Gambardellas – Ashes (BigWave Records)

Con i Gambardellas, in soli quattro pezzi , si ripercorre la storia dell’hard rock tardo ’70, prima dell’invasione “new wave” e prima di tutto ciò che possono simboleggiare gli anni ’90 con annessi e connessi.

Un suono granitico, preciso e tagliente, registrato con maestria e corposo quanto basta per definire attimi di ispirazioni post bellica, da granata deflagrante e pronta a distruggere le idee che uno si può fare guardando la cover del disco.

Una cover quasi esoterica, che abbraccia il senso di certe copertine di quegli anni, con la capacità di intravedere lo spazio per un attuale innovativo, presentando agli ascoltatori un proprio stile: se non del tutto originale sicuramente in evoluzione.

Solo quattro canzoni che si ascoltano d’un fiato e ti fanno capire quanto di buono ancora c’è in Italia, tanto criticata a volte e persa nei dibattiti sull’importanza di cantare in italiano in un’era, cazzo, dove tutto ciò che ci circonda fa parte di un mondo più grande, internazionale, cosmopolita.

I tre si prendono il lusso di rifare “I got mine” dei “Black Keys”, ancora più dura e in tiro dell’originale.

Un gruppo, ne sono certo, bravo quanto basta da riuscire a trasmettere in pochi attimi un concetto ed un’energia non comuni tra le giovani band.

I Gambardellas sono Mauro Gambardella, Glenda Frassi e Grethel Frassi: pronti un’altra volta a farvi vibrare la terra sotto ai piedi.

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