con l’ascoltatore in pezzi apripista leggiadri e xilofonati, passando per quadri distorti che ricordano Alice in Chains fra tutti e poderose cavalcate sonore che pian piano si aprono a qualcosa di più possente e cadenzato.

Si gioca con i numeri e si ambisce a farlo tentando di essere in qualche modo quel bambino intrappolato negli anni ’90 che non riesce ad uscire dal suo mondo innocente e dalla sua spensierata giovinezza.

Si tendono i fili dell’elettricità in queste 11 canzoni, dal sapore dolceamaro, legate al filone di quella camicia a scacchi che ha fatto la storia di chi ha vissuto in quel periodo.

I Nothence per l’appunto incarnano bene quello  stato e quel vissuto, tanto che si fa vivo, tralasciando la strumentale d’apertura, partendo da Chasms e finendo con Fugue in un rapido e odoroso splendore.

Un disco perdifiato che ti entra come Delorean per farti riscoprire un qualcosa, che con le lacrime agli occhi, non deve essere dimenticato.

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