Drama Emperor – Paternoster in Betrieb (Seahorse)

Musica affilata e origini bucoliche per l’esordio dei Drama Emperor, questo splendore di lucente decadenza in cui a tessere trame per inserti psicadelici ci pensa il trio marchigiano che dopo l’ep di esordio targato 2010, si ripropone al grande pubblico con un disco bello e compiuto e che riserva al proprio interno sorprese a non finire con accostamenti di musica jazz all’industrial più pesante di matrice tedesca tanto in voga negli anni ’80 e che ha dato poi vitalità alla scena indipendente degli anni ’90 e dei giorni nostri.

recensioni_img_2470Le canzoni si concentrano quasi su uno strumentale – cantato poliglotta, dove a fondersi in un unico risultato finale troviamo l’inglese, il tedesco e l’italiano.

Michele Caserta, Cristiano Ballarini e Simone Levantesi costruiscono palazzi in decadenza che brillano di luce propria, grazie al contributo di ospiti come GianMaria Annovi, Stefano Zoppi e il produttore Martin Bisi già al lavoro con Sonic Youth e Swans tanto per citarne alcuni.

Il concetto del disco racchiude un po’ quello trasmutare di un popolo assuefatto al quotidiano; entrando nell’artwork dell’opera si vedono condomini che attendono una tempesta, il cambiamento, il grigio con le macchie di azzurro quasi ad indicare che infine prima o poi siamo destinati a morire e a lasciare al nuovo l’ineluttabile compiersi.

“Other side” è annuncio di tutto questo, attimi di riflessione che si aprono a forme di un battere ultraterreno, “Teknicolor” è lezione di stile, qui ci immergiamo nel profondo del genere fino a riscoprire radici di pura psicadelia e rumore uniti in modo esemplare.

“Sing sing sing” ricalca per certi versi una “messa solenne” dove il cantato “se l’oblio è una forma di libertà, ci sono quasi…” fa da apripista corale a riff strutturati e precisi.

“Aber” ricorda CCCP, mentre “Phrase Loop” sente il bisogno di un recitato estraneo compiuto da un “poeta maledetto”.

“Dead of Technology” è riflessione sulla struttura economica pensata per i pochi e causa di morte diretta e indiretta di intere popolazioni.

“Riversami” è invece elettronica compensata da una forte dose di calibrazioni e mescolanze che incede fino al capolavoro di “Second Floor” pianoforte pozzo – profondo ad aprire, raggiungendo tonalità di acqua pece e rinascite sperate.

Un album affascinante e ricco di insenature che ci porta a scoprire la fine di un impero come non l’avevamo mai sentita; la ricerca del trio attinge di certo a pagine già scritte, ma a mio avviso queste 8 tracce sono fonte di rivisitazioni tecnologiche e personali, vicine ad una “No Wave” di gusto e carattere.

 

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