The heart and the void – Like a dancer (Autoproduzione)

Ci sono artisti che è sempre un piacere recensire perchè creano quella comunione con l’ascoltatore che, a dispetto del genere che possa piacere o meno, fanno dell’alchimia musicale una ragione di vita.

Questo moto perpetuo spesso accade con in cantautori e qui ci troviamo a varcare territori in bilico tra un primo Dylan e il più recente The Tallest Man on heart.

La voce del sardo Enrico Spanu convince perchè riesce a raccontare storie malinconiche e velate quasi inattese con arrangiamenti minimal, ma calibrati, dove l’acustica prende il sopravvento in tutti  e quattro i brani del mini ep.

“For the little while” parte con grancassa sostenuta a dare il tempo alla dolce zuccherata “The morning after”, “Empty house” porta appresso arrangiamenti ricchi di phatos mentre “When winter ends” è una canzone per l’inverno che deve finire.

Un album che  sprigiona vento come foglie di alberi che mutano al cambiare delle stagioni.

4 pezzi per il tempo quindi che ci attende, un svegliarsi improvviso accarezzati dal futuro: questo è The heart and the void.

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