Hikobusha – Disordini (MotherFuckArt – SeahorseRecordings)

Un vaso sopravvissuto che prende forma, in una commistione indefinita di generi che vanno dal cantautorato passando per il trip rock, electro wave, l’indie rock di matrice anglosassone e le cavalcate in sospensione di gravità toccando fondamentali poeti che hanno fatto la storia della letteratura italiana e mondiale del nostro tempo.

Un disco complesso e vorticoso, che non da tregua e ci trasporta lungo convinzioni snocciolate nei protagonisti di questa prodezza Stefano Maurizio alle chitarre, Davide Gammon alla voce, Paolo Zangara al basso e Jama Ferrario alla tastiera e campionamenti.

Un quartetto che per l’occasione annovera produzioni di spiccata eleganza come Jean Marc Tigani (De Andrè. Ruggero, Soerba) e una volontà di ridare alla new wave un nuovo corso incrociando Interpol a Editors di In this light and on this evening il tutto però cantato in italiano.

Si snocciolano testi che fanno da monito al futuro, si integrano le parti mancanti di un tutto che è pura capacità espressiva al di fuori di ogni confine di genere.

Un gruppo maturo quindi che rinvigorisce le introspezioni del nostro tempo comunicando frasi e pensieri che non possiamo dimenticare.

Laceranti e convinti, taglienti e profondi questi sono gli Hikobusha e questa è la loro anima in mutamento.

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