Molotoy – The Low Cost Experience (Modern Life)

E tutte queste dissonanze trasportate dal vento dove si insinueranno?

Forse nei meandri più bui dell’inconscio o in cornici di sogni perfetti quasi da nascondere l’inutilità al desiderio di voler comunicare, di voler aggiungere quel qualcosa in più che non è di questo mondo, o perlomeno del mondo conosciuto, che non fa parte della massificazione di cui siamo abituati, dell’incedere sornione di gruppi cartolina che sfoggiano il potere solo con la coscienza di chi ha poco da dire.

Per i Molotoy non servono parole, ma solo indubbie presentazioni, già Low Cost essi sono Gianluca Catalani batteria, Andrea Minichelli violino, Marco Gatto chitarre, Astroboy rumori e Andrea Buttafuoco basso e tastiere.

Il loro è un genere inclassificabile, diciamo che non hanno genere e nemmeno, a mio riguardo, si meritano una classificazione.

Si muovono tra Mogway, Daft Punk, Air, Eterea PBB , facendo dell’elettronica il nucleo centrale dell’intero album non dimenticando la classicità di violini presenti nella bellissima “Super Attack” d’apertura e in numerose altre tracce.

“We are the volvo” è un singolo assai ballabile che obbligatoriamente ti fa scuotere la testa, anche se le impennate alla Mars Volta non sembrano mancare.

“Holymount in the Rain” è colonna sonora, ballata per anime delicate sotto pioggia di lacrime.

“Kukkiko Ronf “ è traccia di “Bimbo A”, mentre “Laqu” segna la fine del mondo impressionando per la proposta che si fa d’ampio respiro internazionale.

“Werther” è melodia dolorosa che si apre a intrecci di chitarre “hendrixiane”: sottofondo per lettere cancellate dallo scorrere del tempo.

Nel finale “Digital Bohemien” ricorda invece i nuovi Muse, creando però, atmosfere più rarefatte e ipnotiche.

Un disco che si fa strada all’interno dello strumentale, qualcuno lo ricorderà di certo, anche perchè questa “Esperienza a basso costo” ha illuminato, come stella cadente, questo grigio pomeriggio di Gennaio.

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