Frankie Magellano – Adulterio e porcherie (Muki Edizioni)

Ritmi gitani sostenuti, serrati, parole contorte in continui saliscendi emozionali circondati da bravura musicale e tante tante sorprese.

Così si può riassumere il nuovo lavoro di Frankie Magellano, cantautore istrionico che si muove tra le onde della miglior canzone cantautorale italiana, vedi Caposela e ritmi balcanici e dell’Europa dell’Est vedi Gogol Bordello.

Il progetto di Frankie vede la luce in quel di Correggio nel 1995 dalla mente di Matteo Morgotti, postino nella vita di tutti i giorni, ma sapiente cantastorie e teatrante fuori dalla divisa blu e gialla.

La sua è una storia alquanto strana: il primo album omonimo risale al 2002, sperimentale, elettronico, molto distante dai lavori attuali.

Successivamente crea una band, la cui line-up rimarrà invariata fino a oggi, ma nel corso del 2006, in un memorabile concerto si fa portare fuori dal palco su una bara uccidendo il proprio alter-ego.

2 anni silenzio, poi decide di ritornare, girando l’Italia con il suo Piccolo Teatro Mobile Schifoso e di riprendere in mano i progetti lasciati incompiuti anni prima: ecco la nascita di Adulterio e Porcherie.

11 canzoni che parlano di carne fragile, corrotta, sensuale dedita all’adulterio, un viaggio verso mondi che non si possono vedere, ma sapientemente raccontati da Frankie con la sua musica.

Una musica come non mai che viene dal di dentro, dai nostri sogni più nascosti, dalla nostra voglia di scoprire: fallo senza rancore, come un debito da incassare canta in La favola del pasticciere oppure ma dietro l’ombra di luce lunare un insetto sta per uscire in La zanzara ecco allora i temi dell’uscire allo scoperto, di non avere preoccupazioni, di seguire il proprio istinto, perchè Frankie è un cantastorie d’istinto.

E poi il tema dell’essere insoddisfatti della vita Niente giardino del tempo, niente più fiori nel Tramonto della rana pescatrice o la delusione dopo la scoperta in Amore mio fallimentare.

Una voce roca, fumata nel tempo e negli anni, quasi diabolica e tossica, ma allo stesso tempo terrena, moderna oltre il modernismo e onesta oltre l’onestà.

Un bel lavoro, fresco e originale che di certo non fa passare l’appetito.

A proposito: Cameriere?!

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