Io non sono Bogte – La discografia è morta e io non vedevo l’ora (LabelPot records)

Daniele Coluzzi assieme a Carlotta Benedetti, Federico Petitto, Dario Masani forma la band romana dei “Io non sono Bogte”.

Si fanno conoscere al pubblico nell’autunno 2011 con il singolo“La musica italiana e altre stragi”, uscito in contemporanea con il libro “Rock in Progress – Promuovere, distribuire, far conoscere la vostra musica” scritto da Daniele, nonché piccolo e prezioso vademecum per band emergenti.

Una prima particolarità di questo inno alla decadenza della musica in Italia si scopre dal formato: una chiave usb a forma di cassetta, un ritorno alle origini con lo sguardo al futuro, un invito quasi a comprare l’album a prescindere dal contenuto.

La musica dei “Io non sono Bogte” è abbastanza uniforme per genere al filone di cantautori cosiddetti degli anni zero “Vasco Brondi, Colapesce, Di Martino ecc…” anche se qui la dialettica si fa vivace e più visionaria.

La band riesce a cogliere le sfumature di una catastrofe con parole semplici, ma sapientemente utilizzate, cori perfetti e segni di cinismo esistenziale che legano ricordi al futuro incerto, lontano, senza vie di fuga.

Sembra di ascoltare un frullato punk rock di sogni adolescenziali post fine mondo.

“Io non sono Bogte” intro tagliente per gli addetti del settore.

Scambio di prosa elettrica in “La musica italiana e altre stragi” cantando “Lavoro precario portami via…”.

“Il mercato delle ostie” pezzo con cavalcate alla CSI e pause di frammenti interiori.

“Papillon” la canzone più incisiva del disco, ci si chiede: che cosa potevo fare ancora di più di quello che ho fatto?

“Cinque e mezzo” apre il disco verso un’altra via, più introspettiva e malinconica.

Simbolo di questa malinconia la si trova in “La cosa più importante è che tu stia male” e in “Margaret nella testa”.

Canzone legata invece al filo del ricordo indelebile è “Ti ho confessato tutto il mio amore” che lascia posto alla sperimentale “Sette anni di prudenza”.

L’album chiude la sua circolarità con “L’aridità sentimentale e altre cose che ti appartengono”.

Annientamento, illusione, malinconia, senso di fallimento e risalita: perchè non sempre è facile racchiudere in mezzora un concetto che può sembrare ormai sfruttato e abusato.

“Io non sono Bogte” invece dalle ceneri dello zero regalano emozioni a lunga conservazione per rinascere, ancora una volta.

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