Lebowski – Cura violenta (Area 51 Records)

Lebowski è un tiro lisergico che lascia spazio ad impressioni suburbane e si concede ritmicamente in una psichedelia di fondo intrisa di significato e concezioni minimali che fanno dell’astrattismo musicale un punto di partenza per creare dal nulla materico un bisogno senz’altro di esprimersi e di dare spazi ad una realtà in dissolvenza. I nuovi testi strutturati, carichi di emozioni discostanti, appaiono lontani anni luce dalle produzioni passate, abbondano di introspezione e la capacità che il gruppo raccoglie è direttamente proporzionale alla qualità delle canzoni proposte: pezzi in grado di attraversare un’ondata salvifica di post-punk da incorniciare. Le destrutturazioni dei suoni come in Animali nella notte, Mi sento Uh! o la finale Journal Noir sono attimi convincenti di un percorso complesso e davvero originale, un percorso che al quarto album viene affidato interamente o quasi a Gianluca Lo Presti che ha saputo condividere idee e creatività, suoni e affiatamento per un risultato corale che ha il sapore delle cose migliori, quelle fatte con pazienza e precisione, senza lasciare nulla al caso e soprattutto senza dare nulla per scontato. Per i Lebowski, Cura Violenta, sarà il disco della maturità.

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